C’è una generazione che ha scelto di non lasciarsi andare di fronte alla deriva. Ha scelto di prendere il proprio futuro sulle spalle, di essere l’artefice del proprio destino. Quella è la generazione Fenix. Perché Fenix, prima ancora di essere una manifestazione della giovanile del primo partito d’Italia, è dunque il racconto di una scelta. Quelle di migliaia di ragazze e ragazzi che non considerano la politica un affare per pochi, che la vivono invece come comunità, in un mondo fatto sempre più di isolamento e di connessioni digitali e fasulle. Giovani che non hanno accettato l’idea di irrilevanza. In un tempo nel quale prevalgono disillusione, individualismo e rassegnazione, c’è ancora chi decide di mettersi in gioco.
La festa di Gioventù Nazionale arriva proprio in un periodo emblematico, a pochi giorni dalle dichiarazioni dei giovani del Pd. La storia dei “disertori”. Un messaggio abbastanza forte, che parte da una contestazione contro gli aumenti sulla spesa militare ma che rischia di avere connotati ben più ampi. Ecco, a quel disimpegno patetico e pretestuoso, Gioventù Nazionale ha risposto già, indirettamente. Lo fa ogni volta che un suo ragazzo parla di politica, fa attivismo, scende in piazza, agita una bandiera, affigge un manifesto, espone uno striscione. Lo fa ogni volta che un suo ragazzo fa una denuncia sui social, ogni volta che un suo ragazzo fa chilometri di strada per raggiungere una festa anche solo per poche ore, per incontrarsi con la propria comunità. Altri migliaia di ragazzi che arrivano da tutta Italia e che fanno la stessa identica cosa: credere. Non perché alle spalle si ha qualcuno che spreme i giovani e le giovanili solo per un tornaconto elettorale. La storia della destra sociale italiana è piena, anzi, di casi in cui i suoi ragazzi hanno addirittura avversato le linee del partito “dei grandi”. È una storia, dunque, fatta anche di irriverenza, nella giusta dose, per arrivare all’obiettivo. Ed ecco che il quadro si completa: con l’attivismo, libero e disinteressato, con la voglia di fare politica per i territori, emerge tutto quell’amor di Patria che non ha bisogno di altre spiegazioni.
Un amore che porta a credere. Nei propri valori, senza esitazioni. Senza contaminazioni. Un amore per cui nessun ragazzo di destra oserebbe parlare di diserzione. Che non vuol dire affatto una cieca brama di violenza e di guerra. Ma semplicemente si tratta di dare il giusto valore alle cose. E quella Patria di valore ne ha eccome. Tanto da dover essere difesa in tutte le sue sfaccettature, non solo, non tanto, non più – per fortuna – con le armi, non solo contro chi rischia di attaccarla militarmente dall’esterno, ma anche da chi ne mina le fondamenta dall’interno. Perché parlare di disertori è proprio questo: ammettere che, tutto sommato, alla fine, non vale la pena lottare. In questo, l’esempio di Gioventù Nazionale: un amore fatto di attivismo quotidiano, che porta ragazzi dai 14 anni in su a ricordare martiri di mafia, vittime dell’odio politico, figure emblematiche della nostra storia, portatori sani di valori altrettanto sani. Questo è l’impegno di Gioventù Nazionale, a Fenix, una generazione che non scappa.




























