Gualtieri e il pollice verde di cartone: a Roma l’ombra la fa il cartello

​Roma e il verde, una storia che ultimamente assomiglia più a un contenzioso aperto che a un piano urbanistico. A guardare le carte e i numeri della Relazione sul bilancio arboreo, tra il 2021 e il 2025 la città ha dovuto fare i conti con una perdita secca di quasi trentamila alberi, tra quelli abbattuti per motivi di sicurezza e quelli finiti a terra dopo schianti improvvisi. A fronte di questo, le nuove piantumazioni reali messe a segno da Comune e Città Metropolitana non sono bastate a pareggiare i conti, lasciando un saldo negativo di oltre quattromila esemplari.

​È vero che l’amministrazione rivendica cifre ben più alte, parlando di oltre sessantasettemila interventi, ma una buona fetta di quel conteggio si riferisce a piante già esistenti che sono state semplicemente censite e registrate per la prima volta. Un’operazione di inventario che, per quanto utile sulla carta, non sposta di un millimetro la realtà di strade e piazze che d’estate si ritrovano a fare i conti con isole di calore roventi.

​Il nodo centrale, sollevato spesso da comitati e residenti, è che un albero non è una semplice voce di bilancio. Sostituire un pino secolare o un cipresso monumentale con un alberello alto un metro e mezzo legato a un tutore significa cancellare decenni di benefici ambientali in termini di ombra, abbassamento delle temperature e assorbimento della CO₂, per non parlare dell’impatto paesaggistico. Basti pensare agli abbattimenti che hanno cambiato volto a luoghi simbolo come Via dei Fori Imperiali, attorno al Colosseo, o all’area del Mausoleo di Augusto, dove i cipressi storici sono quasi del tutto spariti lasciando i monumenti completamente denudati.

​Lo stesso copione si ripete nelle piazze riqualificate, da Piazza Risorgimento a Piazza dei Cinquecento, dove le promesse di grandi coperture verdi si sono scontrate con distese di pietra esposte al sole e alberi in vaso spesso lasciati a seccarsi senza adeguate cure.

​In questo scenario, la risposta dell’amministrazione è arrivata sotto forma di una campagna di comunicazione con cartelli verdi e slogan istituzionali piazzati lungo le strade. Una mossa che per molti suona come una beffa: i romani non chiedono promesse cartacee o grafiche sui pali, ma un verde che cresca davvero, venga innaffiato e protetto, perché l’estate romana, tra asfalto bollente e piazze spoglie, presenta il conto ogni giorno.

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