Giorgia c’è e ci dovrà essere

L’appuntamento di Bari, organizzato per celebrare sia la durata dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, il più longevo della Storia della Repubblica italiana, e qui parliamo del primo record ottenuto dalla ormai ex underdog di destra cresciuta alla Garbatella, che i risultati concreti prodotti in quattro anni di governo, tutti gli altri record insomma, ha reso ulteriormente evidente, in Italia e presso la stampa internazionale, quanto in realtà già si sapeva. Alla guida della nostra Nazione non c’è un gruppo stanco, svogliato, ormai incapace di tenere testa agli eventi e progettare il futuro dopo quattro anni di permanenza nel Palazzo, e privato dell’appoggio popolare e della fiducia da parte delle categorie produttive. Abbiamo tutto il contrario, nella cabina di pilotaggio dell’Italia, ovvero, una premier che non si è mai lasciata trasformare dal potere e rimane tuttora la stessa entusiasta ragazza di destra della Garbatella che non si è mai risparmiata nella militanza di opposizione come di fronte a precise responsabilità di governo. Giorgia Meloni c’era, c’è e ci sarà, ed è stata la stessa premier a sottolineare a Bari di non aver mai mollato finora e di non avere intenzione di farlo nemmeno prossimamente. Insieme al Presidente del Consiglio, rimane la squadra di governo, Fratelli d’Italia e gli alleati, i quali, anziché essere esausti come vorrebbero le sinistre, sono come un motore che ha appena superato il rodaggio, consapevoli e orgogliosi di quanto è stato possibile fare fino a questo momento, coscienti, è ovvio, pure delle difficoltà incontrate, e proiettati già nella concretizzazione prossima ventura di ciò che è stato preparato in questa legislatura. Infatti, la premier Meloni, nel suo discorso di Bari, ha voluto anzitutto rivendicare con motivato orgoglio il primato del governo più stabile e duraturo della Repubblica, che corrisponde ad un regalo fatto al Paese, il più grande per una Nazione afflitta da instabilità decennale e da governi fragili e incapaci spesso di agire. Già solo la longevità del Governo Meloni è una vera e grande riforma per l’Italia, e si tratta peraltro di una vita lunga e anche sana. Hanno mantenuto ottimo lo stato di salute dell’esecutivo, nonostante la nascita di esso in un ambiente pericoloso, ricordiamo il 2022 e tutti i suoi problemi, molti dei quali tutt’oggi presenti, sia la coesione nella maggioranza, (FdI, FI, Lega e Noi Moderati hanno anteposto l’interesse nazionale alle pur esistenti sfumature diverse), che i risultati ottenuti in molti campi. Il Governo Meloni non sta durando e basta, ma va avanti e lavora. La premier a Bari ha evidenziato il fatto che stabilità e durata non abbiano un significato solo statistico e numerico, ma generino effetti tangibili in termini di maggiore affidabilità economica e politica dell’Italia nel mondo e al proprio interno. Non ha potuto fare a meno, il Presidente del Consiglio, di rilanciare l’attenzione su ciò che è stato fatto sinora per l’economia, che ha tenuto meglio, in questi anni turbolenti a livello mondiale, rispetto a Paesi europei di solito ben più robusti dell’Italia. Per il fisco e l’alleggerimento del suo peso, con il taglio del cuneo fiscale in busta paga e la revisione dell’IRPEF. Per il lavoro, con tanti stimoli che hanno innalzato l’occupazione a tempo indeterminato e frenato il precariato. Per la sicurezza, con nuove e severe norme contro la delinquenza organizzata e minorile, i cosiddetti maranza e i teppisti di stampo politico. Per la difesa dei confini, con l’adozione di strumenti inediti che hanno comportato la diminuzione degli sbarchi di clandestini e l’aumento dei rimpatri. Naturalmente, Giorgia Meloni, sempre a Bari, non ha nascosto di avere avuto a che fare pure con diverse difficoltà e di aver provato la sensazione di “nuotare nella colla”. Gli effetti devastanti delle tensioni globali si sono fatti sentire eccome e continuano ancora ad incidere visto che le guerre in Ucraina e Iran rimangono tuttora irrisolte. Poi, non si può prescindere dal particolare contesto italiano che, purtroppo da questo punto di vista, non è come quello argentino di Javier Milei in cui il capo dell’esecutivo è un presidente eletto dal popolo e dotato di poteri e raggio d’azione ben più ampi di quelli del Presidente del Consiglio italiano. Qui, pesano i vincoli di una UE che sta cambiando a dire il vero, ma ancora troppo lentamente, e il nostro vetusto ordinamento parlamentare prevede numerosi passaggi fra Camera e Senato per l’approvazione di riforme costituzionali. L’architettura del nostro sistema rallenta anche il più dinamico dei governi, anche la diligente e sempre operativa Giorgia Meloni, e se, insieme ai riti della Repubblica parlamentare, aggiungiamo i guasti provocati dal malgoverno precedente, (i conti pubblici terremotati dagli irresponsabili di PD e M5S), ecco che occorre stilare una lista di priorità urgenti e programmare il resto sul medio-lungo termine. Non a caso, il Governo Meloni, appena insediatosi, ha dato subito una risistemata al bilancio dello Stato ed oggi possiamo constatare la stabilità dello spread e prendere atto della discesa del deficit al 3,1 per cento del PIL. Ma, in ogni caso, non si è pensato solo al rigore e, ai fini dello sviluppo, si è iniziato a diminuire contemporaneamente il peso delle tasse nell’ottica di giungere, attraverso più tappe e più leggi finanziarie, a quel fisco amico e non più ostile verso le imprese e la crescita, che è il vero obiettivo della destra. Questo Governo si è trovato con le chiavi di un’automobile non nuova e pronta per essere usata, ma bisognosa di restauro prima di essere messa su strada, quindi, non ha potuto fare altro che affrontare subito le emergenze, (conti pubblici, lavoro, sicurezza), e gettare le basi per un cambiamento profondo di questa Nazione a lungo ingessata che si potrà vedere solo più in là, solo nella prossima legislatura. Pensiamo al nucleare, al premierato che necessita prima di una legge elettorale coerente e che renderà strutturali e definitive, con qualsiasi maggioranza futura di governo, la stabilità e la governabilità alle quali stiamo assistendo oggi, al raggiungimento di un prelievo fiscale sostenibile. Giorgia Meloni c’è e ci dovrà essere anche dal 2027 in poi. Le pagine più belle della storia della destra e dei conservatori di Giorgia Meloni devono ancora essere scritte, così ha sostenuto, a ragione, la premier a Bari. Ovvio, se gli italiani lo vorranno. Per ora, la platea del Forum Ambrosetti di Cernobbio ha detto di volerlo e ha bocciato senza possibilità di appello il campetto largo di Elly Schlein e Giuseppe Conte. 

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Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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