La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio il secondo avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, depositando anche gli atti relativi agli accertamenti integrativi svolti negli ultimi mesi. Il capo d’imputazione nei confronti dell’indagato, secondo quanto comunicato dalla Procura, resta invariato. Dopo il deposito degli atti, la difesa di Sempio dispone del termine previsto dalla legge per esaminare il materiale investigativo, presentare memorie, produrre documentazione e chiedere eventuali ulteriori accertamenti. Soltanto dopo questa fase la Procura potrà assumere le proprie determinazioni sull’esercizio dell’azione penale.
La nuova fase investigativa ruota attorno a una serie di elementi che negli ultimi mesi sono stati sottoposti a ulteriori esami scientifici. Nessuno di questi, preso singolarmente, costituisce una sentenza o un accertamento definitivo di responsabilità: si tratta di elementi acquisiti nel corso delle indagini e destinati, eventualmente, a essere sottoposti al vaglio del giudice. Uno dei punti più discussi è quello della cosiddetta impronta 33, repertata nella villetta di via Pascoli e da tempo oggetto di accertamenti e interpretazioni differenti. Secondo quanto riferito dalla Procura di Pavia, i nuovi consulenti incaricati di esaminare le osservazioni formulate dalla difesa non avrebbero individuato elementi tali da modificare le precedenti conclusioni investigative sull’impronta.
Parallelamente, ulteriori approfondimenti avrebbero riguardato la natura della sostanza presente nella traccia e la possibilità di una componente ematica. Il tema è particolarmente delicato perché gli accertamenti effettuati negli anni successivi all’omicidio e quelli più recenti sono stati condotti con metodologie, materiali e quesiti differenti. Per questo motivo, nel valutare il significato dell’impronta, occorre distinguere il dato tecnico dalla sua interpretazione investigativa e processuale. Un altro elemento inserito nel nuovo quadro investigativo riguarda una traccia di calzatura rinvenuta sulla scena del delitto. La Procura ha riferito che i consulenti hanno effettuato nuovi accertamenti sulla scarpa e che una calzatura modello Frau, numero 42, risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio.
La conclusione indicata dagli investigatori riguarda dunque la compatibilità delle dimensioni e della conformazione, non l’identificazione diretta e definitiva della persona che avrebbe lasciato la traccia. È un passaggio che va letto con particolare cautela: la compatibilità antropometrica può costituire un elemento da valutare insieme ad altri dati, ma non equivale automaticamente alla prova che quella specifica persona abbia indossato quella scarpa o abbia lasciato l’impronta sulla scena. La difesa di Sempio, secondo le ricostruzioni riportate dalle fonti, contesta proprio il significato attribuito a questo elemento e sostiene che le caratteristiche del piede dell’indagato non consentirebbero di ricondurgli la traccia. Tra gli elementi più significativi emersi dalla nuova attività investigativa c’è poi la questione delle analisi genetiche effettuate nel 2007 sui pedali della bicicletta appartenente ad Alberto Stasi.
Le nuove verifiche sui dati grezzi conservati presso il Ris di Parma avrebbero consentito di individuare due corse elettroforetiche datate 20 settembre 2007 che risultavano negative per il profilo genetico di Chiara Poggi. Queste contro-analisi, secondo quanto comunicato dalla Procura, non sarebbero state presenti nel fascicolo processuale relativo a Stasi. La circostanza è stata sottoposta a un nuovo esame da parte dei consulenti nominati dalla Procura. Secondo la ricostruzione ufficiale, gli esperti avrebbero confermato l’esistenza delle due corse elettroforetiche negative e avrebbero ritenuto che, all’epoca, sarebbe stato opportuno procedere a ulteriori approfondimenti. Il dato viene oggi considerato dalla difesa di Stasi come potenzialmente rilevante per la posizione dell’ex fidanzato di Chiara Poggi. La Procura di Pavia, tuttavia, ha precisato di non aver presentato una richiesta finalizzata alla revisione della condanna definitiva di Stasi. Proprio sulla gestione delle analisi del 2007 è intervenuto anche Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma.
Garofano ha respinto l’ipotesi che nel corso delle vecchie indagini vi siano stati depistaggi o manipolazioni. Secondo la sua ricostruzione, gli accertamenti furono eseguiti nel contraddittorio, alla presenza dei consulenti delle parti, compresi quelli di Alberto Stasi. Ha quindi manifestato fiducia nei propri collaboratori e nella correttezza delle procedure seguite all’epoca. Le dichiarazioni di Garofano si collocano però all’interno di un confronto ancora aperto. Da una parte vi sono le nuove valutazioni della Procura sui dati genetici rinvenuti nei materiali del Ris; dall’altra le spiegazioni di chi partecipò alle indagini originarie e quelle della difesa di Stasi, che chiede di chiarire perché determinate contro-analisi non siano confluite nel procedimento.
Garofano è stato inoltre ascoltato dagli investigatori il 25 settembre nell’ambito della nuova inchiesta. Secondo quanto riportato dalle fonti, l’audizione avrebbe riguardato anche gli accertamenti scientifici eseguiti nel 2007 e il materiale relativo alla bicicletta di Stasi. Un altro capitolo importante dei nuovi accertamenti riguarda la dinamica dell’aggressione e l’intervallo tra le lesioni e la morte di Chiara Poggi. Le consulenze anatomopatologiche citate dalla Procura, affidate a Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone, avrebbero portato a una ricostruzione secondo cui alcune delle lesioni alla testa e al volto potrebbero essere state provocate durante una fase di aggressione o colluttazione non immediatamente coincidente con il decesso.
Gli esperti indicano un intervallo minimo orientativo compreso tra 15 e 30 minuti tra la produzione di determinate lesioni e la morte, senza escludere una sopravvivenza complessiva più lunga, fino a circa un’ora. Con la nuova chiusura delle indagini, il procedimento entra ora in una fase nella quale la difesa di Sempio potrà esaminare integralmente il materiale depositato dalla Procura e formulare le proprie osservazioni. Il secondo avviso di conclusione delle indagini non significa dunque che Sempio sia già stato rinviato a giudizio. La Procura dovrà valutare le eventuali memorie e richieste della difesa prima di decidere se esercitare l’azione penale e chiedere al giudice l’apertura del processo. La difesa ha già sottolineato che il capo d’imputazione non sarebbe cambiato rispetto al precedente avviso e che sarà necessario esaminare gli atti per valutare il significato dei nuovi accertamenti.
La nuova inchiesta riapre inevitabilmente anche il capitolo relativo ad Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. La scoperta delle contro-analisi sui pedali e le nuove valutazioni della Procura rappresentano elementi che la difesa di Stasi considera rilevanti. Tuttavia, la sua condanna rimane allo stato definitiva e la Procura di Pavia ha precisato che non è stata presentata al Procuratore generale una richiesta per promuovere la revisione della sentenza. Un eventuale procedimento di revisione segue inoltre un percorso autonomo rispetto all’inchiesta nei confronti di Sempio. La semplice chiusura delle indagini a carico di quest’ultimo non determina automaticamente né l’annullamento della condanna di Stasi né una modifica della sentenza passata in giudicato.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, l’inchiesta continua dunque a svilupparsi su due piani distinti: da un lato la posizione di Andrea Sempio, per il quale la Procura di Pavia ha nuovamente concluso le indagini mantenendo invariata l’imputazione; dall’altro le conseguenze che i nuovi accertamenti potrebbero avere sulla vicenda processuale di Alberto Stasi. Al centro rimangono reperti esaminati più volte nel corso degli anni, dai quali le diverse parti ricavano interpretazioni differenti: l’impronta 33, la traccia della scarpa, il materiale genetico dei pedali e la ricostruzione medico-legale della morte. La prossima fase sarà quindi quella dell’esame degli atti da parte della difesa di Sempio e delle eventuali iniziative che potranno essere assunte dopo la scadenza dei termini previsti dalla legge. Solo successivamente si potrà capire sel’inchiesta porterà effettivamente a una richiesta di processo e quale sarà, sul piano autonomo, l’eventuale iniziativa della difesa di Stasi sulla condanna definitiva.




























