Un’altra, importante tegola si abbatte su Sigfrido Ranucci: il conduttore di Report è stato iscritto nel registro degli indagati per diffamazione aggravata per il servizio di Report in cui un deputato di Fratelli d’Italia, Gimmi Cangiano, veniva associato all’ormai noto attentato ai suoi danni. Colpa di una lettera anonima e della provenienza del deputato dal casertano. Ora arriva un nuovo sviluppo: Ranucci entra ufficialmente nel registro degli indagati. Anche perché, nel frattempo, c’era stata una grande novità: per quell’ordigno è stato accusato non Cangiano, ma Valter Lavitola, amico di Ranucci, che ha anche ammesso le sue responsabilità.
Si continuerà a indagare in merito: Ranucci ha dichiarato di essere estraneo ai fatti, ma se gli inquirenti dovessero provare un presunto grado di complicità, o quantomeno di tacito assenso, o anche solo di conoscenza dei fatti da parte di Ranucci circa l’ordigno esploso fuori casa sua, senz’altro la sua posizione si aggraverebbe. Come si spiegherebbe un servizio di ricostruzione su un attentato seguendo una pista che il conduttore sapeva fosse sbagliata? Siamo ancora nel campo delle ipotesi e, a differenza di certo giornalismo di inchiesta, aspettiamo notizie certe prima di sputare sentenze.
Intanto, però, la frittata è stata fatta e Cangiano risulta uno dei tanti personaggi colpiti dal metodo Report. Quello del “non ho parlato di notizia non verificata, ma ho detto che stiamo verificando una notizia”. Il deputato di Fratelli d’Italia, con un video sui social, aveva commentato le dichiarazioni di Ranucci che, dopo la confessione di Lavitola, si diceva preoccupato per i figli in merito alla gogna mediatica che stava subendo: “È una sensazione che conosco benissimo – ha detto Cangiano – perché qualche mese fa sono tornato a casa e ho dovuto spiegare ai miei figli ragazzini perché in televisione il volto del loro papà compariva accanto a boss della camorra. Io rispetto il dolore di Ranucci, rispetto il dolore dei figli, ma proprio perché quel dolore l’ho vissuto e l’ho visto negli occhi dei miei figli, mi sarebbe piaciuto che almeno una volta Ranucci avesse pensato anche alle tante famiglie delle persone sulle quali ha riversato sospetti, insinuazioni, accuse. Perché dietro un volto mandato in TV, non c’è soltanto il politico, l’imprenditore, ma c’è una persona, ci sono delle famiglie, ci sono appunto i figli. E il dolore dei figli non cambia valore a seconda di chi sia il loro papà”.
Oggi, al Tempo, Cangiano ammette che quel servizio “pesa ancora molto, perché il sospetto è quasi impossibile da cancellare. Una trasmissione in prima serata ha un impatto enorme e, quando devi ristabilire la verità, non hai gli stessi mezzi. Per quattro mesi ho convissuto con lo sguardo di chi aveva visto il programma e poteva credere a un’accusa terribile: l’accostamento alla criminalità e perfino all’attentato a un giornalista”. Questo, insomma, è il metodo Report, che ha affossato di fatto la reputazione di tante persone. Il più delle volte legate al centrodestra. Ma non solo: emblematico il caso dell’ex parlamentare del Pd, Stefano Esposito, che dopo un servizio nei suoi confronti, ha detto di aspettarsi quantomeno una rettifica: “Ho aspettato invano – ha detto in un video rivolgendosi direttamente a Ranucci – che, quando le indagini si sono concluse, quando i processi si sono conclusi con un nulla di fatto, tu facessi un servizio riparatore per dire che avevi sbagliato. Ma non è il metodo di Report, ovviamente, quello di prendere atto di aver sbagliato”.



























