Disturbatori di frequenza contro i cellulari dei boss: ennesimo colpo del Governo alla criminalità

Disturbatori di frequenza nelle carceri italiane per evitare che i boss comunichino con l’esterno tramite dispositivi elettronici nascosti e portati all’interno delle celle. Un sistema che è in fase di sperimentazione e che, se darà i suoi frutti – come già sta avvenendo nella fase di sperimentazione portata avanti dal Ministero della Giustizia –, potrà essere un’arma importante a favore delle Istituzioni per combattere la criminalità organizzata.

Una notizia positiva, accolta con favore anche dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ne ha parlato durante la conferenza stampa convocata per illustrare i risultati di un’operazione delle Forze dell’Ordine che ha portato a 34 arresti tra Caivano e Casoria, in provincia di Napoli. A essere coinvolto è il clan camorristico Angelino: le accuse sono di associazione camorristica armata, traffico e spaccio di droga, estorsione, con l’aggravante del metodo mafioso. I malviventi vantavano sui social i loro beni di lusso, acquistati con i proventi della vendita di stupefacenti provenienti dalla Spagna. Un business portato avanti anche perché, da quanto emerso dalle indagini, il presunto boss Antonio Angelino avrebbe continuato a impartire ordini anche dal carcere.

Ed è qui che arriva la sperimentazione della giustizia italiana, che anche Gratteri ha ammesso di aver richiesto da almeno un decennio e che solo oggi si attua concretamente, con l’intervento dell’operazione “Ultimo segnale” proposta e portata avanti dal Governo. “Questo fenomeno, e lo ripetiamo ormai da più di dieci anni, si può contrastare solo installando jammer nelle carceri – ha detto il procuratore di Napoli –. In questo momento si sta sperimentando un jammer in un carcere, non dico quale per motivi di sicurezza. Spero che questo sia l’inizio di inserire jammer in tutte le carceri”. Ha aggiunto Gratteri: “Tra una settimana lì i telefonini saranno inutilizzabili e spero che possano esserne installati presto altri almeno nelle carceri ad alta sicurezza”.

Nel dettaglio, si tratta di una tecnologia capace di creare interferenze soltanto sui cellulari, e non sulla telefonia fissa, che resterà dunque intatta. A dare notizia del buon esito della sperimentazione è stato poi direttamente Alberto Balboni, sottosegretario alla Giustizia, che ha poi palesato che la prova è stata fatta nel carcere di Secondigliano, a Napoli. “Da oggi – ha detto Balboni – i telefonini in carcere saranno del tutto inutili. La sperimentazione è riuscita alla perfezione. Si tratta del primo istituto penitenziario in Italia, ma presto ne seguiranno altri”. Secondo il senatore di Fratelli d’Italia, “per i detenuti ora sarà impossibile trasmettere e ricevere attraverso qualsiasi dispositivo introdotto illegalmente. La data odierna sarà ricordata come il giorno in cui gli istituti penitenziari diventano impenetrabili alle comunicazioni illecite”. Una giornata storica, insomma. E a rivendicare il lavoro è stato anche Giovanni Donzelli, che ha messo i puntini sulle i: “Ennesimo colpo del governo Meloni contro la criminalità organizzata. L’operazione “Ultimo segnale” impedisce l’uso dei cellulari introdotti illegalmente nel carcere di Secondigliano. Complimenti a Balboni e a Delmastro, sottosegretari che hanno lavorato per questo obiettivo”. 

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