La sinistra sperava che la visita di Giorgia Meloni ad Amatrice fosse un flop. Immaginavano che i cittadini dei piccoli borghi distrutti in quella maledetta notte di dieci anni fa, scendessero inferociti in piazza per dirgliene quattro al Capo del Governo. Poi però le speranze hanno lasciato spazio alla realtà, con la grande accoglienza riservata alla premier. E soprattutto alla solennità delle commemorazioni, durante le quali sono state ricordate le quasi 300 vittime di quello sciame sismico che ha ridotto in polvere interi paesini. E che lo Stato sta man mano ricostruendo: “C’è molto da fare ma il peggio è alle spalle” ha decretato il cardinale Matteo Zuppi nella sua omelia.
A sinistra, insomma, speravano che ci fosse un qualche collegamento tra i fischi di Taranto e un presunto malcontento generale contro la premier. Speravano che in un territorio colpito dai disagi come quello del Centro Italia ci potesse essere un sentimento di rabbia contro lo Stato che avrebbe portato, inevitabilmente, a delle contestazioni per la premier. I titoloni di Repubblica sono già scaduti, a poche ore di distanza: “I fischi a Taranto un campanello, Meloni teme il bis ad Amatrice”. Non è stato così. Ad Amatrice, luogo simbolo del sisma dove sono morte 239 persone delle 299 vittime totali, Meloni è stata accolta tra gli applausi. Ha fatto il giro del web il video che ritrae un signore in lacrime abbracciare la premier. Aveva perso parte della sua famiglia: “Sono riuscito a parlarle e mi ha abbracciato. È stata l’emozione più bella della mia vita” dirà poi a LaPresse. E ancora alla fine della cerimonia, si distingue la voce di chi urla: “Giorgia non mollare”. E lei: “Promesso”.
Ma, al di là del taglio politico che una certa sinistra aveva tentato di dare anche a una visita così sentita, resta il dolore per uno dei momenti più tragici della storia della Repubblica. “L’emozione per l’incontro con i parenti delle vittime è grande ma è più grande l’impegno perché noi vogliamo soprattutto dare risposte, continuare a dare risposte”, ha commentato la premier al termine della messa. Sul versante della ricostruzione, dunque, i risultati sono arrivati. E superata una prima fase di “complessità, di incertezze, di ossessioni formaliste che hanno di fatto rubato tempo alla ricostruzione”, negli ultimi anni il cambio di passo. È il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, a elencarne a Italpress i numeri: parliamo di “15 mila abitazioni già restituite ai terremotati, 9.500 cantieri in corso, 36 mila le domande che complessivamente sono state depositate e anche sulla ricostruzione pubblica le notizie sono incoraggianti perché”, al di là delle solite lungaggini burocratiche, “possiamo dire che il 40% delle 3.366 opere pubbliche in corso sono terminate o in corso con cantieri che stanno realizzando le opere oppure sono state oggetto di affidamento di gara”. Quindi, chiosa Castelli, “sì, il Presidente del Consiglio ha ragione: molto resta da fare, ma moltissimo è stato fatto”.
Insomma, la realtà ha smentito le aspettative di chi sperava di trasformare anche il dolore di Amatrice in un’arma politica contro il Governo. Gli applausi, gli abbracci e quel “Giorgia non mollare” raccontano una Nazione che chiede soprattutto una cosa: continuare a ricostruire. E i numeri dimostrano che il cammino, finalmente, è quello giusto.



























