Le indagini sono ancora in corso, è vero. Ma ridurre il caso di Salim El Koudri a mero problema psichiatrico, sembra alquanto riduttivo. Non soltanto analizzando le dinamiche del suo attentato, a Modena, dove un sabato pomeriggio di maggio il 31enne decise di prendere la sua auto in pieno centro scaraventandosi sui passanti, con la classica andatura a zig-zag già vista, ad esempio, nell’attentato di Nizza del 2016. Già l’egiziano era stato beccato a rivolgere messaggi tutt’altro che rispettosi nei confronti della cultura ospitante, la nostra, con insulti alla religione cattolica contenuti nelle mail inoltrate a università e datori di lavoro. Ora, nuovi elementi aggravano il quadro: alcuni filmati in cui, poco prima dell’attentato, rivolge altri insulti nei confronti dell’Italia e della nostra società.
Secondo le ricostruzioni del Giornale, tre video sarebbero stati girati in automobile, mentre il quarto nella notte tra il 15 e il 16 maggio – vale a dire la notte prima dell’attentato – all’interno della sua abitazione. El Koudri appare agitato e parla in inglese. Nei monologhi afferma che “l’Italia va distrutta” perché, a suo dire, gli italiani sarebbero “schiavi degli americani”. Esprime inoltre posizioni ostili nei confronti di ricchi, ebrei e presunti “poteri forti”. Poi riferimenti agli antichi romani, alla guerra e a Donald Trump. Nei mesi precedenti all’attentato, inoltre, El Koudri, stando alla cronologia online, avrebbe effettuato ricerche e visionato video su attentati jihadisti realizzati utilizzando veicoli contro la folla, una modalità simile a quella dell’attacco di Modena. Una metodologia tipica jihadista, senza però che siano ancora emersi collegamenti con organizzazioni jihadiste.
Insomma, gli inquirenti faranno la loro parte. E malgrado El Koudri non sia accusato di terrorismo, minimizzare il fatto, in cui una donna, Monica Esposito, ha anche perso la vita, non appare giusto nei confronti delle vittime e dei loro familiari. Ridurre tutto a un caso psichiatrico sarebbe banale. Ma la sinistra continua a farlo. Una sinistra che governa da decenni l’Emilia Romagna e che porta su di sé il peso di una immigrazione a porte aperte, sottovalutando il rischio di emarginazione di lupi solitari o di gruppi uniti solo dall’odio anti-occidentale. Ci è arrivato persino Matteo Renzi, che ha mandato in tilt il resto della sinistra e quanti hanno minimizzato sull’accaduto in questi mesi: “Il killer che ha ucciso a Modena non può essere definito banalmente un caso psichiatrico: è ovvio che un terrorista è anche un caso psichiatrico, ma qui ci sono dinamiche identiche a quelle tedesche o francesi da cui non si può prescindere”.
Per il sindaco di Modena, però, “non c’è spazio per la propaganda sulla sicurezza dei cittadini. Il radicalismo islamico è una minaccia reale che conosciamo e non sottovalutiamo, ma la politica richiede serietà. In questo caso specifico, ad ora, le Istituzioni dicono un’altra cosa: siamo di fronte a un tragico problema legato alla salute mentale e alla gestione delle fragilità. Saranno le indagini a chiarire”. Chiude il discorso, infine, il deputato di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami: “Esiste un problema maggiore di chi viene qua per islamizzare la nostra Patria e sono quelli che, rinunciando alla nostra identità, alla nostra storia, glielo vogliono lasciar fare, per ragioni economiche, politiche o elettorali”.



























