Ricordate le Primule? Quel progetto bellissimo e petaloso che durante la pandemia prevedeva la costruzione di padiglioni in tutta Italia finalizzati alle vaccinazioni che sarebbe arrivato a costare circa mezzo miliardo di euro? Ecco, era del tutto inutile. E ora a dirlo non è alcun politico di parte, ma chi si è ritrovato a gestire i danni dei suoi predecessori, partendo in medias res. Parliamo del generale Francesco Paolo Figliuolo, ex commissario straordinario per il Covid, che è stato audito ieri nella Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia. “L’Italia aveva strutture e capacità, andavano solo messe a sistema”, ha detto.
Un cambio di passo netto rispetto alla gestione precedente: Figliuolo viene nominato a marzo 2021, dopo il terremoto politico che ha spaccato l’allora maggioranza formata da Movimento Cinque Stelle, Pd e Italia Viva guidata da Conte, nella sua seconda esperienza consecutiva da premier. Figliuolo, quindi, arrivò ereditando tutta la gestione (pessima) della pandemia targata Cinque Stelle, portata avanti a suon di mascherine farlocche pagate a prezzo d’oro e strani legami con consulenti che chiedevano percentuali in cambio di accessi agli appalti pubblici (lo hanno dichiarato sotto giuramento diversi imprenditori coinvolti). Era la gestione Arcuri-Speranza, che tra le altre cose partorì anche, appunto, le Primule. L’ennesima spesa pubblica che sarebbe stata inutile: in un periodo in cui migliaia di dipendenti attendevano la cassa integrazione e in cui i ristori statali era pochi e lenti, la struttura Arcuri-Conte avrebbe voluto spendere mezzo miliardo per costruire strutture di fatto inutili.
“Le ‘Primule’, i padiglioni in cui si sarebbero dovute effettuare le vaccinazioni anti-Covid, erano inutili e controproducenti” è il commento della capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Covid, Alice Buonguerrieri. “Creare ex novo queste strutture – ha aggiunto – non avrebbe consentito la rapidità, flessibilità e immediatezza necessarie per avviare il piano vaccinale operativo. Ma non solo. Figliuolo ha rivelato anche di aver rinegoziato i contratti ancora in corso con le imprese fornitrici della struttura commissariale arrivando a milioni di euro di risparmi”. È vero: quando arrivò, il generale ebbe a che fare con circa 253mila metri cubi di materiale stoccato al prezzo di 2,70 euro per metro cubo al giorno; con lui, il prezzo passò a 80 centesimi. Il risparmio è stato di circa 20 milioni al mese. E ancora: ricontratta i prezzi dei materiali, come disinfettanti, siringhe, aghi. Fa distruggere mascherine inutilizzabili il cui stoccaggio avrebbe provocato altri costi. Insomma, non solo mette in ordine le cose, ma palesa tutte le inefficienze della precedente gestione. “Queste rivelazioni – ha commentato Buonguerrieri – confermano che i lavori della commissione Covid sono indispensabili per far luce sugli sprechi effettuati nelle prime fasi della pandemia, quando la struttura commissariale era guidata da Domenico Arcuri, nominato dall’allora premier Conte”.
C’è dell’altro: Figliuolo non si avvalse di alcun mediatore (“sono un ragazzo di campagna, non frequento segreterie”, ha detto), bloccò i pagamenti in anticipo, chiese controlli preventivi sulle forniture agli organi preposti. “Un fatto rilevante – ha detto Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia –, considerando che invece risulta che Arcuri si avvalse di ex magistrati della Corte dei Conti, che però non esercitavano funzioni legate al controllo della spesa contabile”. Allora la domanda: “Perché Arcuri non seguì questa elementare prassi considerando che maneggiava rilevanti cifre di soldi pubblici?”.



























