Foibe, memoria e verità storica: dal Sud Italia un appello contro il negazionismo

Bari – La memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata continua a interrogare la coscienza nazionale. Ed è proprio dal Sud Italia che arriva un nuovo richiamo alla verità storica e al rispetto delle vittime. Questo il filo conduttore del convegno organizzato a Bari dal Comitato 10 Febbraio, intitolato “Il Sacrificio e l’accoglienza – I meridionali martiri delle Foibe e l’accoglienza degli esuli dal confine orientale d’Italia nelle regioni del Sud”.

L’iniziativa ha riportato al centro del dibattito pubblico una dimensione spesso trascurata della tragedia delle Foibe: il coinvolgimento di italiani provenienti dalle regioni meridionali che, per ragioni di lavoro o servizio, vivevano nelle terre del confine orientale, tra Trieste, Pola, Fiume e Zara.

Durante il convegno si è parlato di memoria, di giustizia storica e della necessità di contrastare ogni forma di negazionismo o distorsione dei fatti.

Il richiamo alla verità storica

Tra gli interventi principali quello del senatore Roberto Menia (Fratelli d’Italia), promotore della legge che nel 2004 ha istituito il Giorno del Ricordo, la ricorrenza dedicata alle vittime delle foibe e all’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Secondo Menia, la tragedia del confine orientale non riguarda solo alcune regioni italiane, ma l’intera nazione.

«Il negazionismo è un pugno in faccia al sacrificio anche dei meridionali», ha affermato il senatore, ricordando come cittadini provenienti dal Sud fossero presenti nelle terre dell’Adriatico orientale come funzionari dello Stato, militari, appartenenti alle forze di polizia, lavoratori nei cantieri, nell’industria o nel commercio.

Proprio per questo, secondo Menia, la memoria delle foibe non può essere ridotta a una questione locale o regionale. Al contrario, rappresenta una pagina della storia italiana che riguarda l’intera comunità nazionale.

Il senatore ha inoltre denunciato la persistenza di atteggiamenti negazionisti o minimizzatori:

«Leggere ancora oggi frasi ingiuriose anche da parte di enti istituzionali e associazioni che si vantano di essere tutori della libertà e della democrazia non solo fa male alle vittime, ma rappresenta una colposa cancellazione di verità incontrovertibili».

Un atteggiamento che, secondo Menia, rischia di compromettere anche il clima civile del Paese: negare o ridimensionare quella tragedia, ha spiegato, «avvelena i pozzi della convivenza» e impedisce una reale comprensione storica degli eventi.

Capuozzo: «Fu una giustizia sommaria»

Al convegno è intervenuto anche il giornalista Toni Capuozzo, collegato in video, che ha definito le foibe «un crimine di guerra».

Secondo Capuozzo si trattò di omicidi di massa compiuti in gran parte a conflitto ormai terminato, nell’ambito di una repressione politica e ideologica esercitata dalle forze jugoslave.

Il giornalista ha parlato di una «giustizia sommaria» attuata nel contesto della fine della guerra, sottolineando come nelle foibe non finirono soltanto italiani ma anche sloveni e croati che non accettavano l’ideologia titina.

Durante il suo intervento Capuozzo ha inoltre espresso sostegno alla proposta avanzata dal presidente nazionale del Comitato 10 FebbraioSilvano Olmi, per la creazione di un albo d’oro degli infoibati.

L’obiettivo, secondo il giornalista, dovrebbe essere duplice: preservare la memoria delle vittime e promuovere una ricerca storica più sistematica.

«Serve anche una struttura che lavori in Slovenia e Croazia per recuperare da quelle tombe collettive ciò che resta dei nostri connazionali e dare loro una degna sepoltura», ha affermato.

La memoria e il ruolo del Sud

Il convegno di Bari ha voluto mettere in luce anche il ruolo svolto dalle regioni meridionali nell’accoglienza degli esuli provenienti dal confine orientale nel secondo dopoguerra.

Un aspetto della storia dell’esodo giuliano-dalmata spesso meno conosciuto, ma che testimonia come quella tragedia abbia coinvolto l’intero Paese.

Attraverso iniziative culturali e momenti di approfondimento come quello organizzato dal Comitato 10 Febbraio, gli organizzatori hanno ribadito l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni una memoria storica completa, fondata sui fatti e sulle testimonianze.

Perché, come è stato ricordato durante il convegno, la memoria delle foibe non riguarda soltanto il passato, ma anche la capacità di una nazione di confrontarsi con la propria storia senza rimozioni o falsificazioni.

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