Un calcio ai diritti umani. Il Qatar condanna a 100 frustate e 7 anni di carcere una donna che subisce uno stupro.

E a giugno ospiterà i Mondiali. Il mondo libero non s’interroga abbastanza

Il mondo guarda sgomento all’invasione russa dell’Ucraina. Un’aggressione militare premeditata contro uno Stato sovrano e la sua integrità territoriale, contro una popolazione pacifica, colpita nella sua ordinata vita civile, nelle sue infrastrutture, scuole e abitazioni. Impressionano la vista del primo sangue versato da militari e persone comuni, il pianto dei bambini, il terrore di madri, vecchi e giovani che si rifugiano nella metropolitana di Kiev. Sì, d’accordo: la “pace storica” con la Russia, gli equilibri geopolitici da rinegoziare, i territori russofoni e il precedente Kosovo, la “finlandizzazione” e i problemi della Nato, una Europa troppo Europa, cioè divisa, inconsistente e senz’anima oltre i suoi meccanismi economico-finanziari e i suoi vecchi egoismi nazionali. Tutto vero. Ma non c’è dubbio sul significato storico del conflitto che stiamo vivendo, né su quale versante bisogna collocare la civiltà universale della libertà e del rispetto della dignità umana, le sue istituzioni e il suo diritto, la pace e le regole della guerra che la precedono. Non ci sono alternative, né seconde, né terze vie nella complicata multipolarità dell’attuale ordine mondiale.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su quanto sta accadendo al confine con lo spazio post-sovietico, ci allontaniamo ancora un po’. E ci spostiamo più a Est, nel vicino Oriente, in Qatar.

Paola Schietekat, giovane economista messicana impegnata nel Comitato Organizzatore dei Mondiali di Calcio, la “Fifa World Cup 2022” che si disputerà nell’emirato arabo dal novembre prossimo, è stata abusata sessualmente da un uomo. Ma per la qatariota è colpevole. In questi giorni è arrivata la sentenza: relazione extraconiugale, il reato; 100 frustate e 7 anni di carcere, la pena. Il fatto è accaduto il 6 giugno del 2021 e la donna, prevedendo il peggio, è tornata subito in Messico, con l’aiuto del Comitato e di Human Rights Watch.

Con il console messicano, Paola si era presentata alla polizia con un certificato medico inequivocabile; ma le autorità qatariote hanno subito escluso gli abusi, avviando una indagine sulla donna: “sono state tre ore di interrogatorio in arabo e a un certo punto mi hanno chiesto un test di verginità”, ha dichiarato la Schietekat. Alla donna è stato poi sottratto il cellulare per cercare prove e fatti che ne dimostrassero la colpevolezza e per scagionare l’aggressore. Infine la sentenza: aggressore assolto e condanna della donna, alla quale è stato consigliato di sposare l’aggressore per evitare la pena. Incredibile.

Laureata in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, esperta di economia e antropologia, con studi anche a Oxford e in Kuwait, Paola Schietekat lavorava nel Comitato per i Mondiali come responsabile della gestione economica: “Il Qatar continua a vietare alle donne di esercitare diritti fondamentali come acquisire documenti d’identità per i propri figli, sposarsi, lavorare in vari incarichi governativi, ricevere assistenza sanitaria per salute sessuale e riproduttiva o richiedere una borsa di studio governativa, senza il permesso di un parente maschio. Eppure i Mondiali di calcio stanno per svolgersi nello stesso Paese dove una donna non può ottenere l’affidamento dei propri figli al momento del divorzio.”

Insomma, il Qatar è il primo paese arabo a ospitare la Coppa del Mondo di calcio ma è anche tra i più discussi perché al suo interno la Sharia, la Legge di Dio secondo l’islam, è applicata in modo inflessibile, dalle frustate alle donne adultere, alla pena di morte per gli omosessuali, dagli imprigionamenti alle uccisioni allegramente previste per i vari comportamenti non conformi al Corano.

Il mondo libero non s’interroga abbastanza sulla questione. E, come per l’Ucraina, arriva culturalmente e politicamente impreparato. Il Qatar, Stato più volte sospettato di finanziare moschee, associazioni e militanti dei Fratelli Musulmani in tutta Europa, allo scopo di trasformare i fedeli di religione islamica in militanti fondamentalisti, investe da quel dì nell’industria del pallone globale. Basti pensare ai contratti di sponsorizzazione multimilionaria che da almeno un decennio la compagnia di bandiera Qatar Airways sottoscrive con Fifa, Uefa e top club di tutti i continenti.

“Senza i piccioli, non si canta la Messa”, dice un vecchio adagio. I soldi del Qatar, come il gas russo, servono. Ma il mondo libero deve sapere chi ha di fronte. Deve saper trattare e dialogare. Ma anche esigere e, ove necessario difendere, il rispetto dei diritti umani fondamentali.

 

 

2 Commenti

  1. No comment. Sono schifata, arrabbiata, indignata. Avanti di questo passo con l’invasione in atto grazie al dittatore Draghi, alla inqualificabile dannosissima Lamorgese fra una decina di anni saremo anche noi donne schiave .

  2. Ha dimenticato i vari Renzi e Letta, in particolare quest’ultimo vorrebbe dargli la cittadinanza solo per aver frequentato la scuola italiana (GRATIS)…

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