Al mattino presto si vede la Corsica: sembra una nave carica di montagne, sospesa laggiù, all’orizzonte.” In una frase di Italo Calvino si può comprendere il rapporto tra l’Italia e la Corsica.
Un montagna in mezzo al mare, come la definiscono in molti, che si può vedere ad occhio nudo dalla costa italiana della Ligura o della Toscana.
Un’isola vicina ma lontana
La Corsica, però, nei nostri giorni, è considerata “oggetto misterioso” per gli italiani. Infatti la si guarda da lontano ma la si considera come qualcosa di altro.
Si va in Corsica e si cerca di parlare il francese quando buona parte della popolazione capisce benissimo l’italiano viste le comuni radici italo romanze del corso con la nostra lingua.
La Corsica è lì a ricordarci che la cultura italiana è parte fondante della sua cultura e ne rappresenta elemento essenziale per il mantenimento della stessa.
Infiniti sono infatti i legami che uniscono le due terre considerate sorelle.
Radici antiche e comuni
Se andate a Filitosa troverete un villaggio pre-romano dove vi fanno da guardia statue antropomorfe, di circa 5000 anni fa, che raffigurano antichi guerrieri uguali alle statue stele che trovate nei musei di La Spezia e Pontremoli, rinvenute in Lunigiana.
Aleria antica città della Corsica arrivò al suo apice di espansione con Roma.
Storici sono i legami con la Toscana e Pisa in particolare e con la Liguria della Repubblica di Genova. Addirittura ci sono città della Liguria e della Toscana che condividono i santi patroni con città e paesi della Corsica. Santa Zita santa lucchese nata a Succisa in Lunigiana è copatrona di Bastia vista la grande comunità di “lucchesacci” (come venivano chiamati i lavoranti lucchesi) presenti sull’isola.
I cognomi corsi sono cognomi italiani tipici dell’Italia centrale e settentrionale.
La Corsica e Roma
Con Roma la comunità dei Corsi ha avuto legami importantissimi riscoperti nei nostri giorni. E’ bene ricordare che prima che il Papa adottasse la Guardia Svizzera come corpo militare fu la Guardia Corsa Papale che, per quasi un secolo, fu la milizia che provvedeva alla difesa alla sua sacra persona. Cyrnoryum Fortia Bella Pectora recitava il loro motto: Il cuore dei corsi è fatto per la guerra.
Tradizioni e devozione popolare
La famosa e popolare Festa dé Noantri nello storico Rione Trastevere affonda le sue radici nel ritrovamento di una statua della Madonna da parte di pescatori Corsi a largo della costa laziale che consegnarono per la custodia, risalendo il Tevere, alla chiesa della Nazione Corsa di San Crisogono a Trastevere. Dopo cinquecento anni la festa ancora si festeggia sentitamente da tutto il popolo romano con le istituzioni civili sempre presenti. Da molti anni una delegazione di corsi con le loro confraternite vengono in pellegrinaggio a Roma per rivendicare e rinsaldare il legame con la Città Eterna.
Pasquale Paoli e l’identità corsa
Pasquale Paoli un ventennio prima della rivoluzione francese compì quella rivoluzione nazionale la Repubblica e l’indipendenza nazionale anticipando le rivoluzioni del ‘800. Coniugò le idee illuministe con la forte identità cristiana dell’isola. Si imbarcò da Napoli dove si formo’ culturalmente alla scuola illuminista napoletana per arrivare in Corsica e portare la libertà.
La rottura con l’Italia
I legami con tra Corsica ed Italia furono recisi in maniera sistematica dopo che la terra corsa passò sotto l’influenza francese. Nel 1859 Napoleone III proibì l’italiano sull’isola fino ad allora lingua ufficiale nei documenti ed utilizzato dalla classe colta dell’isola per essere sostituito dal francese.
Stava nascendo infatti lo stato nazionale italiano compimento del sogno dei nostri padri fondatori nel risorgimento. Lo Stato italiano nacque nel 1861 e la Francia pur alleata nelle guerre di indipendenza con la corona sabauda vedeva con diffidenza la nascita di uno stato forte ed autorevole come l’Italia.
Irredentismo e questione nazionale
Quell’accordo politico per sostenere l’Italia di fatto si pagò cedendo alla Francia territori italianissimi come il Nizzardo, (nonostante i Vespri Nizzardi vera e propria rivolta contro la Francia) e senza mai rivendicare la Corsica come terra irredenta. L’irredentismo italiano infatti come fenomeno di ricongiungimento alla madre patria si sviluppò maggiormente sul confine orientale con i patrioti provenienti dal Trentino da Fiume e da Istria e Dalmazia fino a Ragusa illirica sull’adriatico. Ricordiamo che Garibaldi per anni si batté affinché Nizza e la Corsica fossero riunite all’Italia. E tanti corsi parteciparono al nostro risorgimento. Niccolò Tommaseo patriota dalmata, quando riparò in Corsica dichiarò che si trovò a casa in una terra di fatto di cultura italiana.
Il Novecento e la repressione culturale
Solo negli anni ’30 del XX secolo il regime fascista cominciò a sostenere tutto quel movimento culturale di studiosi che si formavano da sempre a Pisa o nelle altre università italiane e che vedevano la Francia come uno stato oppressore della loro identità culturale. L’irredentismo corso insieme a quello maltese che si sviluppò anch’esso nel XX secolo ebbero dignità politica al pari degli irredentismi del confine orientale. La rivolta in Corsica era culturale nei confronti di uno stato come la Francia che mirava a sopprimere ogni identità diversa dalla francese. Tanti furono coloro che si batterono per mantenere saldi i legami con l’Italia.
Finita la guerra buona parte di questi intellettuali e politici fu accusata di collaborazionismo, di fascismo e la Francia mise definitivamente una pietra tombale sui legami tra Italia e Corsica anche se c’è da dire che molti italiani dopo l’8 settembre contribuirono in maniera determinante a liberare la Corsica dalle truppe tedesche.
Una memoria difficile
Ancora oggi andare in Corsica e parlare di legami con l’Italia si rischia di essere tacciati di “irredentismo” che nella vulgata francese è sinonimo di fascismo, nonostante queste due culture siano terminate storicamente da quasi un secolo.
E’ chiaro che la storia del secolo scorso non ha aiutato certamente il mantenimento di legami saldi.
Il disinteresse italiano
L’Italia, sbagliando, non ha mostrato una sensibilità particolare nei confronti di una terra di cultura “italiana” arrivando a chiudere le sedi diplomatiche di sua pertinenza non considerando i forti legami con la Corsica. Tempo fa alcuni giornali italiani specie quelli di Livorno uscivano con la cronaca locale della Corsica in italiano. Poi le pubblicazioni si sono interrotte.
La rinascita culturale
Ora è stato aperto un giornale on-line denominato Corsica Oggi che ha ripreso a pubblicare in italiano e sia in Italia che in Corsica è un fiorire di associazioni culturali che mirano a rinsaldare i legami tra le due sponde del mar Tirreno. In Italia sono nati blog e pagine social e associazioni culturali che vogliono dialogare con una cultura come quella corsa che ha legami intimi con quella italiana. C’è un vero fermento culturale che si manifesta anche grazie alla rete e sulle pagine dei social ormai veri e propri strumenti di comunicazione e conoscenza. Si formano gruppi di persone che hanno voglia di riannodare quei fili che gli eventi storici hanno spezzato
Un ponte tra Italia e Francia
Ora ci potrebbe aiutare il Trattato di amicizia tra i Italia e Francia che prevede proprio nei legami intrecciati la possibilità di sviluppo di relazioni stabili che possano cementare un legame profondo già esistente. La Corsica potrebbe essere un ponte di amicizia tra Italia e Francia.
Non ci sono chiaramente ridicole e fuori tempo massimo finalità revansciste ma un sincero spirito culturale, unico elemento che possa salvare ambedue le identità: la corsa e l’italiana.
Ha senso parlare di Corsica italiana?
Ha senso, infatti, nei nostri giorni parlare di Corsica “italiana”? Noi riteniamo di si e non solo a beneficio degli italiani ma soprattutto a beneficio di quei corsi che intendano mantenere viva la loro cultura, la loro lingua, la loro tradizione. Solo attraverso la scoperta dei legami culturali profondi e reciproci i corsi e diciamolo, anche gli italiani possono avere maggiore senso della loro storia e cultura.
In una testimonianza diretta di un amico corso ci è stato detto che quando si fanno gemellaggi con i paesi dell’Italia andando a cantare i canti liturgici della tradizione corsa, molte donne anziane si avvicinano alla fine della rappresentazione per ringraziare il coro perché hanno riscoperto i canti della loro giovinezza che si facevano tempo fa anche nelle chiese in Italia.
Provate ad ascoltare il Diu Vi Salvi Regina l’inno della Nazione Corsa e scandite bene le parole italianissime.
Il lavoro degli studiosi
Si continua quindi a presentare il libro Storia della Corsica Italiana dello storico Gioacchino Volpe. Una monografia unica nel suo genere ripubblicato grazie all’editore Alessandro Amorese con la sua casa editrici Eclettica.
Il lavoro del grande studioso Gioacchino Volpe ci permette di guardare con occhi diversi la storia di Corsica, per decifrare i segni impressi della cultura italiana sull’isola. Il libro di Volpe è un lungo viaggio non solo sulla storia della Corsica ma soprattutto sulla storia dell’Italia, della sua immensa cultura della sua grande identità culturale.



























