Prima fermare l’aumento alla pompa. Poi concentrare le risorse pubbliche su chi ha realmente bisogno di essere sostenuto.
È la strategia scelta dal governo Meloni contro il caro carburanti. Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, destinando alla misura circa 130 milioni di euro. Una decisione che garantisce continuità all’intervento già adottato nelle settimane precedenti e accompagna il passaggio alla fase successiva: sostegni più mirati sulla base della condizione economica delle famiglie.
La direzione era stata anticipata da palazzo Chigi il 25 agosto ed è stata confermata durante il Consiglio dei ministri del giorno successivo. L’obiettivo è rendere l’intervento «maggiormente concentrato sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato», aumentando così l’efficacia delle risorse impiegate.
Il 5 settembre, dunque, non rappresenta la fine dell’intervento contro il caro carburanti. Segna il passaggio da uno strumento emergenziale e generalizzato a un sostegno più selettivo.
Il meccanismo tecnico sarà definito nei prossimi giorni. Soglie, platea e modalità di erogazione non sono ancora state comunicate. Ma la scelta politica è già stata indicata: continuare a sostenere le famiglie, indirizzando maggiormente le risorse verso quelle sulle quali l’aumento dei carburanti pesa di più.
Uno sconto che vale 8,50 euro a pieno
La proroga interviene mentre i prezzi alla pompa restano elevati.
Secondo i dati dell’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 26 agosto il gasolio self service sulla rete stradale nazionale costa in media 2,137 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 2,017 euro. In autostrada il diesel raggiunge una media di 2,208 euro al litro.
Lo sconto di 17 centesimi significa un risparmio di 8,50 euro su un rifornimento da 50 litri. Una cifra concreta soprattutto per lavoratori, pendolari e famiglie che utilizzano quotidianamente l’automobile.
Il peso dei rincari emerge anche dalle stime di Confesercenti. Secondo l’Ufficio economico dell’associazione, elaborando i dati Mimit a parità di consumi, tra luglio e agosto gli italiani potrebbero aver sostenuto fino a 1,8 miliardi di euro di spesa aggiuntiva rispetto allo stesso periodo del 2025.
È in questo quadro che si inserisce la scelta del governo: intervenire subito sul costo del carburante e, contemporaneamente, preparare uno strumento capace di utilizzare con maggiore precisione le risorse dello Stato.
Dal pronto intervento agli aiuti mirati
Il taglio delle accise ha un vantaggio evidente: produce un effetto immediato sul prezzo e raggiunge chiunque faccia rifornimento.
Nella prima fase dell’emergenza era quindi lo strumento più rapido per alleggerire il costo del diesel. Prolungarlo senza limiti, però, significherebbe impiegare risorse pubbliche allo stesso modo per famiglie con condizioni economiche molto diverse.
La seconda fase scelta dal governo punta invece a concentrare il sostegno dove l’aumento incide maggiormente.
È una linea coerente anche con le indicazioni formulate dalle principali istituzioni economiche internazionali dopo le precedenti crisi energetiche. L’Ocse ha più volte sottolineato come gli interventi generalizzati sui prezzi possano essere utili nella fase più acuta di una crisi, mentre i sostegni mirati consentono di proteggere maggiormente le famiglie vulnerabili limitando allo stesso tempo il costo per i conti pubblici.
La logica è semplice: usare ogni euro disponibile dove può produrre l’effetto maggiore.
Il governo Meloni ha scelto così una risposta articolata in due tempi. Prima 17 centesimi in meno sul diesel per contenere immediatamente il rincaro. Poi aiuti concentrati sulle famiglie che hanno più bisogno dello Stato.



























