Ultimi aggiornamenti OCSE che sorridono all’Italia: la nostra economia dimostra una crescita superiore alle precedenti attese e, ancora una volta, un’ottima resilienza alle crisi internazionali. Il PIL, infatti, è ora previsto in aumento dello 0,9% nel 2026, dunque ben quattro decimi in più rispetto alla stima di giugno. Una revisione dovuta soprattutto a un primo semestre più solido del previsto, sostenuto dalla domanda interna, dai consumi, dagli investimenti pubblici. “Questo esecutivo aveva fatto delle previsioni per quest’anno dello 0,6%”, ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, il quale ha poi aggiunto che “la revisione dell’Ocse delle stime del Pil non ci pone quindi in coda in Europa perché ci sono altri Paesi che stanno in condizioni assai peggiori in un contesto internazionale assolutamente sfavorevole”. Elogi anche dal capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta: “C’è stata una revisione significativa, determinata in gran parte da un primo trimestre più forte, da una revisione del primo trimestre da parte dell’Istat, ma anche da un secondo trimestre solido, relativamente forte”.
“È un dato di grande rilievo – ha commentato Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia – soprattutto perché arriva in una fase segnata da gravi tensioni geopolitiche, che frenano i commerci internazionali e rendono più complesso l’approvvigionamento delle materie prime e dell’energia”. Per il co-presidente dei Conservatori e Riformisti europei, dunque, “i numeri diffusi oggi dall’Ocse confermano che l’Italia sta andando nella direzione giusta per garantire crescita e tenuta dei conti pubblici”. “L’Italia sta mostrando una capacità di tenuta superiore alle attese e questo nuovo aggiornamento delle previsioni ne offre un’ulteriore conferma” ha scritto Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d’Italia.
L’Ocse, insomma, ha confermato la resilienza dell’economia italiana. Ma non solo: ha confermato una crescita del Pil nettamente superiore rispetto a quella degli ultimi decenni. Una crescita legata anche a una tenuta dei conti pubblici e a una gestione più rigorosa delle finanze statali messa in campo dal Governo Meloni. Difficile ignorare dati importanti, come il deficit passato dall’8% del Pil nel 2022 al 3,1% nel 2025, con il superamento della procedura di infrazione veramente a un passo. Inoltre, solo pochi giorni fa l’Istat ha corretto al ribasso la stima del rapporto tra debito e Pil del 2025: dal 137,1% al 136,7%, rivedendo in meglio anche quella del 2024. Continui segnali positivi che assumono una certa rilevanza soprattutto se confrontati con i dati economici di altri Paesi europei. Su tutti, la Francia di Emmanuel Macron: parliamo di un Paese che può “vantare” una disoccupazione all’8,3% (l’Italia è poco sopra al 5%), un rapporto deficit/Pil al 5% (l’Italia, già l’abbiamo detto, è al 3,1%, in discesa da anni) e ha un saldo commerciale negativo, con un deficit di circa 61 miliardi (Roma invece ha un saldo positivo e continua a salire nella classifica degli esportatori in tutto il mondo). Se dunque vogliamo capire quale Paese tra i due (ma il paragone reggerebbe con tanti altri) è più attrattivo per gli investimenti, sappiamo già cosa rispondere. Una situazione che Roma ha saputo crearsi relativamente in pochi mesi e che soltanto poco tempo fa era impensabile.




























