Cara Greta, torna a scuola!

No, Greta, non hanno rubato i sogni a te. I sogni li hanno rubati a noi prima ancora che tu nascessi, quando le tv e i giornali stentavano a parlare di rischi ambientali, quando il web non era la casa delle opinioni e la tastiera non era l’arma con cui combattere i temi caldi del momento. E noi abbiamo combattuto a mani nude e nel silenzio. A te hanno rubato il presente, eleggendoti a paladina di una lotta che non ha bisogno di piagnistei e di teatralità da condividere con un click sui canali di comunicazione. Tu hai bisogno di andare a scuola oggi per imparare a lottare domani con gli strumenti giusti. Tu strumenti non ne hai: lo strumento sei tu. E non sei lo strumento vincente. Sai, Greta, è paradossale assistere all’allineamento mediatico della generazione precedente alla tua che, ad esempio, nel 2003 non è andata a scuola per settimane o mesi per presidiare la Statale Jonica, la ferrovia di Metaponto, la Salerno-Reggio Calabria a Lauria; che ha sfilato nei cortei da Pisticci a Matera a Terzo Cavone e a Scanzano; che ha occupato il Centro Enea di Rotondella pieno zeppo di barre uranio di una centrale nucleare americana; con l’obiettivo di scongiurare la possibilità che la Basilicata fosse indicata come deposito di altre scorie nucleari, e di vincere. Come è stato. Si vince così, non con le trecce, la camicetta, il giubbino anti-pioggia, i capi di Stato, le barche, le grafiche video; no, Greta, così non salverai nulla. Non devi parlare in tv e non devi parlare a persone più grandi di te: devi andare a scuola e parlare ai tuoi coetanei. Anziché metterti a favor di telecamere e parlare ai potenti puoi intraprendere un nuovo modello di lotta generazionale, che non consista nella condivisione dei tuoi video sui social mentre magari si è in macchina per raggiungere un posto raggiungibile a piedi, fumando una sigaretta, e sentirsi così a posto con la coscienza. I tuoi copioni, scritti da chi ti sta rubando l’infanzia, in Italia non fermeranno l’attività delle ciminiere dell’ex stabilimento Ilva, né del Centro Oli di Viggiano, delle raffinerie di Gela, delle miniere del Sulcis tantomeno purificheranno l’aria nella città eternit di Casale Monferrato. Chiedi a chi ti strumentalizza di investire quei soldi nella ricerca, per contribuire ad un nuovo modello di ambientalizzazione, e di regalarti un futuro. La mediaticità muore, tu dovrai abituarti ad un nuovo tenore di vita in astinenza dai riflettori, e i ghiacciai continueranno a sciogliersi. Il funerale a quello di Pizol si è celebrato ieri in Svizzera. Se ne celebreranno altri, e i tuoi video non saranno serviti a preservare le temperature, neppure se condivisi da miliardi di persone.

Francesca Avena
Francesca Avena, classe 1986, nata e cresciuta in Basilicata, rinata e ricresciuta in Puglia. Giornalista, appassionata di politica e di casi -talvolta umani, talaltra di cronaca- irrisolti. Amante, praticante e vittima dell'enogastronomia mediterranea, in eterno desiderio di scoperta delle tradizioni culinarie extra-meridione d'Italia. Tradizionalista, conservatrice e Diopatriafamiglista, con l'ambizione al radicamento e con la tendenza alla ramificazione. Paziente osservatrice della natura degli umani, dell'ambiente e degli ambienti; intrapresa di recente la buona pratica di scambio di energia (negativa convertita in positiva) in posti disabitati dagli umani e fitti di alberi, vegetazione, acqua sorgente. Romantica e ribelle, come padre mare pugliese e madre terra brulla lucana. Lucida e razionale per definizione propria, stakanovista e crumira per definizione altrui. Vita di ufficio stampa politico.

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