E i 5 Stelle “regalano” la Famiglia al partito di Bibbiano…

«Prima li accusano di essere il “partito di Bibbiano…Poi gli danno il ministero della Famiglia». Ha spopolato il meme condiviso da dedicato alla prima – plateale e grottesca – provocazione del governo giallorosso. L’indicazione della piddina Elena Bonetti come ministro delle Pari opportunità e della Famiglia si innesta, infatti, come un vero e proprio schiaffo dei 5 Stelle alle famiglie vittime del “sistema Bibbiano”. Sulla vicenda della nomina Libero ha dedicato una riflessione partendo proprio dal “tradimento” dei pentastellati: «Luigi Di Maio assicurava con la solita sceneggiata indicata dal copione: “Col partito che in Emilia toglieva alle famiglie i bambini con l’elettroshock per venderseli…Io con quel partito non voglio avere nulla a che fare”. Sappiamo bene com’è finita: non solo Gigino proprio con quel partito, il Pd, ha appena giurato formando il ribaltone chiamato Conte bis ma – non contento – lui e i 5 Stelle sono riusciti ad affidare proprio ai dem il delicato dicastero della Famiglia». Per il quotidiano diretto da Vittorio Feltri «la scelta giallorossa e la sua semantica non potevano non finire nel mirino delle opposizioni. “Il M5s regala il Ministero della famiglia al Pd. Ma non erano il ‘partito di Bibbiano’?”, si è chiesta ad esempio Giorgia Meloni».

L’inopportunità dell’indicazione di un esponente dem non è solo un fatto di rispetto (e di un briciolo di coerenza, impossibile in casa Di Maio…) ma alimenta sospetti che destano preoccupazione. Il primo – come spiega ancora Libero – è il il fatto che dal programma di governo giallorosso sia scomparsa proprio la riforma del sistema degli affidi, «significativamente “epurata” dai ventinove sui quali è nato il governo più di sinistra della storia repubblicana».

Già questo basterebbe per aprire un “processo” politico a Di Maio. Come se non bastasse, però, l’indicazione della Bonetti potrebbe rivelarsi un passepartout per l’attacco alla famiglia portato avanti dal gruppo di pressione Lgbt. Il neoministro, infatti, è stata tra i firmatari della “Carta del coraggio”: il documento – datato 2014 – nel quale si chiedeva ad Agesci (l’associazione degli scout cattolici) e alla Chiesa stessa «maggiore apertura sul tema dell’omosessualità», mentre allo Stato di portare avanti «politiche di non discriminazione e accoglienza nei confronti di persone di qualunque orientamento sessuale».
Di fatto la piattaforma del Pd: partito pronto a cogliere l’occasione “miracolosa” del governo per completare – grazie alla liquidità culturale dei grillini – l’opera di decostruzione, per legge, della famiglia. Come se non bastasse, tra gli impegni della Bonetti non poteva mancare lo ius soli: accogliere tutti i generi, accogliere dunque tutti gli stranieri.

«Un biglietto da visita per nulla rassicurante – conclude il quotidiano -, che va al di là del contrappasso di affidare proprio il dicastero della famiglia proprio al “partito di Bibbiano”. Per questo motivo – come spiega il deputato di Ciro Maschio – il campanello d’allarme è attivato: “Auspichiamo che non si usi la famiglia come terreno su cui consumare una vergognosa vendetta nei confronti del popolo. Quello che ha la sola colpa di aver votato, in grande maggioranza, il centrodestra»”».

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La Redazione de La Voce del Patriota
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