Basilicata, Rosa (FdI): polemiche su estrazioni petrolio dimostrano ignoranza opposizioni

“Per fare politica è necessario conoscere quello di cui si parla. In caso contrario, si finisce per rendersi ridicoli o peggio. Sul petrolio, purtroppo, la classe politica lucana, quella che meglio dovrebbe conoscere le norme in materia petrolifera, pur di fare polemiche, dimostra una povertà di conoscenze imbarazzante. La norma di cui tanto si discute a sproposito, quella sulla possibilità della nomina di un commissario ad acta per il rilascio dell’intesa Stato – Regione sulle concessioni per i permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi, è una norma di efficientamento procedurale. Il procedimento per il conferimento dei titoli minerari e l’autorizzazione alla perforazione di pozzi in terraferma è, come voluto nel 2014 dal Governo Renzi, in capo allo Stato.

Le autorizzazioni, che siano di prospezione, di ricerca o di coltivazione, vengono rilasciate a seguito di un procedimento unico, che ha durata massima di 180 giorni. L’atto conclusivo del procedimento è adottato d’intesa con le Regioni interessate, valle della valutazione di impatto ambientale, positiva. La Regione Basilicata esprime l’Intesa, con atto del Presidente della Giunta, previa informazione al Consiglio regionale e previo coinvolgimento del Consiglio delle Autonomie Locali. Senza voler entrare nel dettaglio e nella speranza che le nostre opposizioni inizino da sé a studiare un po’ le leggi, il procedimento unico per il rilascio delle concessioni è un normale procedimento amministrativo. Cosa ha fatto il Governo? Ha dato tempi certi all’espressione dell’intesa, stabilendo un termine di 45 giorni dalla ricezione dalla documentazione a corredo dell’istanza, perché la Regione possa esprimersi. Se non lo fa, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, assegna alla regione ulteriori 60 giorni per provvedere. Quindi, in parole povere, per rispettare il termine di 180 per la chiusura del procedimento unico, è ovvio che l’intesa debba essere rilasciata in un termine minore.

Termine che corrisponde a 45 giorni più 60 giorni. Entro questo termine, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica promuove un’apposita interlocuzione con la regione interessata al fine di acquisire le ragioni del ritardo e ogni elemento utile affinché la regione medesima si esprima sull’intesa. Il Governo, e questo è un punto fondamentale della modifica legislativa, non tratta la regione come mero soggetto che deve rilasciare un atto ma, nel vero spirito di collaborazione tra i diversi livelli dello Stato, interloquisce con la regione stessa per comprendere le motivazioni del ritardo. Motivazioni che possono essere molteplici: sì ‘inerzia della regione’ ma anche ritardo nell’invio delle integrazioni da parte delle società e anche ritardi imputabili al Ministero competente. Solo dopo che sono trascorsi questi 105 giorni senza che la regione si esprima e solo allora potrebbe essere un commissario ad acta e sempre con il ‘sentito’ della regione interessata. Quindi, quale offesa ai territori e dov’è la violazione dell’autonomia regionale e della volontà dei cittadini? E poi dove è scritto che se dovesse essere nominato un commissario, sarebbe di conseguenza rilasciata l’intesa? Questo automatismo, che le opposizioni sbandierano, non esiste. Studiate le leggi, prima di parlare, è fondamentale!”.

Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Gianni Rosa.

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