7 ottobre, i pro-Pal chiamano la piazza. Le richieste: stop al ddl Sicurezza e libertà per Hannoun

Quello di ieri è stato solo un assaggio, perché i filo-palestinesi si sono dati appuntamento per il 10 ottobre in tutte le maggiori città italiane. Il pretesto è quello di combattere la presunta censura del dissenso contro Israele, ma la coincidenza con il terzo anniversario della strage del 7 ottobre, il diluvio Al-Aqsa, con cui centinaia di giovani israeliani furono uccisi dai criminali di Hamas, non aiuta a nascondere un certo elogio diffuso nei confronti dei terroristi palestinesi.

Lo si evince anche quando, in occasione di un anniversario ormai così sentito dal popolo ebraico, chi si schiera apertamente e senza particolari problemi a favore della causa palestinese, non commemora i morti di una strage senza precedenti, ma convoca la piazza non solo al fianco del popolo palestinese, ma anche di chi è vittima di una presunta repressione pure in Italia. “Dopo tre anni di genocidio a Gaza – hanno scritto nei giorni scorsi i Giovani Palestinesi d’Italia – il popolo palestinese continua ad affrontare massacri, assedio, carestia e pulizia etnica, mentre in Cisgiordania si intensificano i raid militari e le violenze dei coloni. Nonostante il calo dell’attenzione mediatica e le false pacificazioni, i crimini e l’oppressione non si sono fermati. Il nostro dovere – continuano – è riportare la centralità della lotta palestinese al centro del movimento politico e popolare in Italia. La causa palestinese non può essere liquidata come mera emergenza umanitaria, è una lotta politica per la liberazione”.

Ma se credete che sia un semplice appello pacifista, bisogna continuare con il comunicato. Perché dopo aver ricordato i popoli che “resistono all’imperialismo e alle aggressioni sioniste” e dopo aver espresso solidarietà “a chi, anche in Italia, subisce la repressione per essersi mobilitato al fianco del popolo palestinese e contro il genocidio”, i Giovani Palestinesi fanno una serie di rivendicazioni in vista del 10 ottobre. Si chiede, ad esempio, il “ritiro immediato” del DDL Antisemitismo. Un testo che introduce una definizione operativa del fenomeno basata sulla definizione IHRA e prevede azioni di prevenzione e contrasto contro le sue manifestazioni. Per questo, è stato tacciato di essere censura al dissenso, ma è lo stesso provvedimento a non voler introdurre divieto generale di critica politica o di dissenso: il testo stabilisce espressamente che restano ferme la libertà di critica politica, di espressione del pensiero, di riunione e di associazione, proprio nel rispetto dei principi costituzionali. Altra rivendicazione è l’abolizione dei decreti Sicurezza del Governo Meloni, che altro non fanno che proteggere i cittadini dalle proteste insensatamente violente di certe frange. Dunque, l’appello è per il popolo palestinese o contro il governo italiano? E ancora: la protesta è per un popolo oppresso o per rivendicare maggiore spazio e impunità per chi rompe vetrine e danneggia automobili per strada?

Non finisce qui, però. Perché basta scendere un po’ più giù nel comunicato e si nota una richiesta di “libertà per i prigionieri politici in Italia”. Tra i nomi, spicca quello di Mohammed Hannoun. Non ha bisogno di presentazioni: 64 anni, architetto di origine palestinese residente a Genova, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, arrestato nel dicembre 2025 perché sarebbe stato al vertice della cellula italiana di Hamas e avrebbe utilizzato associazioni formalmente impegnate in attività umanitarie per raccogliere e trasferire fondi all’organizzazione terroristica: si parla di circa 7,28 milioni di euro. Prima di allora, Hannoun era stato scelto come uno dei simboli della resistenza palestinese, tanto da essere invitato più volte a convegni in Parlamento organizzati dai partiti di sinistra.

Se queste sono le ragioni delle proteste italiane, se queste sono le rivendicazioni, se questi sono i soggetti che i Giovani Palestinesi hanno deciso di difendere, bisogna rivedere un po’ le loro priorità. Perché un conto è la legittima difesa del popolo palestinese, ma altra cosa è la giustificazione di violenze e di chi è stato accostato a dei terroristi.

Resta aggiornato

Invalid email address
Promettiamo di non inviarvi spam. È possibile annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Articoli correlati