Cernobbio smentisce la sinistra: gli imprenditori credono nell’Italia. La stabilità del Governo rassicura gli investitori

Entusiasmo e ottimismo per il Forum di Cernobbio. Malgrado le tante difficoltà di questi ultimi mesi a livello internazionali, specialmente dopo lo scoppio del conflitto in Iran e la chiusura dei rubinetti a Hormuz, gli imprenditori italiani hanno detto la loro. E, in controtendenza con quello che viene raccontato da una certa opposizione, gli industriali hanno ribadito lo stato di salute dell’economia italiana. Emerge chiaramente se si prendono in analisi le dichiarazioni dei manager: più di sette su dieci prevedono di chiudere il fatturato del 2026 in aumento rispetto allo scorso anno. Un risultato che sorprende solo se si prende per vera la narrazione di una certa sinistra, perché in realtà è da tempo che l’economia italiana continua a dimostrare una resilienza senza precedenti, capace com’è di reggere ai tanti urti derivanti dall’instabilità internazionale. Insomma, in un mondo dall’economia stagnante, l’Italia riesce a far bene, a tenere i conti i ordine, a far crescere il Pil e, a quanto pare, anche i fatturati delle sue imprese. Merito, secondo gran parte degli imprenditori, anche della stabilità del Governo italiano. Una ritrovata solidità che soltanto gli esecutivi di centrodestra sono riusciti a conferire al Paese e alla sua economia.

Se il 72% di imprenditori ha dichiarato di vedere il fatturato della propria società in crescita, vanno considerato poi ulteriori dati: quasi il 60% ritiene di ottenere performance migliori dei concorrenti; per la metà degli intervistati, il fatturato salirà fino al 10%, mentre il 21% prevede crescite superiori. Numeri che dipingono un quadro decisamente diverso da quello raccontato quotidianamente in una certa narrazione che vuole l’Italia costantemente sulla soglia del collasso. Ma sono stati gli stessi imprenditori a smentirla, raccontando un tessuto economico che continua a guardare avanti, nonostante uno scenario globale segnato da guerre, tensioni geopolitiche e incertezze sui mercati. E a questo va aggiunto anche un altro elemento non poco significativo: la fiducia nei confronti del governo e della sua stabilità. La percezione di poter investire, di poter contare su un esecutivo che ha una visione chiara di medio e lungo periodo, specialmente se verrà riconfermato dagli elettori alla prossima tornata elettorale del 2027. Un governo più prevedibile, con una strategia chiara, così da incidere inevitabilmente sulle scelte delle imprese, dagli investimenti alle assunzioni, fino ai programmi di crescita per i prossimi anni.

Ottimismo che deriva non solo dalla stabilità, ma anche dai risultati effettivi dell’esecutivo: la crescita dell’occupazione, la diminuzione della disoccupazione e l’aumento dei contratti a tempo indeterminato non rappresentano. Anche il PIL italiano ha continuato a crescere e l’economia che ha continuato ad avanzare nonostante un contesto internazionale segnato da guerre e conseguenti tensioni commerciali non di poco conto. Lo ha ribadito, d’altronde, proprio Giorgia Meloni dal palco di Bari: “La stabilità è la prima grande riforma che abbiamo consegnato a questa Nazione”. Il cambiamento rispetto al recente passato della storia italiana è chiaro: con governi ballerini e traballanti, gli investitori non sceglievano il nostro Paese, preoccupati da cambi improvvisi e politiche mai di lungo termine. Ora che a Palazzo Chigi c’è un esecutivo sicuro, le cose sono cambiate. E gli imprenditori se ne sono accorti, eccome.

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