Cultura, Barcaiuolo (FdI): a DIG Modena soldi pubblici per un festival di parte

“Che il giornalismo d’inchiesta offra un punto di vista è perfettamente legittimo. Quello che sorprende è che al DIG Festival questo punto di vista viene sistematicamente declinato lasciando spazio a una sola sensibilità politica. Lo dimostra già la scelta di intitolare questa edizione ‘Bella Ciao’, che gli stessi organizzatori definiscono un ‘canto partigiano’ e una ‘chiamata alla resistenza’. DIG ha scelto titolo, impostazione e ospiti che restituiscono un orientamento ben preciso. Il punto, quindi, è capire quale pluralismo possa realmente offrire una manifestazione finanziata quasi esclusivamente con risorse pubbliche, ma nella quale a trovare spazio sembra essere sempre la stessa sensibilità politica e culturale”. Lo dichiara il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Emilia-Romagna.

“E tra gli ospiti – prosegue il senatore – torna l’immancabile Francesca Albanese, le cui posizioni pubbliche sono tutt’altro che imparziali e sconfinano spesso dal ruolo istituzionale che ricopre. Albanese viene frequentemente presentata come una voce super partes, mentre le sue dichiarazioni restituiscono posizioni politiche estreme e hanno alimentato polemiche persino con esponenti della stessa sinistra. Soltanto pochi mesi fa lo stesso sindaco Mezzetti le contestava ‘parole giustificatorie nei confronti di Hamas’, affermava che il suo ‘ego’ prevalesse sul resto e la accusava di impartire moniti a chi non si conformava al suo pensiero, arrivando a definire un ‘errore di valutazione’ il riconoscimento che le aveva precedentemente attribuito. È quindi paradossale che oggi proprio la presenza di una figura così politicamente schierata venga esibita come prova della libertà e dell’indipendenza del DIG Festival: semmai è la conferma quanto sia difficile scorgere quel pluralismo che dovrebbe accompagnare una manifestazione sostenuta con risorse pubbliche”.

“Il punto politico, quindi, resta l’utilizzo delle risorse pubbliche per finanziare una manifestazione profondamente schierata. Per l’edizione 2026 parliamo di 100mila euro messi a disposizione dal Comune di Modena e 50mila dalla Regione Emilia-Romagna. È surreale che Comune e Regione continuino a finanziare con i soldi di tutti un festival così marcatamente di parte e pretendano poi di liquidare qualsiasi critica come una polemica, sterile. Il problema non è la libertà di DIG di avere una propria linea: il problema è che quella linea viene sostenuta con 150mila euro provenienti dalle tasche di cittadini che hanno idee e opinioni diverse. Se le amministrazioni pubbliche decidono di finanziare un festival con somme così rilevanti, il pluralismo non può diventare un optional”, conclude Barcaiuolo.

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