Dalla crisi di Ceuta sei arresti e 31 respingimenti: Roma proroga stop a Schengen

Il Governo ha prorogato la sospensione di Schengen con la Spagna. Il trattato che permette ai cittadini di spostarsi liberamente tra le frontiere è bloccato tra Italia e Spagna da ormai circa un mese. Tutta colpa delle crescente crisi umanitaria che sta vivendo l’exclave di Ceuta, in territorio africano, dove migliaia di immigrati, soprattutto (ma non solo) di origine marocchina, hanno invaso la frontiera per entrare in Europa. L’Italia ha detto subito no alla possibilità di ritrovarsi in casa propria flussi di irregolari lasciati passare dall’almeno iniziale buonismo delle autorità spagnole, che seguivano gli ordini di Pedro Sanchez, il premier socialista convinto che non fosse un problema parlare di sanatorie di massa. E ormai a un mese dall’inizio del flusso, con la crisi ancora fortemente in corso, si iniziano a tirare le somme: sono state bloccate 31 persone provenienti dalla Spagna e dirette verso l’Italia, mentre altre 6 persone sono state arrestate. 180mila persone identificate, 500mila le persone controllate.

Il Governo, insomma, ha fatto bene a confermare la sospensione del trattato di Schengen con Madrid. Anche perché la crisi a Ceuta resta forte, diventando di fatto il simbolo della crisi del modello socialista di gestione dell’immigrazione irregolare. Nella piccola città a ridosso dello stretto di Gibilterra, infatti, a un mese di distanza dai sconvolgenti numeri di ingressi clandestini (circa 70mila in poche ore), ci sarebbero ancora tra i 5 e i 10mila migranti, molti dei quali non identificati o non compiutamente identificati. Le autorità e le intelligence spagnole avrebbero inoltre segnalato possibili infiltrazioni di soggetti vicini al terrorismo islamico, mentre i cittadini, sempre più nel malcontento generale, parlano di episodi di degrado, risse, furti e condizioni igienico-sanitarie problematiche. A questo si aggiungono le numerose aggressioni sessuali registrate dall’inizio della crisi.

In virtù di tutto ciò, Sara Kelany, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento Immigrazione del partito, si interroga sul senso delle proteste della sinistra italiana, che non ha accettato la sospensione di Schengen: “La sinistra che protesta per la decisione del Governo italiano di prorogare la sospensione di Schengen con la Spagna si dimostra come al solito irresponsabile: per loro l’ideologia viene prima di tutto. Quando è scoppiata la crisi a Ceuta Giorgia Meloni ha agito con tempestività ripristinando i controlli alle frontiere per garantire la sicurezza dei cittadini italiani. Sanchez, invece, metteva insieme la playlist estiva da pubblicare sui social, salvo poi dichiarare ufficialmente l’emergenza soltanto un mese dopo i primi attraversamenti in massa di migranti dal Marocco. Bene ha fatto quindi l’Italia a prevedere la gravità della situazione. La proroga della sospensione di Schengen – ha continuato Kelany – va nella stessa direzione di prudenza e responsabilità. Anche perché, come ha riferito il ministro Piantedosi, la decisione è basata su analisi che hanno evidenziato il rischio potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori verso la Spagna. Per il Pd e il M5S la priorità sono i porti aperti: con Fratelli d’Italia al centro c’è la sicurezza degli italiani”.

Di fatto, Schengen sarà sospeso almeno per altri quindici giorni. La decisione è presa ed è già stata comunicata ai vertici dell’Unione europea. “Confido che possa essere l’ultima – ha commentato il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi – perché significherebbe che, come immaginiamo, si vada verso una normalizzazione della situazione”. Aggiungendo poi: “Noi confidiamo, e siamo anche disponibili a ogni forma di collaborazione con la Spagna e con l’Unione Europea”.

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