Contagio, malattia, morte: la nuova ideologia sanitocratica.

Vi sono almeno tre bugie nel discorso del governo e nel vasto fronte del media unico del greenpass (unico davvero, vi sfuggono pochi giornali e nessuna tv).

La prima, pronunciata da Draghi in persona, è la correlazione tra contagio, malattia e morte, che è il cuore della ideologia del nuovo regime sanitocratico. In realtà, come dovrebbero sapere tutti, solo una parte dei contagiati si ammala e solo una parte di questi muore – il tasso di letalità del Covid essendo più basso di altre pandemie del passato.

La seconda menzogna riguarda i vaccini, presentati come uno schermo totale per evitare di contagiare e di essere contagiati. In realtà, come dovrebbero sapere tutti, i vaccini riducono solo la probabilità del contagio e gli effetti della eventuale malattia. Il che è ovviamente molto importante, per cui ad esempio chi scrive si è vaccinato a marzo e consiglia di farlo. Ma il vaccino non è uno scudo  totale.

La terza panzana riguarda il greenpass, presentato come uno strumento per combattere la pandemia, quando in realtà si tratta di una misura strettamente politica, finalizzata a rafforzare la figura di Draghi da un punto di vista politico. Intento rispettabile e comprensibile dal punto di vista del premier, che però non venga a menarci per il naso.

La strategia propagandistica, come ogni narrazione di ispirazione totalitaria, finisce per contraddirsi da sola. Se infatti l’unico modo per non morire di covid è vaccinarsi, e se il vaccino è una armatura totale, perché il green pass, visto che i vaccinati non dovrebbero avere più paura di nulla, neanche delle tasse ? E perché in molte occasioni, oltre al green pass, sarà richiesto un tampone ? Ma proprio per quello che scrivevamo prima.

Ed ecco quindi il green pass, che non ha alcuna utilità per combattere il covid, ma ha tre obiettivi: obbligare a vaccinarsi, placare le tensioni all’interno del governo, legittimare Draghi come uomo forte.

Non potendo e non volendo intraprendere la strada dell’obbligo vaccinale, per altro non gradito neppure alla sacra Ue, Draghi ha scelto una strada più subdola, tipica del liberalismo progressista: lasciare le forme del liberalismo per minarne a fondo la sostanza. In questo caso, in teoria la “libertà di scelta” viene formalmente mantenuta ma la ristrettezza delle opzioni è tale che la maggior parte delle persone correrà a vaccinarsi. Tutto bene, dirà qualcuno, solo che è difficile che Macron e Draghi (e chi seguirà) possano da domani fornire lezioni di “valori” e men che meno contro i cosiddetti “autocrati” (loro eletti, Draghi no, per altro). Quindi il greenpass è obbligo vaccinale con altro nome

La seconda ragione del subitaneo accodamento a Macron, sta nel momento: la riforma della crea al premier più problemi di quanto pensasse (anche i pannicelli caldi fanno paura ai magistrati) ed ecco che il green pass diventa occasione per dare un colpo a dopo che lo ha assestato ai 5 stelle. Tutti contenti, cornuti e mazziati.

La terza ragione è più di lunga durata. Il green pass deve dimostrare agli italiani che Draghi è davvero l’uomo forte, quello che salva loro la vita (anche se la campagna vaccinale non procede bene, ecco perché l’obbligo mascherato) . Il modello politico liberale progressista, fondato sul rigetto dell’uomo forte, è ormai insostenibile. Tuttavia i liberali devono presentare un modello di uomo forte diverso dagli Orban e dai Putin. Non un uomo forte che difenda valori, visto che i liberali non ne hanno, ma uomo forte che protegga interessi: e quale è il primo interesse se non quello della tutela della nuda vita biologica?

Sorgono però due interrogativi: se il green pass per Macron è finalizzato alla ricandidatura, perché Draghi vuole costruirsi questa immagine, visto che comunque vada non intende sottoporsi (o sottomettersi) a una elezione?

Il secondo interrogativo: cosa dirà l’uomo forte Draghi quando dovrà spiegare a ottobre, di fronte alla risalita dei contagi nonostante l’aumento dei vaccini, che sarà necessario chiudere alcune attività ?

Dicono che serve il green pass per non chiudere, in autunno probabilmente avremo quello e il lockdown assieme. Come del resto sta avvenendo in un grande paese, dove tutto funziona, come Israele. Giocare con le paure è un modo per affermarsi come uomo forte ma può trasformarsi in un’ arma rivolta contro chi la usa

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

2 Commenti

Subscribe
Notificami
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

2 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
Cristina

Professore, lo ha spiegato in modo esatto. Credo che poi ci sarà il greentass. Per la transizione ecologica così magari possono creare anche più confusione e tassazione. Saluti

Alessandro

E’ giusta l’analisi che Lei fa. Ma non capisco cosa c’entri la battuta sulle tasse. La trovo fuori luogo in questo soggetto. F aparte di un’altro soggetto. Alrettanto importante ma diverso.

Seguici e resta aggiornato

20,673FansLike
6,971FollowersFollow

Leggi anche

Tra i più letti

Articoli correlati

2
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x