Figli e figliastri del trasporto pubblico italiano

La pandemia ha fatto emergere le fragili criticità di un settore che necessita di una profonda riforma. Il trasporto collettivo delle persone.

Trasporto Pubblico Locale e trasporto dei bus turistici: figli e figliastri di un unico sistema che garantisce lo spostamento collettivo di centinaia di migliaia di persone. E le conseguenze sono visibili a tutti.

Sul Trasporto Pubblico Locale ne parliamo da mesi. Dai Livelli Essenziali di Trasporto alla necessaria riforma della governance del Ministero (dal nuovo nome).

In tal senso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome negli ultimi giorni ha inviato al Ministero un documento di sintesi sul tema del trasporto pubblico inerente “all’approvazione dei decreti ancora in itinere e di erogare le risorse a valere sui decreti già approvati per sostenere il comparto in gravissimo affanno”.

Secondo la Conferenza i dati parziali dell’Osservatorio TPL e le analisi delle aziende stimano perdite del settore per circa un miliardo e mezzo di Euro nel periodo 23 febbraio-31 dicembre 2020 e circa 800 milioni di Euro per il primo semestre 2021.

Ma non è tutto. L’aspetto legato alla programmazione dei servizi attraverso la messa a sistema dei Tavoli di coordinamento con i Prefetti ha creato non poche difficoltà poiché in molti casi l’attivazione o la programmazione di alcune linee si è resa necessaria per far fronte a rimodulazioni della domanda di trasporto in funzione dell’attivazione di alcuni servizi aggiuntivi. Altro tema sul quale ho “speso” tante parole e proposte.

Per cui ritorna sempre in ballo la necessità di un Piano Nazionale del Trasporto Pubblico Locale, contenitore di azioni e linee guida da trasferire alle Regioni ed alle città metropolitane in tema di pianificazione, programmazione e coordinamento dei servizi di TPL sul territorio. Occorre una visione radicalmente diversa rispetto alla tradizionale programmazione dei servizi.

Il limite di riempimento massimo dei mezzi al 50% dei posti omologati completa l’opera critica. Ma non è finita.

Il Protocollo con le associazioni di categoria e le Linee guida per il TPL, allegati ai DPCM, hanno disposto alcune misure di sicurezza, tra cui la sospensione della bigliettazione e del controllo. Misure che però hanno favorito il fenomeno dell’evasione tariffaria, aggravando ulteriormente la situazione finanziaria delle aziende.

Il comitato delle Regioni ha evidenziato inoltre altre criticità che riguardano la possibile estensione del calendario scolastico e la capienza dei mezzi per il trasporto turistico in vista del prossimo periodo che registrerà un probabile incremento degli spostamenti. Criticità che dovranno essere prese in considerazione dal Ministero competente attraverso, appunto, uno strumento unico in ambito nazionale.

Veniamo al trasporto turistico.

Un settore che, decreto dopo decreto, è stato sempre escluso dai ristori, un comparto rimasto fermo un anno intero.

Sei mila le aziende in tutta Italia che erogano servizi turistici con 25 mila bus, oltre 28 mila dipendenti diretti e 2,5 miliardi di Euro di fatturato annuo. Questi i numeri di un settore “che è stato pressoché azzerato dalla pandemia” come dichiarato dal presidente del Comitato bus turistici italiani.

Il decreto Sostegni, a dire il vero, è intervenuto ma il contributo a fondo perduto previsto “è solo un pugno di briciole per un settore come il nostro, indennizzi simili equivalgono a versare una goccia in mezzo al mare”, come dichiarato dal Comitato.

Le restrizioni per i bus turistici, omologati solo per i posti a sedere, evidenziano un load factor ancora più penalizzante. È la Conferenza delle Regioni che chiede “che il numero di posti utilizzabile sugli autobus turistici sia uguale al numero massimo di posti utilizzabili negli autobus di linea adibiti a TPL”. E non è poco.

Basti pensare che il 2021 si sia aperto con previsioni quasi peggiori del 2020: il turismo straniero in Italia sarà in calo anche quest’anno con percentuali importanti a partire da quello inglese, americano, russo, tedesco, che si attesteranno intorno al meno 70%.

Anche una ripartenza dei poli fieristici sarà grandemente disattesa. Quindi la vicina estate sarà tutta a trazione italiana e questo per il settore dei bus turistici è un problema, perché le maggior parte delle aziende che sono votate al turismo puro non possono reiventarsi su una clientela italiana. I primi segnali di ripresa saranno attesi non prima di ottobre 2021, con il vero rimbalzo previsto solo nel 2022.

Ma fino ad allora come andranno avanti le nostre aziende italiane che trasportano in giro per l’Italia centinaia di migliaia di persone?

In una lettera al Presidente del Consiglio il Comitato dei Bus turistici richiama l’attenzione sull’opportunità di definire “linee guida uguali per tutti, decidendo un prezzo calmierato in tutta Italia, coinvolgendo su base territoriale, in modo equo, tutte le aziende private dotate di un parco mezzi già circolante. Unitamente ad un maggiore controllo affinché le risorse residue vengano utilizzate anche per aiutare il settore specifico dei bus turistici, visto la perdita simile al TPL e pari a circa 2 miliardi di euro”.

Sollecitiamo il Ministro ed il Governo affinché dispongano di pronte risposte per queste aziende, elemento portante (figli e non figliastri) del sistema dei trasporti italiano. Altro spunto per avviare la necessaria programmazione di un Piano Nazionale del TPL.

Marco Foti
Marco Carmine Foti Dirigente Nazionale Dipartimento Trasporti Fratelli d’Italia

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