Siamo all’Infernetto, quartiere di Roma a pochi chilometri dal mare. Citofoniamo ad una grande casa bianca e ci apre la porta Bruna Meduri, che ci aspettava felice di condividere alcuni ricordi del suo esodo. Si, perché Bruna è una dei 350.000 Italiani che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale lasciarono la propria casa e la propria terra d’origine, non accettando di vivere da stranieri in quella che consideravano la propria Patria. Era piccola, aveva solo quattro anni, eppure alcuni ricordi e le sensazioni che provò sono ancora indelebili in fondo al suo cuore.
Bruna raccontaci la tua storia
Io sono Bruna, esule istriana, esule da Pirano e sono nata nel 1943, quindi ho 83 anni.
Nel febbraio del 1947 siamo venuti via dall’Istria con mia mamma e mia sorella minore. Io ero piccolissima e ho dei vaghi ricordi, so soltanto che da Trieste fino a Lecce, dove abbiamo raggiunto la nostra nuova casa, ci abbiamo messo due giorni e una notte, è stato un viaggio lunghissimo.
Non scorderò mai mia nonna che ci salutava sventolando un fazzoletto bianco alla stazione dei treni di Trieste e poi questo viaggio lungo, lungo, che sembrava non finire mai. Alla fine però siamo arrivati.
A Lecce era tutta un’altra vita, abitavamo in mezzo alla campagna. Non è stato facile, abituati alla nostra bellissima cittadina, perché sai, Pirano è una bellissima cittadina. Comunque è a Lecce che è cominciata la nostra seconda vita, ci siamo ricongiunti con nostro padre che era un militare dell’aeronautica assegnato all’aeroporto di Galatina e da li la mia famiglia ha costruito piano piano una nuova storia.
Sei più tornata a Pirano?
Si ci sono tornata diverse volte. La prima volta da ragazzina e ho trovato un ambiente bruttissimo, nessuno parlava più la nostra lingua. Il paese era diverso da come l’avevamo lasciato, persino gli odori, che erano rimasti impressi nei miei ricordi, erano diversi.
Ci tornai ancora qualche anno dopo, quando ora più grandicella: quando gli abitanti del posto ci sentivano che parlavamo italiano ci chiudevano tutte le porte. In quell’occasione passai davanti alla casa in cui ero nata e la nuova proprietaria, vedendoci e intuendo chi fossimo, ci chiuse la finestra in faccia.
Poi sono passati gli anni ed è cambiata anche la storia. Con la caduta del muro di Berlino è cambiato tutto. I signori che prima ci evitavano hanno cominciato ad essere più accoglienti.
L’ultima volta che sono tornata, tre anni fa, la nostra casa era completamente trasformata: era diventata un bed and breakfast con le finestre e le porte dipinte d’azzurro, completamente in contrasto con i colori di Pirano. La cosa brutta è tornare e vedere che la tua casa non è più quella dei tuoi ricordi.
Oggi che è la Giornata del Ricordo, c’è un messaggio che vuoi mandare ai più giovani?
Ai giovani voglio dire di amare la propria Patria come l’hanno amata i miei genitori e i miei zii che hanno lasciato tutto, tutto quanto per sentirsi italiani e hanno provato a ricostruire la loro vita e la loro famiglia senza mai smettere di pensare alla loro città che hanno dovuto lasciare con grande dolore. E pur con questa sofferenza nel cuore, non hanno mai raccontato questa storia, non si sono mai lamentati e non hanno mai preteso niente. Glie lo impediva la loro grande dignità.



























