Emilia Romagna, Foti (FdI): risoluzione per riattivazione punti nascita

“La regione Emilia-Romagna in un comunicato stampa del 24 gennaio 2020 aveva annunciato la riattivazione dei punti nascita di Alto Reno Terme (Bologna), Pavullo nel Frignano (Modena), Castelnuovo ne' Monti (Reggio Emilia) e Borgo Val di Taro (Parma), chiusi nel 2017 nonostante le richieste di deroga non accolte, ma ad oggi tali punti nascita risultano ancora non operativi”, lo si legge in una delle premessa della risoluzione sottoscritta dal capogruppo alla di Fratelli d'Italia, Tommaso Foti, e approvata nei giorni scorsi dalla Commissione Affari Sociali.
Nell'atto parlamentare si evidenzia altresì che il dato che finora ha giocato a sfavore del mantenimento dei punti nascita a piccolo volume di attività è stato soprattutto l'aspetto economico, ma utilizzare il solo indice numerico dei 500 parti all'anno appare, oggi più che mai, riduttivo e non appropriato, soprattutto alla luce del contesto demografico .
Diversi gli impegni rivolti al Governo nella risoluzione approvata, a partire da quello a “valutare nuovi protocolli di sicurezza volti a garantire elevati standard operativi, tecnologici e di sicurezza dei punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui per i quali vengano avanzate richieste di mantenimento delle loro attività da parte delle regioni e delle province autonome, in deroga a quanto previsto dall'accordo Stato-regioni del 16 dicembre 2010”.
Al Governo e' altresì richiesto di considerare tra i criteri idonei per l'attivazione o il mantenimento di un punto nascita la posizione geografica, con particolare riguardo alle zone disagiate.
Infine, la risoluzione approvata chiede al Governo di attivarsi affinché le sale parto siano attrezzate con personale adeguato, sia in termini professionali sia numerici, e informato sulle procedure assistenziali, farmacologiche e non, di gestione del dolore in travaglio di parto.
Per Foti, la risoluzione approvata costituisce “un primo significativo passo che sollecita le Regioni ad attivarsi per la riapertura dei punti nascita che non raggiungano i 500 parti all'anno e che impegna il Governo a consentirla anche attraverso l'adozione di nuovi ed appositi criteri operativi”.

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