Fratelli d’Italia scrive la Storia. Giorgia Meloni raccoglie l’eredità di Pinuccio Tatarella e guida il governo più longevo di sempre

Con 1.413 giorni di governo, l'esecutivo del primo Presidente del Consiglio donna entra nella storia repubblicana. Un traguardo che affonda le radici nella svolta di Fiuggi e nel cammino della “destra di governo”

Il 4 settembre 2026 entra di diritto tra le date simbolo della riscossa nazionale. Con 1.413 giorni in carica, il governo Meloni non solo batte il record del secondo esecutivo di Silvio Berlusconi, ma consacra una verità spesso nascosta: i 3 governi più stabili e longevi in Italia li ha garantiti il centrodestra. Non è un caso. Questo traguardo non è solo una questione di numeri: è il successo della coerenza, della visione, del coraggio di chi ha saputo andare controcorrente, superando pregiudizi e ostacoli creati ad arte da una sinistra incapace di fare i conti con la realtà. La “destra nazionale” ha saputo parlare al popolo, crescere e finalmente guidare il Paese con autorevolezza e responsabilità. La scelta di Fratelli d’Italia di celebrare questo primato storico a Bari non è affatto casuale. Come ha giustamente evidenziato Fabrizio Tatarella, vicepresidente della Fondazione Tatarella (che ha sede proprio a Bari), questa decisione rappresenta “un cerchio che si chiude”. È il compimento perfetto di un percorso tracciato con lungimiranza da Pinuccio Tatarella, il “ministro dell’armonia”, che ha disegnato la destra del futuro.

Per comprendere appieno la portata di questo successo, occorre riavvolgere il nastro della memoria storica. Per gran parte della Prima Repubblica, il Movimento Sociale Italiano è stato relegato ai margini del sistema politico, penalizzato dalla “teoria dell’arco costituzionale” e da una persistente pregiudiziale antifascista strumentalizzata dagli avversari. Né la “politica dell’inserimento” di Arturo Michelini negli anni ‘50-’60, né il successivo tentativo di Giorgio Almirante di allargare i confini con la formula del “MSI-Destra Nazionale” (‘72), erano riusciti a spezzare definitivamente quella ghettizzazione dal governo. La destra rimaneva un’opposizione di “testimonianza”.

La svolta decisiva maturò nei primi anni Novanta, nel pieno della tempesta di Tangentopoli che travolse i vecchi partiti. Fu allora che l’intuizione di Pinuccio Tatarella, unita alla formulazione teorica del politologo Domenico Fisichella, indicò una via d’uscita dall’isolamento: la costruzione di un grande partito presidenzialista, democratico e conservatore, capace di superare le vecchie divisioni del Novecento e di dialogare con le forze cattoliche e moderate che stavano diventando orfane di rappresentanza, a causa del crollo della Democrazia Cristiana. Con la nascita di Alleanza Nazionale, sancita formalmente nel memorabile Congresso di Fiuggi del 1995, la destra post-missina attuò la sua prima, grande transizione. Per la prima volta, nel 1994, la destra accedeva al governo della Nazione, con Pinuccio Tatarella nel ruolo fondamentale di Vicepresidente del Consiglio.

Quella stagione seminò germogli profondi. Proprio trent’anni fa, nel 1996 a Rieti, in occasione del congresso di Azione Giovani (il movimento giovanile di Alleanza Nazionale nato sulle ceneri del Fronte della Gioventù), cresceva una nuova generazione della destra italiana. Una generazione che sarà guidata da una giovanissima e determinata Giorgia Meloni. Come ricordato dalla Fondazione Tatarella, senza quella straordinaria palestra di militanza, senza la svolta di Fiuggi e senza la nascita di Azione Giovani, oggi non saremmo qui a celebrare questo record storico.

Il percorso che ha condotto la destra da Fiuggi a Palazzo Chigi non è stato privo di ostacoli. La dolorosa esperienza della confluenza nel Popolo della Libertà, la successiva rottura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi e la diaspora di quella classe dirigente rischiarono di cancellare decenni di sacrifici. Ma è proprio in quel momento di massima confusione, nell’autunno del 2012, che è emerso il carattere della leadership di Giorgia Meloni. Insieme a Guido Crosetto e Ignazio La Russa, la giovane leader decise di compiere un atto coraggioso, potremmo dire d’amore, fondando Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di salvare una comunità politica e dare una casa a chi non voleva rassegnarsi alla fine di una destra nazionale. Fratelli d’Italia rappresenta il “terzo partito della Fiamma”, l’evoluzione più matura e compiuta di questo viaggio. Rispetto all’esperienza di Alleanza Nazionale, che pur avendo il merito di aver sdoganato la destra, rimase sempre in una posizione di subalternità rispetto all’alleato dominante di Forza Italia, Fratelli d’Italia ha saputo invertire i rapporti di forza. Con la storica vittoria del 25 settembre 2022, per la prima volta nella storia repubblicana, la destra è stata chiamata a governare “come destra”, ponendosi alla guida della coalizione e portando Giorgia Meloni a Palazzo Chigi da una posizione di indiscussa egemonia elettorale e politica.

Oggi, con il traguardo dei 1.413 giorni di governo, l’esecutivo Meloni non solo festeggia un primato di stabilità istituzionale di cui l’Italia aveva immensamente bisogno, ma suggella l’eredità spirituale di Pinuccio Tatarella. Quel passaggio ideale di consegne è ormai pienamente compiuto. La destra italiana ha dimostrato di saper coniugare la fedeltà ai propri valori identitari con una matura e autorevole cultura di governo, capace di attirare illustri personalità esterne e di farsi perno indiscusso della stabilità nazionale. Bari celebra così un traguardo storico, ma per il popolo dei patrioti questo non rappresenta un punto d’arrivo. È, al contrario, la conferma che le grandi idee non muoiono quando sono sostenute dalla coerenza e  dalla capacità di rinnovarsi senza recidere le proprie radici. Pinuccio Tatarella aveva immaginato una destra capace di uscire dall’isolamento, parlare agli italiani, costruire alleanze e assumersi fino in fondo la responsabilità di governo. Oggi quella intuizione trova nella leadership di Giorgia Meloni una delle sue realizzazioni più compiute.

E allora, prendendo in prestito il titolo di una celebre canzone di Gino Paoli, quella della destra italiana può essere raccontata davvero come “una lunga storia d’amore”. L’amore per una comunità politica che ha attraversato sconfitte, esclusioni, trasformazioni e ripartenze; l’amore di generazioni di militanti che hanno continuato a crederci quando Palazzo Chigi sembrava lontanissimo; l’amore per una Nazione che quella comunità ha sempre ambito a servire e governare. Da Fiuggi a Bari, da Tatarella a Meloni, trent’anni dopo, quella storia non si è conclusa. Ha semplicemente raggiunto un nuovo capitolo. Perché 1.413 giorni possono segnare un record. Ma dietro quei numeri ci sono decenni di militanza, battaglie, idee e persone. Una lunga storia d’amore, appunto.

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Michele Intartaglia
Michele Intartaglia
Michele Intartaglia, classe 2004, originario di Procida. Studente di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli.

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