Dopo Ranucci, Avs vuole candidare anche la nipote di Fakir?

Se la notizia sarà confermata, sarebbe l’ennesimo caso di candidatura “mediatica”. Secondo quanto riportato da Il Giornale, infatti, un parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra avrebbe contattato Yossra, nipote di Fakir, l’uomo morto a Bologna su cui ancora si indaga sulla sua condotta e su presunte responsabilità degli agenti, per proporle un ingresso in Parlamento. La cosa, va ribadito, non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale. Ma potrebbe succedere, visti i precedenti di Avs, il partito che ha portato in Parlamento Aboubakar Soumahoro, Ilaria Cucchi, che ha portato all’Europarlamento Ilaria Salis e che – si vocifera – vorrebbe proporre un seggio persino a Sigfrido Ranucci.

Il caso Fakir ha avuto parecchia rilevanza mediatica. Dopo la sua morte, il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha organizzato una manifestazione alla ricerca della verità. Soltanto che – come ci si poteva aspettare – è stata la giusta occasione per gli antagonisti per mettere a ferro e fuoco la città. Ma perché su quel fatto, su cui ancora ci sono tante incertezze (malgrado è chiaro che l’uomo, prima di morire, stesse già evidentemente male, andando in escandescenze), bisogna per forza speculare? D’altronde, un seggio parlamentare non dovrebbe essere il premio per chi, volendolo o meno, è diventato il volto pubblico di una vicenda meramente di cronaca. Altrimenti la politica rischia di trasformarsi in qualcosa in cui il popolo non si riconoscerà. E il rischio è che la scelta di chi entra in Parlamento non si baserà più sulla selezione di persone attraverso capacità, idee e militanza, ma la ricerca del personaggio più riconoscibile, della storia più emotiva, del volto capace di suscitare maggiore attenzione.

E qui, come detto, il precedente di Avs pesa. Ilaria Cucchi è entrata in Parlamento dopo essere diventata il simbolo pubblico della battaglia sulla morte del fratello Stefano. Ilaria Salis, invece, fu candidata alle elezioni europee del 2024 mentre era detenuta in Ungheria e coinvolta in un procedimento giudiziario che è riuscita a evitare soltanto con l’immunità da europarlamentare: venne eletta e approdò a Strasburgo. Insomma, figure diventate politicamente riconoscibili soprattutto perché protagoniste, o simboli, di vicende capaci di occupare per mesi il dibattito pubblico. E non finisce qui: Aboubakar Soumahoro fu candidato ed eletto con Avs nel 2022, salvo poi lasciare il gruppo parlamentare dopo le polemiche legate all’inchiesta sulle cooperative gestite da suoi familiari, nella quale lui non risultò indagato, ma in merito alle quali difese a spada tratta il “diritto all’eleganza” di sua moglie, che teneva nell’armadio grandi firme mentre i migranti delle coop vivevano in condizioni pessime. E poi proprio in questi giorni è tornata a circolare l’ipotesi di un possibile approdo di Sigfrido Ranucci ad Avs: nessuna candidatura ufficiale, sia chiaro, ma il suo invito alla festa del partito e le dichiarazioni di Mimmo Lucano, che si è detto favorevole a una sua candidatura, lasciano presagire qualcosa di grande.

Insomma: una sequenza che dovrebbe far riflettere. Anche perché così facendo il Parlamento rischia di perdere il suo più alto significato, quello di rappresentare il popolo italiano, diventando così una mera e patetica vetrina nella quale la politica lascerà spazio agli slogan e all’attenzione mediatica.

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