Cercavano elementi su un presunto rapimento di bambini e si sono imbattuti nei documenti riservati dell’intelligence tedesca. Comincia così l’inchiesta che ha portato all’arresto di August Hanning, l’uomo che per sette anni aveva guidato il servizio segreto estero della Germania. Una perquisizione, disposta nel settembre 2025 nell’ambito del caso dell’imprenditrice Christina Block, ha aperto agli investigatori una strada diversa: quella delle informazioni del Bnd che, secondo l’accusa, sarebbero finite nelle attività private del suo ex presidente.
Il 6 ottobre la Procura federale ha annunciato l’arresto di Hanning e del suo ex capo di gabinetto Manfred D. Le contestazioni a carico dell’ex direttore comprendono spionaggio, acquisizione di segreti di Stato e tentato tradimento. L’impianto accusatorio dovrà essere provato in giudizio; la questione istituzionale è già evidente: verificare come informazioni destinate ai vertici dello Stato possano essere uscite dai circuiti autorizzati.
La vicenda Block spiega l’origine della scoperta, ma va tenuta distinta dalle accuse di spionaggio. Come riferisce la Dpa, ripresa da “Die Welt”, Hanning è indagato per un presunto tentativo di rapimento del 2022, diverso dall’episodio che coinvolse i figli dell’imprenditrice nella notte di Capodanno 2023-2024. Il suo avvocato ha respinto quelle accuse. È attraverso gli accertamenti su quel primo procedimento che gli investigatori sono arrivati alle carte dell’intelligence.
Il rapporto con l’uomo rimasto dentro il servizio
Hanning conosceva l’apparato dall’interno e ai massimi livelli. Presidente del Bnd, il Bundesnachrichtendienst, dal 1998 al 2005, aveva poi ricoperto fino al 2009 l’incarico di segretario di Stato al ministero federale dell’Interno. Aveva attraversato gli anni dell’11 settembre, della guerra in Afghanistan e della collaborazione sempre più importante con i servizi americani. La sua esperienza professionale coincideva con alcuni dei passaggi più delicati della sicurezza occidentale.
Secondo la ricostruzione della Procura, riportata da “Handelsblatt”, il presunto accordo con Manfred D. risalirebbe alla primavera del 2010: informazioni del servizio in cambio di denaro, da sfruttare nelle consulenze private dell’ex presidente. Gli inquirenti parlano di quasi 2 mila documenti trasmessi nel corso degli anni, fino a giugno 2022, molti dei quali classificati. Materiale destinato anche a preparare la direzione del Bnd alle riunioni sulla situazione informativa presso la Cancelleria federale.
È la posizione di Manfred D. a dare la misura del problema. Come ricostruisce la Zdf, dopo essere stato capo dell’ufficio di Hanning, dal marzo 2012 al marzo 2026 aveva ricoperto lo stesso incarico per diversi presidenti successivi del servizio. Aveva dunque continuato a lavorare vicino al vertice, con accesso a informazioni riservate. La durata del suo impiego e quella del presunto passaggio di documenti sono distinte: le carte finora indicate dagli inquirenti arrivano al giugno 2022.
L’ipotesi investigativa riguarda quindi un rapporto personale sopravvissuto all’uscita del vecchio superiore dall’amministrazione, mentre il collaboratore conservava una posizione sensibile. Se confermata, imporrebbe di chiarire come abbiano funzionato i controlli su accessi, copie e trasferimenti delle informazioni. La familiarità con chi ha guidato un servizio non può diventare una ragione per abbassare la sorveglianza.
È questo il punto più scomodo per Berlino. Un ex dirigente può mettere a frutto le proprie competenze professionali; continuare a ricevere documenti riservati attraverso personale in servizio significherebbe invece utilizzare risorse pubbliche per interessi privati. L’accusa sostiene che proprio quel confine sia stato attraversato.
Le informazioni degli alleati e i destinatari stranieri
La natura del materiale aggiunge una dimensione internazionale. “Handelsblatt”, riprendendo l’inchiesta congiunta di “Süddeutsche Zeitung”, Ndr e Wdr, ha riferito di valutazioni sulla situazione mondiale, documenti sul programma nucleare iraniano e sulle forze armate russe, oltre a informazioni provenienti da servizi partner stranieri.
La Procura descrive due distinti rapporti con apparati esteri. In un caso Hanning avrebbe utilizzato informazioni classificate per preparare un’analisi destinata a un funzionario straniero; gli investigatori non hanno accertato che il prodotto sia arrivato al destinatario. In un altro avrebbe fornito per anni informazioni politiche a un rappresentante di un diverso servizio, attingendo in parte al materiale ricevuto da Manfred D. Gli Stati interessati non vengono identificati nel comunicato.
Quanto alla Russia, l’inchiesta congiunta dei media tedeschi esclude un collegamento, una precisazione ripresa anche dal “Corriere della Sera” del 6 ottobre. Sarebbe quindi arbitrario attribuire a Mosca il ruolo di destinatario. La questione della protezione dei segreti resta grave senza bisogno di aggiungere un committente che le autorità non hanno nominato.
Per la cooperazione occidentale, il rischio da valutare riguarda anche la fiducia. Un servizio che condivide informazioni sensibili deve poter contare sulla capacità del destinatario di custodirle. Se documenti ricevuti da un alleato fossero stati impiegati per consulenze private o passati ad altri apparati, il danno potenziale andrebbe oltre la singola informazione: potrebbe mettere in discussione l’affidabilità di chi l’ha ricevuta.
Hanning conosceva bene il valore di quella collaborazione. Il 2 ottobre 2015, davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla Nsa, aveva difeso i rapporti con gli americani, spiegando che senza il loro contributo il Bnd non sarebbe stato in grado di assolvere adeguatamente i propri compiti. Il resoconto del Bundestag documenta anche la sua insistenza sul rispetto del diritto e degli interessi tedeschi.
Quelle dichiarazioni rendono ancora più chiara la posta istituzionale del caso: le informazioni ottenute attraverso una cooperazione fra Stati appartengono a quel rapporto di fiducia, non alla disponibilità personale di chi, per incarico, ha potuto consultarle.
La prova per Berlino
Gli arresti arrivano mentre la Germania discute il rafforzamento dei propri servizi. Il 24 settembre il Bundestag ha esaminato in prima lettura il progetto governativo di riforma dell’intelligence, rinviandolo alle commissioni. Il disegno di legge punta ad ampliare le capacità del Bnd e del servizio interno BfV, prevedendo anche misure operative contro determinate minacce e un rafforzamento dei controlli.
Il caso Hanning porta dentro quel dibattito una domanda concreta: quanto vale un apparato più potente se non riesce a garantire la custodia delle informazioni che raccoglie? Accrescere le capacità operative e proteggere il patrimonio informativo sono parti dello stesso lavoro. La verifica deve riguardare anche le relazioni mantenute dopo il congedo e gli interessi professionali di chi ha ricoperto incarichi particolarmente sensibili.
Le indagini dovranno stabilire quali documenti siano stati trasferiti, come siano stati utilizzati e chi ne abbia beneficiato. Sul piano politico, la risposta non può limitarsi alla gestione dell’imbarazzo per un nome così importante. Difendere la sicurezza nazionale richiede controlli capaci di funzionare anche davanti a un curriculum prestigioso e a una lunga consuetudine con il potere. Il patrimonio informativo dello Stato resta dello Stato anche quando chi lo ha amministrato cambia mestiere.



























