Deficit, soglia del 3% a un passo: i conti pubblici migliorano, la svolta con Meloni

L’Italia può finalmente chiudere il capitolo del deficit e scendere sotto la soglia del 3% da già quest’anno. È una sfida difficile, una ‘piccola’ impresa perché i conti pubblici restano ostaggio di un debito pubblico, comunque sotto controllo. Ma il riordino della finanza statale è innegabile ed è tutta nei dati. Ora l’obiettivo è concreto: il Governo punta a portare l’indebitamento netto al 2,8% del Pil nel 2026. La Commissione europea, con una previsione leggermente più prudente, indica il 2,9%. Il traguardo, in ogni caso, è a portata di mano e verrà decretato a fine settembre, con i dati dell’Istat. Ma vale la pena ricordare anche la traiettoria già percorsa negli ultimi anni: il Governo Meloni ha ereditato un deficit all’8,1% del Pil nel 2022, alla chiusura della legislatura dei governi Conte e Draghi, e lo ha portato al 3,1% nel 2025. Un miglioramento, insomma, enorme: quasi cinque punti di Pil recuperati.

Scendere sotto il 3% significa, in buona sostanza, poter spendere di più. L’Italia infatti potrebbe uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo, con maggiori possibilità di spesa concessi dall’Unione europea. Sarebbe un passaggio epocale, che non accade da anni. E a questo bisognerebbe anche aggiungere la maggiore flessibilità ottenuta sul fronte energetico, con l’apertura concessa dalla Ue circa l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia, nell’ambito del Patto di Stabilità, per quanto riguarda il settore energetico. Il tutto si tradurrebbe in quasi 14 miliardi complessivi nel triennio 2026-2028. Una risultato ottenuto da Giorgia Meloni, che si è impegnata in prima persona per permettere, in periodo storico chiaramente complesso, di accedere a maggiori fondi su una tematica cruciale, in merito alla quale l’Europa non può più restare passiva.

In ogni caso, i numeri del Piano strutturale di bilancio 2025-2029 raccontano quanto sia stata rapida la discesa prevista nei conti pubblici, indicando un deficit del 3,8% del Pil nel 2024. Poi il 3,3% nel 2025. Quindi il 2,8% nel 2026, il 2,6% nel 2027, il 2,3% nel 2028 e l’1,8% nel 2029. Già lo scorso anno, nel 2025, il risultato è arrivato: il deficit è sceso al 3,1%, due decimali meglio delle aspettative. E, di fatto, rischiando il miracolo: è mancato l’ultimo decimale scendere sotto il 3%. A pesare è stata ancora una volta l’eredità del Superbonus, un colpo di coda che è gravato sui conti pubblici, con circa 8,4 miliardi di euro di nuovi crediti edilizi, pari a quasi lo 0,4% del Pil. È il macigno che l’Italia continua a trascinarsi dietro.

Sono dunque i numeri a raccontare la nuova gestione delle risorse pubbliche. Una gestione ragionata, meglio orientata a risultati senza produrre sperperi. La riduzione del deficit, d’altronde, significa proprio permettere di tenere i conti in ordine, senza però rinunciare a investimenti a famiglie e imprese che, in questi anni, non sono affatto mancati. Una direzione che il Governo Meloni ha reso possibile in appena quattro anni a Palazzo Chigi: non era facile invertire la rotta e smentire le importanti dicerie che l’Italia si portava addosso, quella di essere il fanalino di coda dell’Europa. È da un po’ di tempo, oramai, che non è più così.

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