Coronavirus: la crisi vista dalle donne, madri e lavoratrici.

La non scelta delle madri lavoratrici

Le donne, risultate fondamentali anche in questa ennesima prova, ancora una volta si trovano ad affrontare il peso di uno Stato non in grado di sostenerle. E ancora una volta diventano oggetto di riflessioni sulla (mancata) parità di genere.

Perchè le carenze di un welfare poco tarato sul sostegno alle famiglie e sul supporto alle madri lavoratrici, diventano lacune profonde in un momento di emergenza come questo.

E allora succede che molte di loro non possano tornare a lavoro, perchè nella Fase 2 il governo ha previsto la ripresa di tante categorie ma non la riapertura delle scuole. E nonostante il motivo sia chiaramente la prevenzione dal contagio, non si può non considerare l’asfissiante assenza di una struttura in grado di supportare le famiglie con figli.

“Il lockdown e la fase2, connessi alla mancanza cronica di un welfare adeguato, potrebbe creare un corto circuito e riportarci indietro, negli anni ’50, con il rischio della segregazione femminile: gli uomini a e le donne a casa. Per questo Fratelli d’Italia ha proposto, per gestire la fase 2 ed il dopo, un programma articolato di interventi, a sostegno delle famiglie e delle donne lavoratrici, tra i quali la ripresa dell’attività scolastica (fino a luglio) a classi sdoppiate per scuola primaria e media inferiore, mentre per la fascia 0-6 anni, il potenziamento dei bonus babysitter e l’allungamento dei congedi parentali retribuiti all’80 per cento”, osserva Isabella Rauti, vicepresidente vicario e responsabile del dipartimento “Famiglia e Pari Opportunità” intervenendo nel corso della diretta del Corriere della Sera ‘Extramamme’ sul tema della situazione della leadership femminile nel  momento in cui si dovranno ripensare le regole di una nuova società.

Donne e carriera: presenti in molti settori ma di rado nei ruoli apicali

La questione tuttavia non riguarda solo il rapporto tra donne, e famiglia ma anche quello tra la presenza femminile nei molti settori strategici e d’eccellenza e la loro puntuale assenza dai ruoli apicali. A far discutere, nei giorni scorsi, è stata infatti la totale mancanza di donne tra gli esperti delle diverse Task Force nominate dal governo.

Lo stesso governo che nel febbraio scorso aveva trionfalmente celebrato le ricercatrici dello Spallanzani, le quali isolando il virus avevano compiuto il primo passo fondamentale verso il vaccino.

Una lacuna alla quale il governo ha tentato di rimediare ieri, con quella che più di qualcuno chiamerebbe “una toppa peggiore del buco”, nominando undici esperte da inserire in parte nel Comitato scientifico della Protezione Civile e in parte ad integrare il gruppo di presieduto da Vittorio Colao. Ma fin qui andrebbe quasi bene (seppur trapeli una lieve forzatura).

A far svanire lo sforzo però, sono arrivate le dichiarazioni di Palazzo Chigi, che avrebbe motivato la scelta della nomina delle undici figure femminili con “la necessità di garantire una rappresentanza di genere” escludendo quindi il motivo della vera esigenza.

Ed è esattamente quello a cui non si vorrebbe mai assistere: la presenza forzata di donne. Perchè il principio non è quello dell’esserci a tutti i costi, ma dell’essere considerate e valutate al pari degli uomini.

Perché se, come ha precisato oggi la Rauti nel suo intervento in Aula al Senato durante la discussione sulla questione femminile, “il 70 per cento degli attuali impiegati nei servizi sociosanitari sono donne”, la probabilità che nell’ambito della scelta degli esperti di un comitato scientifico impegnato nella lotta al Covid-19 ricadesse su qualche donna era molto alta.

E invece quello che sembra è che esista un pregiudizio di base, innato e quasi scontato che induca la scelta direttamente verso gli uomini.

Perchè se è vero che il problema è antico e non possa risolversi in un attimo, ciò che ci si aspetta è che ognuno faccia un passo avanti rispetto a chi l’ha preceduto. E questo governo non lo ha fatto.

La donna e la famiglia al centro della ricostruzione post Coronavirus

Ora ci attende un periodo di ricostruzione, dove in ballo c’è la rivisitazione di un sistema, di priorità e valori da dare alla nostra società; non è possibile prescindere da ciò che fino ad ora abbiamo costruito, ma è necessario partire dai gap che ancora viviamo: il mancato sostegno alle donne lavoratrici, l’assenza di un welfare a misura di famiglie e uno Stato che riversa sulle donne la mancanza di risposte.

Insomma, la donna e la famiglia al centro della ricostruzione post Coronavirus.

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