Addio al Comandante Alfa, il fondatore del GIS che ha servito lo Stato nell’ombra

Con la morte del Comandante Alfa si chiude un capitolo importante della storia delle forze speciali italiane. Aveva 75 anni ed è stato uno dei fondatori del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) dell’Arma dei Carabinieri, reparto d’élite nato per affrontare il terrorismo, le liberazioni di ostaggi e le operazioni a più alto rischio. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa attraverso i suoi canali ufficiali con un messaggio che lo ha ricordato come «un uomo speciale», capace di lasciare un segno profondo in quanti lo hanno conosciuto grazie ai valori di lealtà, disciplina e dedizione trasmessi nel corso della sua vita.

Per decenni la sua vera identità è rimasta segreta. Per tutti era semplicemente il “Comandante Alfa”, nome di battaglia ricevuto durante l’addestramento e accompagnato dall’inseparabile passamontagna nero, il celebre mefisto che divenne il simbolo di una carriera vissuta nel più assoluto riserbo. Solo dopo la sua morte è stato reso noto il suo nome: Antonino Marzullo, luogotenente dei Carabinieri, nato a Castelvetrano il 28 febbraio 1951.

Entrato nell’Arma appena diciassettenne, nel 1971 fu assegnato al 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”. Nel maggio del 1977 venne scelto, insieme a un ristretto gruppo di militari, dall’allora comandante Romano Marchisio per dare vita a un nuovo reparto destinato a diventare uno dei più prestigiosi al mondo. Il progetto portò alla nascita del GIS, ufficialmente istituito il 6 febbraio 1978 e specializzato nel contrasto al terrorismo, nelle operazioni speciali e negli interventi per la liberazione di ostaggi.

Nel corso di oltre quarant’anni di servizio prese parte ad alcune delle operazioni più delicate della storia italiana. Il primo impiego operativo del GIS risale al 29 dicembre 1980, durante la rivolta nel supercarcere di Trani, un intervento che segnò l’inizio della storia del reparto. Successivamente partecipò a numerose missioni sia in Italia sia all’estero, operando in teatri come Afghanistan, Iraq e Bosnia. Tra gli incarichi più noti figurano la liberazione di Patrizia Tacchella, la cattura dei sequestratori responsabili del rapimento di Cesare Casella e il servizio di protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo.

Considerato il carabiniere più decorato d’Italia, nel corso della carriera ricevette numerose onorificenze, tra cui la Croce d’Oro al Merito dell’Arma dei Carabinieri, la Medaglia Mauriziana e il titolo di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, oltre a diversi riconoscimenti per le missioni svolte in ambito internazionale.

Terminato il servizio attivo nel febbraio 2016 con il grado di luogotenente, continuò a mettere la propria esperienza al servizio dell’Arma e delle nuove generazioni, ricoprendo il ruolo di istruttore prima all’interno del GIS e successivamente presso l’UCIS, l’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale. Parallelamente intraprese un’intensa attività divulgativa, raccontando la propria esperienza attraverso libri come Cuore di rondine, Io vivo nell’ombra e Missioni segreteAnche durante le presentazioni pubbliche continuò a indossare il caratteristico mefisto nero, mantenendo fede alla promessa di proteggere la propria identità. Fondò inoltre l’Accademia Comandante Alfa, con l’obiettivo di trasmettere ai giovani i valori della legalità, del sacrificio e del servizio allo Stato.

Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dopo la sua scomparsa. Il sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini, ha ricordato il forte legame mai interrotto con la città natale, sottolineando il suo costante impegno nella promozione della legalità e nelle iniziative di solidarietà a favore della comunità. L’imprenditore Domenico De Lorenzo, vittima di mafia e suo amico, lo ha definito uno degli uomini che hanno scritto la storia del GIS, ricordandone non solo il coraggio operativo ma anche le qualità umane e il profondo senso delle istituzioniCon la scomparsa del Comandante Alfa, l’Italia perde uno dei protagonisti più rappresentativi della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata: un uomo che ha scelto di vivere lontano dai riflettori, facendo della riservatezza una regola di vita e lasciando in eredità un esempio di coraggio, disciplina e assoluta fedeltà allo Stato.

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Manuela Cunsolo
Manuela Cunsolo
Laurea magistrale in Giurisprudenza, vive a Catania dove attualmente svolge la Pratica forense presso uno studio penale. Alle scuole superiori ha iniziato a fare volontariato in uno dei quartieri disagiati della sua città dando lezioni di doposcuola ai bimbi. Sempre il suo amore per i bambini l'ha spinta a diventare volontaria Abio presso i reparti di pediatria generale, oncologica e broncopneumologia del Policlinico di Catania per circa 10 anni. Il suo sogno è di diventare un avvocato penalista e una mamma.

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