Dovevano essere 131 i lavoratori licenziati dalla Ericsson di Genova, multinazionale svedese che fornisce tecnologie e infrastrutture per le telecomunicazioni. Poi c’è stata la telefonata della premier Giorgia Meloni in persona che, come riferiscono fonti di Palazzo Chigi, ha contattato direttamente l’ad dell’azienda. Ed ecco che la procedura di licenziamento di gruppo, che avrebbe interessato 56 impiegati, 64 quadri e 11 dirigenti, è stata bloccata. Al contempo, l’azienda ha annunciato di voler favorire, piuttosto, le fuoriuscite economiche, con un contestuale aumento delle fuoriuscite. Una decisione arrivata, fanno sapere da Palazzo Chigi, “di fronte alla strumentalizzazione politica che si è sviluppata attorno alla vicenda, con il rischio di alimentare tensioni sulla pelle dei lavoratori”.
La procedura di licenziamento, continuano le fonti, “era nata dalla decisione di Ericsson di avviare una procedura di licenziamento collettivo nell’ambito di un processo di riorganizzazione aziendale, suscitando preoccupazione per le ricadute occupazionali e per le prospettive del presidio tecnologico e di ricerca presente a Genova”. Così, il dialogo con il Governo, che ha di fatto incanalato l’azienda verso una diversa riorganizzazione del personale, aprendo “una nuova fase di dialogo sulle prospettive industriali e occupazionali di Ericsson in Italia”: si tratta, dunque, di “un passo importante per superare l’attuale fase di difficoltà e guardare alle prospettive del sito di Genova e del gruppo in Italia”, con il governo che “continuerà a seguire l’evoluzione della situazione, con l’obiettivo di tutelare l’occupazione qualificata e valorizzare le competenze e il patrimonio tecnologico presenti sul territorio nazionale”.
Con la nuova formulazione, l’azienda ha aumentato le mensilità per favorire le fuoriuscite, da due anni e mezzo a quattro anni; ha poi proposto il trasferimento in altri siti a una parte dei lavoratori, cercando al contempo di accompagnare verso la pensione i lavoratori con un’età più avanzata. “Siamo lieti – ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – che l’azienda abbia accolto la richiesta del presidente del Consiglio, annunciando al tavolo convocato al Mimit il ritiro dei licenziamenti e l’attivazione di procedure consensuali, con esodi incentivati e volontari”. Esultano anche i segretari locali dei maggiori sindacati: dalla Cgil di Genova si dicono “soddisfatti per questo risultato frutto della lotta dei lavoratori e per l’interessamento di politica e istituzioni e naturalmente per l’intervento del Presidente del Consiglio”. Dello stesso parere anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha ringraziato “il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che è intervenuta personalmente: la sua posizione è risultata determinante per la positiva soluzione della vertenza”.
Si accoda ai ringraziamenti anche il sindaco di Genova, Silvia Salis: “Apprezzo che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia ascoltato la protesta dei lavoratori in occasione dell’inaugurazione del Salone Nautico di Genova e la ringrazio per il suo intervento”. Non si può dunque negare (neppure da parte di una sinistra sempre pronta a criticare) gli effetti positivi dell’intervento diretto della premier Meloni, che ha di fatto bloccato i licenziamenti per 131 lavoratori. Che, vale a dire, 131 famiglie che possono ancora contare su uno stipendio o quantomeno accedere a forme e modalità di trasferimenti più economicamente convenienti.



























