Eni, Ip, Q8, ora anche Tamoil. Sono i grandi gruppi di distribuzione di carburanti presenti in Italia con cui il Governo italiano ha raggiunto un accordo, o ha almeno avviato una fase di dialogo, circa l’inserimento di un prezzo massimo al costo di benzina e diesel. L’ultima ad aggiungersi all’elenco – la Tamoil, appunto – è stata annunciata ieri pomeriggio, da fonti di Palazzo Chigi: “Dopo le decisioni assunte da Eni, IP e Q8, sono molto ben avviate le interlocuzioni tra la Presidenza del Consiglio e il Governo libico per favorire l’adesione di Tamoil all’appello sul price cap dei carburanti”.
Prezzi dunque calmierati, per favorire famiglie e imprese in cui momento così complesso, con le compagnie che si faranno carico di eventuali aumenti sulla materia prima. L’obiettivo dichiarato è del resto quello di allargare il più possibile il numero di distributori che si uniranno all’iniziativa: già soltanto con Eni e Ip, si parlava di una copertura di circa il 44% dei distributori presenti sul territorio nazionale. La soglia del 50%, insomma, è a portata di mano, facilmente raggiungibile con la prossima adesione, quasi certa, di altre compagnie, come la Tamoil. Per la quale, del resto, sarà decisivo il ruolo giocato dal Governo Meloni e la posizione assunta come interlocutore affidabile nello scacchiere internazionale, specie nei confronti dei Paesi del Nord Africa. Quando, insomma, si criticavano manovre come il Piano Mattei o gli accordi in fatto di immigrazione, non si teneva propriamente in considerazione il credito che, in questo modo, Roma si stava creando e su cui adesso, in un periodo così difficile, può fare affidamento.
La manovra, del resto, si pone nella posizione giusta. Mentre tutta Europa si affanna a trovare soluzioni innovative contro l’aumento dei prezzi energetici, l’Italia può contare su soluzioni nel breve termine, come tagli alle accise finanziati in sostanza dall’extragettito Iva, il price cap ai carburanti e l’annuncio di sconti in bolletta da parte di Eni, lavorando al contempo a soluzioni a lungo termine, quali il ritorno del nucleare, l’apertura della clausola di salvaguardia nazionale a livello europeo in materia di energia e nuove proposte per la rimodulazione degli Ets. I numeri, per ora, danno ragione al Governo: secondo i dati emanati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il costo medio dei carburanti sulla rete stradale nazionale è sceso a 2,111 euro al litro per la benzina e 2,316 euro per il diesel. E continueranno a scendere man mano che altre compagnie aderiranno al price cap, fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 euro al litro per il diesel.
Secondo Adolfo Urso, titolare del Mimit, l’iniziativa sta del resto già generando conseguenze positive anche al di là dei primi distributori coinvolti: la maggiore concorrenza sui prezzi, infatti, sta favorendo una riduzione del costo alla pompa, in quello che il ministro ha definito un vero e proprio “effetto domino”. Resta infine operativo il meccanismo dell’accisa mobile, attraverso il quale l’eventuale maggior gettito derivante dall’Iva potrà essere restituito ai consumatori.



























