Ceuta continua a rappresentare un campanello d’allarme per tutta l’Europa, una falla di un sistema, quello dell’accoglienza indiscriminata, che a dire il vero non ha mai funzionato e che adesso, in Spagna, sta dando il peggio di sé. Roma ha fin da subito percepito la potenziale pericolosità di un tale flusso in arrivo in piena Europa: decine di migliaia di irregolari non identificati che pretendono l’ingresso nel nostro continente. Così, a pochi giorni dalla scadenza della sospensione dell’accordo di Schengen con Madrid, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il governo starebbero valutando una possibile proroga dei controlli.
Una decisione che nasce da una situazione tutt’altro che superata: a Ceuta, infatti, secondo le autorità locali, ci sarebbero ancora tra i 5 e i 10mila migranti, molti dei quali non identificati o non compiutamente identificati. A ciò si aggiungano le segnalazioni delle agenzie di intelligence spagnole, secondo cui tra queste persone potrebbero esserci anche soggetti con una possibile vicinanza al terrorismo islamico. Non certo una novità in casi come questo, quando nei flussi si mischiano e si nascondono i nemici dell’Occidente. Una situazione molto complessa, dunque, che ha ridotto all’esasperazione i cittadini dell’exclave spagnola in territorio africano. Ed è per questo che Roma continua a mantenere alta la guardia. Perché mantenere aperta la libera circolazione senza controlli, potrebbe voler dire permettere a potenziali terroristi di entrare senza troppi problemi in territorio italiano. A Ceuta, comunque, la situazione resta esplosiva: dai racconti dei residenti emerge che centinaia di migranti si nasconderebbero durante il giorno nelle aree montuose che circondano la città, cercando di sottrarsi ai pattugliamenti, per poi scendere nelle zone abitate per procurarsi cibo, commettere furti e tentare di imbarcarsi clandestinamente verso la penisola iberica. I locali parlano di continue risse, degrado, montagne di rifiuti ed escrementi. Una situazione che, soprattutto, palesa in modo netto quanto sia complesso gestire numeri così elevati di migranti lungo le frontiere.
A questo quadro già preoccupante si aggiunge un altro dato, ancora più grave: dall’inizio della recente crisi migratoria a Ceuta sono state registrate 17 aggressioni sessuali. Il più delle volte, si tratta di donne che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità. In una tv locale, un cittadino marocchino di nome Omar avrebbe commentato le violenze ai danni di ragazze minorenni sostenendo che la responsabilità sarebbe dei padri che le avrebbero lasciate andare da sole. Ed ecco che diventa normalità la possibilità di essere violentate se lasciate sole a Ceuta. Questa, dunque, l’immigrazione, non certo qualificata, che certa sinistra vorrebbe regalare all’Europa. Una situazione incompatibile con i principi di una società libera come quella dei Paesi europei. Insomma, tra possibili infiltrazioni terroristiche, condizioni sanitarie disastrose, reati diffusi e stupri all’ordine del giorno (dando la colpa alle ragazzine, è chiaro…) Ceuta è al collasso. Ed è un cattivo, pessimo esempio di come affrontare la crisi migratoria. Il governo di Pedro Sanchez sta offrendo all’Europa un modello clamorosamente fallimentare, mettendo sotto gli occhi di tutti una realtà incontestabile: nessun Paese potrà mai accogliere numeri così elevati di migranti senza andare in malora.



























