A Cernobbio campo largo diviso e bocciato: gli imprenditori scelgono il Governo Meloni

Il campo largo prova a presentarsi da tempo come un’alternativa unitaria al Governo Meloni. Ma sono sotto gli occhi di tutti le mille divisioni che percorrono il centrosinistra, fatto di contraddizioni e continue e reciproche smentite. Proprio da Cernobbio, davanti a imprenditori, manager, industriali, proprio dove la sinistra avrebbe dovuto mostrarsi unita per offrire la propria idea di Paese, la propria strategia economica. Proprio lì, in uno dei più importanti forum dell’economia, della finanza e dell’impresa italiana, però, arriva la fotografia di un’opposizione ancora piena di differenze.

A iniziare è stata Elly Schlein: “Dobbiamo rimettere in moto questo Paese a partire da una strategia per la crescita che per noi ha tre nodi fondamentali: il primo, accelerare sulla decarbonizzazione per abbattere il costo dell’energia. La seconda grande misura è rilanciare gli investimenti. Terzo e ultimo, migliorare la qualità del lavoro”. Poi il passaggio sulla difesa: “Penso anche io che la strada della corsa al riarmo dei singoli 27 Stati, con i loro eserciti scoordinati non aumenti l’efficienza della spesa militare e non aumenti la deterrenza. Avere il coraggio di fare un grande salto in avanti nell’integrazione vuol dire anche sviluppare una vera difesa comune, verso un esercito comune”. Ma è proprio su questo tema che arriva la bacchettata di Giuseppe Conte: “Ci troviamo tutti sul fatto che l’Europa non si avvantaggia con l’escalation militare che sta drenando moltissime risorse. L’Europa non si avvantaggia di nulla nel proseguire un’escalation militare che sta portando solo a una politica di riarmo che sta drenando risorse”.

Ha parlato di unità del centrosinistra, poi, Matteo Renzi, l’uomo che con pochi voti in Parlamento fece cadere il Governo Conte II. “Meloni è al governo” perché “l’altra volta ci siamo divisi”, secondo l’ex sindaco di Firenze. Che poi fa una proposta agli alleati: “l centrosinistra se si mette d’accordo su dei punti precisi con un contratto alla tedesca non soltanto manda a casa Urso e Salvini, ma può dare all’Europa l’idea di un’Italia protagonista e che non sia un’Italia che semplicemente si limita a galleggiare”. Ci ha pensato Bonelli, però a spegnerlo: “Contratto alla tedesca? Preferisco un patto per l’Italia”. E ancora: “Bisogna costruire un patto programmatico su 5 punti fondamentali per il Paese”. Insomma, quattro leader (a cui va aggiunto anche Fratoianni) che vogliono coalizzarsi ma non sanno ancora come farlo. E il perché è presto detto: perché, semplicemente, sono diversi.

E così, come il campo largo diviso non riesce a convincere gli elettori, figuriamoci se avesse potuto farlo con una platea di imprenditori e di investitori che altro non vogliono che politiche fiscali coerenti e stabilità per gli investimenti. Non è un caso se gli imprenditori presenti al Forum hanno infatti consegnato un giudizio molto diverso dalla rappresentazione di un’Italia in crisi permanente, raccontata dalla sinistra: il 72% degli intervistati prevede una crescita del fatturato della propria azienda nel 2026, il 60% ritiene inoltre di poter ottenere performance migliori rispetto ai concorrenti. Sono numeri che raccontano un tessuto produttivo ancora capace di guardare al futuro, nonostante guerre, tensioni internazionali e difficoltà sui mercati. C’è infine un dato politico ancora più significativo: il 68,3% della platea ha espresso un giudizio positivo sul Governo Meloni, mentre l’83% ha bocciato l’opposizione.

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