Bollo auto abolito: misura storica del Governo dal 2027 (e oltre)

Un altro passo verso una pressione fiscale più leggera. Quella dell’abolizione del bollo auto, una delle tasse più odiose e odiate dagli italiani, è una misura che arriva in un periodo storico complesso, dove il caro carburanti e le crisi internazionali rischiano di ridurre il potere d’acquisto degli italiani. Il Governo, così, ha deciso di interviene sulla tassazione di un bene, come l’auto, indispensabile per milioni di italiani, introducendo per il 2027 l’esenzione dal pagamento per un veicolo. Una misura disposta per il 2027 ma che il Governo manterrà anche per gli anni a seguire, con le prossime leggi di Bilancio. Una misura concreta, duratura e strutturale, insomma. Pensata per alleggerire le spese delle famiglie e mettere più soldi nelle tasche degli italiani.

L’agevolazione riguarda le autovetture a benzina, gasolio o ibride con potenza non superiore a 80 kW. Mentre chi non possiede un’auto con questi requisiti, potrà beneficiare dell’esenzione per un motociclo o un ciclomotore. Una misura dalla platea ampia: secondo le stime, infatti, saranno circa 14,5 milioni i veicoli interessati dall’esenzione, tra autovetture e motocicli. Un intervento che coinvolge dunque milioni di italiani e che conferma la volontà del Governo di intervenire concretamente sul peso della fiscalità, partendo da una delle tasse più contestate. Ma c’è di più: perché il Governo guarda già oltre il 2027, con l’obiettivo dichiarato di arrivare alla successiva abolizione strutturale attraverso la prossima legge di Bilancio.

Proprio su questo si è basato l’intervento della premier, Giorgia Meloni, ieri sera a Dieci Minuti ospite di Nicola Porro: “Volevo aggiungere rispetto a alcune polemiche che leggo, che sono in questo caso – devo dire – anche comprensibili, che [l’abolizione del bollo, ndr] è una misura che non vale solo per il 2027, per come noi la immaginiamo”. Insomma, malgrado nel decreto emanato dal Consiglio dei Ministri l’abolizione è prevista solo per il 2027, si legge anche che la prospettiva è quella di “una successiva abolizione a regime del tributo, cui il Governo intende dare seguito nell’ambito della prossima legge di bilancio”. “Lei mi conosce abbastanza bene – ha detto Meloni a Porro – da sapere che quando dico una cosa tendenzialmente vale, è quello che facciamo. La misura, noi, la consideriamo strutturale. Quindi lungi dall’essere un provvedimento che vale adesso perché nel 2027 ci sono le elezioni, è banalmente una delle tante tasse che questo Governo ha abolito o abbassato”.

Il confronto con la sinistra, a questo punto, è inevitabile. Da una parte infatti c’è un Governo che sceglie di ridurre il peso delle tasse e intervenire concretamente sul costo della vita. Dall’altra, un (fantomatico) campo largo che continua a evocare patrimoniali, nuove imposte e maggiori prelievi. Quasi una deformazione professionale. Un retaggio storico e politico, quello di mettere le mani nelle tasche degli italiani, che porta ancora una volta a individuare nelle tasse la risposta a ogni problema. A scapito di crescita, investimenti, attrattività e risparmi dei cittadini. Due impostazioni profondamente diverse. E che gli italiani, a tempo debito, sapranno certamente riconoscere.

Resta aggiornato

Invalid email address
Promettiamo di non inviarvi spam. È possibile annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Articoli correlati