Cancellare i martiri delle Foibe, l’inquietante proposta del nuovo guru della sinistra

Nel quarto d’ora di celebrità conquistato dallo storico (dell’arte) Tomaso Montanari con la sua dissennata e gravissima proposta di cancellare – in un’inquietante simmetria con l’iconoclastia radicale dei Black lives matter, quella fanatica dei talebani e il para-negazionismo odioso dei nostalgici del comunismo titino – il Giorno del Ricordo dedicato ai martiri delle Foibe, un corollario balza all’attenzione.

Il nuovo guru della sinistra

Per il prossimo rettore dell’Università per Stranieri di Siena, che ha assicurato di voler insegnare ai proprio studenti «in modo militante l’antifascismo» (e su questo sarebbe interessante e doveroso sollecitare un’opinione del ministro Messa), ciò che è avvenuto sul confine orientale fra il ‘43 e il ‘45, ossia le migliaia di italiani trucidati dai partigiani jugoslavi a cui è seguito l’esodo di 350mila istriani e dalmati, è stato frutto di un’operazione in fondo “motivata” dal fatto che si trattava (senza citare fonti accreditate, se non storici militanti riduzionisti e giustificazionisti non riconosciuti da alcun circuito ufficiale) essenzialmente di «fascisti». Questo, come è risaputo e ampiamente documentato, in una stagione in cui la quasi totalità della popolazione italiana si dichiarava vicina al regime.
Che poi, per lo stesso Montanari, fra loro ci fossero pure degli «innocenti» (sic) non muta di fondo la sostanza del suo ragionamento: nella sua lettura manierista ed esaltata della storia, infatti, non hanno peso scelte precise come l’amnistia ai fascisti promossa da Togliatti, la visita di Sandro Pertini al capezzale di Paolo Di Nella, il riconoscimento politico degli “sconfitti” (l’ex Rsi Tremaglia divenuto addirittura ministro della Repubblica) o l’importante operazione di pacificazione storica promossa dall’allora presidente della Camera Luciano Violante. Tutti “cedimenti”, per il prezzemolino giallo-rosso (sì, perché è stato pure mezzo grillino), al «revisionismo di Stato» della fantomatica lobby della destra: complotto in cui, udite udite, sarebbe caduto con tutti i piedi persino Sergio Mattarella, ferreo ammonitore di chi minimizza la tragedia delle Foibe negando o banalizzando «la pulizia etnica» perpetrata nei confronti degli italiani.
Montanari tutto ciò lo scansa con i toni radicali e adolescenziali (del resto è “solo” un classe ‘72) del neoconverso. E, per darsi un minimo di struttura concettuale, si affanna a citare, citare, citare con l’obiettivo di comporre un puzzle.

Il risultato di questo Frankenstein?

Non solo la giustificazione dell’uso della violenza («sono fascisti») ma il sostegno metastorico alla negazione dei diritti costituzionali nei confronti dei “fascisti”: «Sembriamo aver dimenticato che per i fascisti – e solo per i fascisti – non valgono tutte le garanzie costituzionali: per esempio, non valgono la libertà di associazione e di espressione», ha scritto sul Fatto Quotidiano.

Un’operazione di disumanizzazione dell’avversario politico di una pericolosità e di un’irresponsabilità che ha pochi precedenti nella cronaca degli ultimi anni, a maggior ragione perché – come ha sproloquiato lui stesso ospite da Lilly Gruber – sarebbe Fratelli d’Italia «il punto di riferimento del risveglio del fascismo storico in Italia».
Di qui il facile e velenoso sillogismo: se l’antifascismo è l’educazione civile da dare agli studenti, e se l’antifascismo militante giustifica i mezzi, prendere di mira i «fascisti» – ossia il 20% degli italiani che sostengono a cui si aggiungono gli elettori della Lega e così via – è un’operazione in continuità storica del tutto lecita. Si comprende perfettamente la sincera preoccupazione del senatore Giovanbattista Fazzolari davanti a una farneticazione del genere (sostenuto e coccolata dalla sinistra politica – con un il silenzio-assenzo del Pd, e dalla compiacenza del mondo culturale e accademico): «È a tutti gli effetti istigazione a delinquere e a compiere atti illegali e violenti contro la destra in nome dell’antifascismo militante», ha attaccato il responsabile nazionale del programma di FdI. Una miccia da disinnescare nell’interesse pubblico perché «così nascono prima il terrorismo politico e poi i regimi totalitari. Questa è la sinistra».

La vignetta di Pubble, in occasione del Giorno del Ricordo dedicato ai martiri delle Foibe, per dare degno ricordo a una delle pagine più buie della storia.

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