Erdogan trasforma il FVG nella “Lampedusa del nord”: i clandestini ora puntano sulla rotta balcanica.

Sono giorni di tensione nel mar Mediterraneo. Le pesanti azioni militari messe in atto dalla Turchia contro il popolo curdo hanno scatenato le reazioni di molti paesi europei e degli Stati Uniti. Il dittatore Erdogan è sempre più isolato e la sua vicenda riporta alla memoria i recenti trascorsi delle cosiddette primavere arabe. “Sarete invasi da un’ondata migratoria”, tuonava Gheddafi minacciando l’Europa (e in particolar modo l’Italia), quando la Nato decise di agire contro di lui. Una minaccia che – come se non bastasse quanto accade oggi nel canale di Sicilia -torna a farsi forte in questi tempi. La Turchia, infatti, è stata infatti finora uno dei paesi che ha operato per bloccare il flusso di che da est (Asia) si muovono da secoli verso l’occidente. Un “muro silenzioso” che la civilissima Unione europea ha idealmente eretto a suon di quattrini, da quel famoso 2015, anno in cui la rotta balcanica dei clandestini rischiò di far collassare il sistema dell’accoglienza in Germania.

Da allora, Erdogan ha beneficiato di qualcosa come 6 miliardi di euro, una cifra per cui anche l’Italia ha contribuito, versando circa 230 milioni di euro nelle casse comunitarie.

Ma al dittatore turco questo non basta più: abbandonato dai paesi occidentali a causa delle violenze perpetrate contro il popolo curdo, sarebbe pronto ad allentare la morsa dei controlli alle frontiere con il continente asiatico. Una dinamica che – di fatto – porrebbe fine a quel “muro silenzioso” e che porterebbe i paesi come il nostro a essere colpiti da un nuovo flusso migratorio, questa volta a nord est.

Già, perché quelli provenienti dall’Africa via mare non sono gli unici  che giungono quotidianamente in Italia. Ce ne sono parecchi, tanti altri che arrivano in Friuli Venezia Giulia, varcando il confine con la Slovenia. Una dinamica sconosciuta a molti e quasi del tutto ignorata dalla politica nazionale. Si consideri infatti che nel 2017 gli ingressi irregolari via terra sono stati appena 398, una cifra triplicata l’anno scorso (se ne sono contati quasi 1.500) e che ha sfiorato quota 3.000 nei primi nove mesi del 2019. Un record!

Ora che il mutamento della situazione in Turchia potrebbe aggravare drasticamente queste cifre, è facile pensare che nei prossimi anni il Friuli diventi la “Lampedusa del nord”, con tutti i disagi che il collasso migratorio genererà.

Un problema a cui la politica italiana stenta ad interessarsi, tra chi ieri voleva la Turchia in Ue e oggi chiede sanzioni esemplari e chi si è impegnato a chiudere i porti, senza considerare le frontiere via terra. Al contrario, i parlamentari di Fratelli d’Italia sono da tempo impegnati su questo fronte, nel tentativo di sollecitare un intervento da parte del governo nazionale. Lo ha fatto più volte Giorgia Meloni, intervenendo direttamente da Trieste, ma lo hanno fatto anche Walter Rizzetto e Luca Ciriani, entrambi friulani, che hanno invocato azioni concrete dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, senza essere ascoltati.

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