Ancora una volta, l’UNICEF nel mirino

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Il suo nome significa United Nations International Children’s Emergency Fund, e dal 1953 United Nations Children’s Fund, cioè Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, ed è un’agenzia dell’ONU fondata l’11 dicembre 1946, allora per aiutare i bambini vittime della seconda guerra mondiale, e in seguito rimasta in campo per l’assistenza umanitaria dei bambini e delle loro madri in tutto il mondo, principalmente nei paesi in via di sviluppo. In sostanza, l’Unicef è una potente ONG che viene finanziata da contributi volontari di tutti i tipi, anche governativi.

Conosciutissima, l’Unicef agisce praticamente in tutto il mondo, e dovrebbe essere una sorta di “fulgida stella” nel settore degli aiuti ai bambini disagiati e in pericolo. In realtà, nel corso dei decenni, l’Unicef è stata spesso sotto la lente d’ingrandimento di media e magistratura per alcuni scandali o presunti tali, che l’hanno afflitta. Senza voler risalire troppo indietro nel tempo, come ad esempio al 1987 quando uno scandalo terribile travolse il comitato belga dell’Unicef, e portò in galera il direttore dell’ ufficio, l’ ex-giornalista Jos Verbeeck accusato dalla magistratura di complicità attiva nella squallida vicenda della rete di pedofili organizzata attorno al Cries, il Centro di ricerca e di informazione sull’ infanzia e la sessualità, possiamo soffermarci anche solo nell’ultimo decennio e constatare che purtroppo l’Unicef ha spesso fatto parlare di sé per questioni che con la solidarietà e gli aiuti ai bambini hanno poco a che vedere.

Ma che cosa i detrattori imputano a questa ONG? Prima di tutto, si accusa l’Unicef di essere un’organizzazione elefantiaca, lentissima anche nella realizzazione dei vari progetti ma, soprattutto, di essere di per sé un’organizzazione costosissima dove, sostengono alcuni, il 75% del budget finisce in stipendi, uffici, strutture amministrative e organizzazione di eventi; dunque solo il 25% verrebbe usato per aiutare le popolazioni bisognose. Naturalmente, l’Unicef nega che sia così, ma c’è chi continua a farle i conti in tasca, snocciolando cifre. E’ il caso di Piergiorio Da Rold, direttore progetti di Insieme si può, un’altra Ong che, incredibile ma vero, con Unicef ci collabora. Da Rold in un video su Youtub, spiega come secondo lui vengano spesi i soldi donati all’ Unicef e come il rapporto tra il denaro raccolto e quello che arriva davvero al progetto, sia assolutamente scandaloso. E fa un esempio: “Ammettiamo”, esordisce Da Rold, “che un’anima buona decida di donare all’Unicef Italia 100€ per un progetto in Uganda. Come si evince dal bilancio presentato in Internet, a questi 100€ devono essere detratte le spese per pubblicità, organizzazione e gestione che ammontano al 38%. Se ne deduce che al progetto in Uganda dovrebbero andare 62 euro, e invece no”, afferma perentorio Da Rold. E continua: “ No perché questi soldi vengono spostati da Unicef Italia alla sede internazionale di Unicef che a sua volta detrae le sue spese che non è irragionevole determinare intorno al 20%, soprattutto se si considera che i suoi dirigenti sono equiparati ad ambasciatori sia come stipendio, che come rimborsi spese per viaggi ecc.” A questo punto il 58% della donazione si è già persa per strada e non è nemmeno finita qui. Riprende Da Rold: “Infatti, la sede internazionale di Unicef invia il denaro a Unicef Uganda che, a sua volta e nemmeno a dirlo, sottrae le sue spese prima di dare in subappalto ad associazioni come appunto Insieme si può, che si occupa materialmente di acquistare il cibo e di distribuirlo tra i bambini malnutriti.” Ovviamente, qualche spesuccia ce l’ha pure Insieme si può, quantificate dallo stesso Da Rold in circa il 14%. Fate voi se tutto ciò non appare come un’assurdità, soprattutto se ad illustrarla è un addetto ai lavori, che nella situazione ci sta dentro e non la osserva semplicemente da fuori, dove magari tanti dettagli possono sfuggire.

Distogliendo ora lo sguardo dall’organizzazione e dal modo di gestire l’enorme afflusso di denaro che arriva nelle casse di questa agenzia ONU, ci sono da constatare nel corso degli anni denuncie di tutti i tipi a carino dell’Unicef. Come quella del 2010 di Andrea Guenna, che riferendosi alla Repubblica Democratica del Congo (ex Congo Belga), ha scritto: “Ospite dei frati saveriani a Bukavu, ho avuto modo di constatare come l’Unicef, almeno là, sia un totale fallimento. In poche parole costa un sacco di soldi e non fa niente, assolutamente niente. I suoi rappresentanti in loco restano chiusi in casa nel bel quartiere residenziale sulle rive del lago Kivu. Gli stessi frati che mi ospitavano, gli unici che garantiscono un minimo di civiltà in quella zona dell’Africa dove, se andassero via domattina, tornerebbero tutti nella foresta, puntavano il dito contro gli indolenti rappresentanti di Onu e Unicef, tanto pagati quanto inefficienti.” Mica poco.

Da un paio d’anni, qui in Italia, si continua invece a parlare di un presunto scandalo che vedrebbe coinvolta l’Unicef e un paio di parenti dell’ex Premier piddino Matteo Renzi. La Procura di Firenze, infatti, sospetterebbe che nel 2011 soldi dell’Unicef e di Operation Usa invece che su progetti solidali siano stati dirottati da Andrea Conticini, cognato di Renzi, su tre diverse società per rimpinguarne i capitali. La notizia è stata ripresa in questi giorni dal quotidiano di Maurizio Belpietro, La Verità, e poi da parecchi altri giornali. Il caso è riesploso a metà luglio scorso quando si è appunto venuti a conoscenza delle indagini in corso su Alessandro Conticini, 42 anni; il fratello minore Luca, 37; e Andrea, gemello di Luca e marito di Matilde Renzi, sorella dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi. Proprio Andrea è indagato per riciclaggio, visto che avrebbe acquistato le quote di tre società: Eventi 6 della famiglia Renzi, che avrebbe ricevuto 133mila euro, la Quality Press Italia, che avrebbe ricevuto 129mila euro, e la Dot Media di Patrizio Donnini e di sua moglie Lilian Mammoliti, legati ai Renzi, che avrebbero ricevuto modestissimi 4000 euro. Se le accuse siano fondate o meno, è tutto da vedere e lo si saprà soltanto e se verrà istruito un processo, fino ad allora noi siamo per il pregiudizio di innocenza, ma non possiamo non notare come, una volta di più, ci sia il nome dell’Unicef al centro di una storia sgradevole. Anche perché, sempre secondo La Verità, si sta indagando pure su acquisizioni di immobili di pregio fatte da Alessandro Conticini e da sua moglie, e anche lì i magistrati vogliono capire se i denari utilizzati provengano dalle donazioni Unicef.

Con tutto il cuore, speriamo di no.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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