Disinnescare i Balcani per difendere l’Adriatico.

A seguito dell’invasione russa nel territorio ucraino, assistiamo inevitabilmente ad una rinnovata tensione nello scacchiere balcanico. Le maggiori minacce, com’era ampiamente prevedibile, giungono da Belgrado. Le nutrite manifestazioni dei russofili serbi, che negano l’indipendenza del Kosovo, hanno preoccupato le autorità del piccolo stato balcanico che come contromisura ha immediatamente chiesto di aderire al Patto Atlantico.

Ma le aree critiche non si limitano al solo Kosovo, a pochi chilometri di distanza la questione bosniaca non solo continua a tener banco, ma sembra acuirsi di giorno in giorno, non a caso il segretario generale della Nato Stoltenberg ha considerato il paese ad alto rischio. Da qualche giorno infatti sui cieli di Sarajevo volano caccia francesi decollati dalla portaerei a propulsione nucleare Charles De Gaulle, a sua volta impegnata in un addestramento operativo nel Mediterraneo orientale. A quanto pare uno degli scopi di questa operazione è proprio quello di lanciare un monito ai serbo-bosniaci considerati la sponda balcanica delle mire espansionistiche di Putin. Insomma molti indizi lasciano presumere che l’invasione russa dell’Ucraina finisca per esacerbare conflittualità mai del tutto sopite ed i balcani possano da un momento all’altro scivolare di nuovo verso il baratro della guerra.

Dunque lo scenario che si va caratterizzando è estremamente pericoloso e, ancor più importante, investe un’area territoriale contigua alla nostra penisola. L’Italia, quindi, non può restare a guardare. Disinnescare, una volta per tutte, la regione balcanica significherebbe infatti difendere il mare Adriatico e tutta la costa orientale della penisola, vicinissima in linea d’aria alle nazioni sopracitate. Ecco perché rimanere in attesa degli eventi equivarrebbe ad una dichiarazione di debolezza che alienerebbe per sempre l’ascendente italiano su una regione di sua pertinenza.

Al contrario, in un periodo così delicato Roma deve far ricorso a tutto il suo “soft power” per attrarre il suo “estero vicino” accompagnandolo in un percorso di stabilizzazione. In tal senso l’adesione del Montenegro alla Nato si è rivelata un’operazione più lungimirante di ciò che era sembrata in un primo momento, in questo modo infatti si è riusciti ad allontanare definitivamente l’Adriatico dalla sfera d’influenza serbo-russa.

Gli ultimi eventi rendono però necessario continuare a perorare la causa dell’entrata nell’Unione Europea di Albania, Bosnia e Macedonia del Nord. Allo stesso tempo occorre mettere in sicurezza l’Adriatico meridionale ponendo maggiore attenzione sul controllo strategico del canale d’Otranto.

La guerra in Ucraina ha dimostrato che i conflitti irrisolti possono degenerare in un brevissimo periodo, farsi trovare impreparati sarebbe un errore imperdonabile.

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