Un altro tassello. Un’altra conferma che l’Italia, sul fronte della credibilità economica, ha cambiato passo: Fitch ha confermato il rating dell’Italia a BBB+, con outlook stabile. Un giudizio che arriva dopo il miglioramento deciso dall’agenzia nel settembre 2025 e che assume un significato preciso: la stabilità politica è diventata uno degli elementi di forza della Nazione. “È la prima grande riforma” ha detto Giorgia Meloni, dal palco di Bari, per rispondere a quanti sottovalutano l’importanza di un esecutivo finalmente stabile. Ed effettivamente è proprio così: dietro il rating c’è la fotografia di un’Italia che, dopo anni di governi destinati a durare pochi mesi o pochi anni, ha ritrovato continuità. E proprio la continuità permette di programmare, rispettare gli impegni e costruire una linea economica coerente.
È proprio Fitch a riconoscerlo apertamente: tra gli elementi che hanno permesso di valutare positivamente il rating, malgrado la forte instabilità internazionale, c’è infatti la solidità italiana, intesa sia da un punto politico, sia da un punto di vista economico. È la stessa stima già emersa pochi mesi fa con Standard & Poor’s: a gennaio, l’agenzia aveva migliorato da stabile a positivo l’outlook sull’Italia, mantenendo il rating a BBB+. Anche allora, tra le ragioni del giudizio, emergevano la resilienza dell’economia, il miglioramento dei conti e soprattutto la stabilità dell’azione di governo. Insomma, da già un po’ di mesi a questa parte, non è più l’Italia fanalino di coda d’Europa, quella con i conti pubblici disastrati e l’economia a pezzi. Anzi, proprio su questi punti le agenzie di rating riconoscono netti miglioramenti: circa la prudenza nei conti, il deficit, dopo essere sceso al 3,1% del Pil nel 2025, è atteso al 2,9% nel 2026. Fitch prevede inoltre una crescita media dello 0,8% nel triennio 2026-2028. E ancora, il lavoro: l’occupazione ha raggiunto il massimo storico, con 24,36 milioni di persone occupate e un tasso del 63,1%. Insomma, segnali di resilienza e di tenuta economica non indifferenti, con effetti concreti sui mercati, sui conti pubblici, sulla capacità di programmare e di attrarre investimenti.
Tra i prossimi obiettivi, adesso, ci sono da ottenere i 14 miliardi derivanti dalla clausola di salvaguardia del Patto di stabilità in materia di energia. Un passo in avanti importante sulla possibilità di spesa dell’Europa, che fin a qualche mese fa prevedeva tale clausola solo in materia di difesa. Poi il cambio di passo con Giorgia Meloni: “Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa”. Ora la richiesta è stata formalizzata, in un periodo complicato per l’energia: il Governo ha da poco prorogato fino al 17 settembre il taglio di 17 centesimi al litro sul diesel, lavorando a una misura più mirata per sostenere chi subisce maggiormente l’aumento dei costi. La richiesta a Bruxelles arriva quindi nel momento giusto: l’Italia ha dimostrato di saper tenere in ordine i conti e ora chiede, rivendica spazio per investire. Flessibilità, non per spendere senza criterio com’è successo troppo spesso in passato, ma per rafforzare la sicurezza energetica nazionale, con criterio e una strategia a lungo termine.




























