Campi Flegrei, il gioco di Fico: chiede tutto al Governo Meloni tranne lo stato d’emergenza

Il presidente della Campania dice che nessun ministro gli ha mai parlato della dichiarazione d’emergenza. Ma il Codice della Protezione civile consente proprio al presidente della Regione di chiederla. Intanto il Governo Meloni ha varato nuove misure, stanziato 100 milioni e rafforzato gli interventi sul territorio. Dietro la formula della “legge speciale” resta allora una domanda molto semplice: Roberto Fico vuole lo stato d’emergenza oppure no?

C’è una frase pronunciata da Roberto Fico che merita di essere riletta lentamente. Non per quello che dice, ma per quello che evita accuratamente di dire.

Parlando dei Campi Flegrei, il presidente della Regione Campania ha spiegato: “Nessun ministro della Repubblica italiana ha mai parlato con me di una dichiarazione di stato di emergenza”. Poi ha ricordato che la deliberazione finale spetta al Governo.

Tutto vero. Solo che manca un pezzo. Ed è proprio il pezzo che cambia il senso politico della risposta.

L’articolo 24 del Codice della Protezione civile stabilisce infatti che lo stato d’emergenza nazionale viene deliberato dal Consiglio dei ministri su proposta del presidente del Consiglio. Ma quella proposta può essere formulata anche su richiesta del presidente della Regione interessata. È scritto nero su bianco nella legge dello Stato.

Tradotto dal burocratese: Roberto Fico non può dichiarare da solo lo stato d’emergenza. Ma può chiederlo.

E allora la domanda torna al punto di partenza.

Presidente Fico, perché dovrebbe essere un ministro della Repubblica a suggerirle di chiedere al Governo Meloni uno strumento che la legge consente direttamente a lei, presidente della Regione Campania, di sollecitare?

È qui che comincia il gioco delle responsabilità.

La metà della procedura che conviene raccontare

Naturalmente Fico ha ragione quando ricorda che l’ultima parola spetta al Governo. Nessuno lo contesta. Ma proprio questa precisazione rende ancora più evidente l’operazione comunicativa.

Fico racconta la metà della procedura che porta la responsabilità a Roma e sorvola sulla metà che attribuisce un’iniziativa anche a Palazzo Santa Lucia.

Dice: la delibera è del Governo. Vero. Dice: nessun ministro me ne ha parlato. Vero, almeno secondo quanto afferma lui. Ma manca la domanda decisiva: la Regione Campania lo ha chiesto?

Nella delibera regionale del 3 agosto sulle prime misure dopo il sisma, la Giunta Fico stanzia risorse regionali, organizza l’assistenza e richiama perfino la possibilità di rimborso nell’ambito dello stato di mobilitazione già in atto. In quell’atto, però, non compare una richiesta di stato d’emergenza nazionale ai sensi dell’articolo 24.

E quando l’8 agosto viene interpellato sul punto, Fico non risponde che non la considera necessaria. Non dice che la chiederà. Non dice nemmeno che la procedura sia stata avviata. Risponde che nessun ministro gliene ha parlato, come riportato da ANSA.

È una differenza enorme. Perché una cosa è assumersi la responsabilità politica di una scelta. Un’altra è descrivere la propria mancata iniziativa attraverso ciò che non avrebbero fatto gli altri.

Mentre Fico parla di Roma, il Governo Meloni interviene

C’è poi un particolare che rende questa narrazione ancora più singolare. Mentre il presidente della Campania sposta l’attenzione su ciò che il Governo non gli avrebbe chiesto, il Governo Meloni i provvedimenti per i Campi Flegrei li sta prendendo.

Il 7 agosto 2026 viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge n. 144, entrato in vigore il giorno successivo.

Dentro il decreto varato dal Governo Meloni c’è un fondo da 100 milioni di euro, 30 milioni per il 2026 e 70 per il 2027, destinato alla riparazione e alla riqualificazione sismica delle abitazioni principali danneggiate e dichiarate inagibili dopo gli eventi del 31 luglio e del primo agosto.

Lo stesso provvedimento potenzia l’azione commissariale e finanzia interventi urgenti per Pozzuoli e Bacoli sui servizi pubblici e sulle infrastrutture strategiche.

La sequenza temporale è istruttiva. Il 7 agosto il Governo Meloni mette nero su bianco nuove misure e nuove risorse. L’8 agosto Fico spiega che nessun ministro gli avrebbe parlato dello stato d’emergenza.

E allora di quale inerzia stiamo parlando?

Si può discutere se gli stanziamenti siano sufficienti. Si può chiedere di più. Ma è difficile costruire il racconto di una Roma assente mentre il Governo Meloni sta contemporaneamente approvando un decreto specificamente rivolto alle conseguenze della crisi flegrea.

La “legge speciale” come cambio di campo

Qui arriva il secondo passaggio. Fico sposta il terreno della discussione: la priorità, sostiene, sarebbe una legge speciale per i Campi Flegrei capace di definire in modo stabile la condizione del territorio e di evitare il continuo ricorso ai decreti.

Una disciplina strutturale può essere discussa e costruita. Il bradisismo non nasce oggi e non finirà domani. Ma questa risposta non cancella la domanda sull’oggi.

Perché una legge speciale futura e uno stato d’emergenza presente non sono la stessa cosa. E soprattutto, nel Codice della Protezione civile, non c’è una regola che impedisca alla Regione di perseguire una disciplina strutturale e nel frattempo chiedere l’attivazione degli strumenti emergenziali previsti dalla legislazione vigente.

L’articolo 24 prevede con la dichiarazione d’emergenza l’autorizzazione alle ordinanze di Protezione civile e l’individuazione delle prime risorse del Fondo per le emergenze nazionali per soccorso, assistenza e interventi urgenti.

Quindi la domanda resta intatta: perché Fico contrappone politicamente due strumenti che possono rispondere a due tempi diversi?

La legge speciale per il lungo periodo. Lo stato d’emergenza per ciò che accade adesso. Chiedere la prima non spiega perché non chiedere anche il secondo.

Il paradosso della stessa Regione Campania

C’è persino una contraddizione nel racconto prodotto negli ultimi mesi dalla stessa amministrazione regionale.

Il 4 giugno l’assessora campana alla Protezione civile Fiorella Zabatta, parlando proprio dei Campi Flegrei e dei grandi rischi, sottolineava l’importanza del Dipartimento nazionale, definendolo capace di garantire una “catena di comando unitaria”, e invocava una collaborazione integrata tra livello nazionale e locale.

Non solo. Il Servizio nazionale della Protezione civile è già stato mobilitato a supporto della Regione Campania dal marzo 2025. Quel provvedimento ricorda espressamente che la mobilitazione fu disposta a seguito di una richiesta del presidente della Regione Campania e assegna al Dipartimento nazionale il coordinamento degli interventi a supporto delle autorità regionali.

Palazzo Santa Lucia, quindi, conosce perfettamente la grammatica degli strumenti nazionali di Protezione civile. Sa come si attivano. Sa che la cooperazione con Roma non è un’invasione di campo, ma parte dell’architettura prevista dalla legge.

Ed è proprio per questo che la risposta di Fico appare politicamente ancora più debole.

Una posizione politicamente troppo comoda

A questo punto non abbiamo bisogno di inventare retroscena. Non serve sostenere che Fico tema un commissariamento. Non serve attribuirgli intenzioni che non possiamo dimostrare. Basta osservare la posizione politica che ha costruito.

Da una parte può chiedere al Governo Meloni una legge speciale, maggiori risorse, maggiore intervento e maggiore attenzione. Dall’altra, davanti alla questione dello stato d’emergenza, può rispondere che il Governo non gliene ha mai parlato.

È una posizione straordinariamente comoda.

Perché permette di rivendicare ciò che Roma dovrebbe ancora fare senza spiegare fino in fondo ciò che la Regione può chiedere a Roma di fare. E soprattutto consente di lasciare sospesa la responsabilità della scelta.

Se Fico ritiene che le condizioni per chiedere lo stato d’emergenza non esistano, lo dica. È una posizione politica legittima: se ne assuma la responsabilità davanti ai cittadini di Pozzuoli, Bacoli e dell’intera area flegrea.

Se invece ritiene che quelle condizioni esistano, presenti la richiesta prevista dall’articolo 24 al Governo Meloni.

Ma la terza strada – spiegare che nessun ministro gli avrebbe chiesto di chiedere qualcosa che la legge gli permette di chiedere – assomiglia molto più a uno scaricabarile che a una risposta.

Tre domande, presidente Fico

Alla fine, tutta la vicenda può essere ridotta a tre domande.

La Regione Campania ritiene che oggi esistano le condizioni per chiedere al Governo Meloni lo stato d’emergenza nazionale?

Se sì, perché Roberto Fico non lo ha ancora formalmente richiesto?

Se no, perché invece di dirlo ai cittadini il presidente della Campania risponde parlando di ciò che non gli avrebbero proposto i ministri?

Il Governo Meloni, intanto, ha messo sul tavolo un nuovo decreto, 100 milioni per le abitazioni colpite e ulteriori misure per i comuni dell’area flegrea.

Fico mette sul tavolo una legge speciale ancora da definire nei suoi contenuti operativi e una frase: nessun ministro me ne ha parlato.

Ma amministrare significa anche scegliere. E soprattutto significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza trasformarle nelle omissioni degli altri.

Sui Campi Flegrei il presidente della Campania non deve dirci che cosa non gli ha chiesto Roma. Deve dirci che cosa intende chiedere lui. E firmarlo.

Resta aggiornato

Invalid email address
Promettiamo di non inviarvi spam. È possibile annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Articoli correlati