11 settembre, la lezione che l’Occidente non deve dimenticare

L’11 settembre 2001 quasi 3 mila persone furono uccise nel più grave attacco terroristico della storia degli Stati Uniti d’America. A essere colpita non fu soltanto una Nazione, ma un’idea di civiltà fondata sulla libertà, sulla sacralità della vita e sulla dignità della persona.

Il terrorismo islamista volle colpire l’Occidente per ciò che rappresentava. Venticinque anni dopo dobbiamo chiederci quanto siamo consapevoli del valore della civiltà che quel giorno fu attaccata.

Da allora le nostre società sono profondamente cambiate. Milioni di persone provenienti da culture, storie e tradizioni differenti hanno scelto l’Europa e l’Italia per vivere, lavorare e crescere i propri figli. Moltissime lo hanno fatto rispettando le nostre leggi e contribuendo alla crescita delle nostre comunità, dimostrando che l’integrazione è possibile, ma anche che non avviene spontaneamente e non può essere confusa con la semplice convivenza nello stesso territorio.

Per troppo tempo una parte dell’Europa ha pensato che accogliere significasse arretrare sulla propria identità e che affermare con chiarezza i propri valori fosse quasi una mancanza di rispetto verso quelli altrui. Il risultato, in alcuni contesti, è stato la nascita di società parallele, nelle quali comunità diverse abitano gli stessi luoghi senza condividere fino in fondo una comune appartenenza.

Per questo chiedere integrazione, come giustamente fa il Presidente Giorgia Meloni, significa sapere che cosa possiamo offrire e costruire percorsi concreti, motivo per cui in questi anni di governo abbiamo dato stabilità all’immigrazione legale con i piani triennali dei flussi e rafforzato gli ingressi fuori quota per chi svolge nei Paesi di origine percorsi di formazione linguistica e professionale.

L’integrazione richiede reciprocità: una Nazione che offre diritti e opportunità deve chiedere a chi sceglie di farne parte di rispettarne le leggi, conoscerne la lingua e riconoscersi nei principi della nostra convivenza civile.

Significa condividere conquiste per le quali le passate generazioni hanno combattuto e sono morte: libertà e democrazia, dignità della persona, pari dignità tra uomo e donna, tutela dei bambini, diritto all’istruzione e libertà religiosa. Questi principi non cancellano le proprie radici: sono il terreno comune sul quale costruire una nuova appartenenza. 

Dobbiamo avere la forza di trasmettere questi valori, poiché una civiltà è forte quando sa renderli desiderabili: è così che chi arriva da lontano deve smettere di essere soltanto qualcuno che vive in Italia e scegliere di sentirsi italiano a tutti gli effetti.

A 25 anni dall’11 settembre, il modo più forte per onorare ciò che allora fu attaccato è credere nella capacità della nostra civiltà di generare libertà e appartenenza. Se saremo noi a trasmettere i nostri valori a chi sceglie di vivere insieme a noi, avremo difeso l’Occidente. Se, invece, permetteremo che siano altri valori a cambiare ciò che siamo, avranno vinto coloro che 25 anni fa volevano distruggerci.

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Maria Teresa Bellucci
Maria Teresa Bellucci
Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Deputato di Fratelli d’Italia Psicologa e Psicoterapeuta

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