I record del Governo Meloni, festeggiati, insieme alla longevità dell’esecutivo, poche ore fa a Bari e giustamente rivendicati dalla premier Giorgia Meloni, sono fatti supportati da numeri incontestabili e dalle risposte che giungono ogni giorno dalle cronache e dalla realtà. Non sono feticci surreali e propagandistici come la sconfitta della povertà di Luigi Di Maio. Come scriviamo sempre, una parte del lavoro fin qui svolto dal 2022 costituisce la base, l’impostazione di un cammino per il cambiamento profondo di questa Nazione che sarà concreto e visibile solo nel medio-lungo termine, ma c’è un’altra fetta dell’impegno del Governo che ha riguardato quelle emergenze da risolvere subito e in merito alle quali generare risultati tangibili in poco tempo. Per esempio, circa l’immigrazione clandestina e gli sbarchi illegali presso le coste italiane si è agito in modo tempestivo con strumenti inediti che hanno dimostrato la loro efficacia. I cosiddetti barconi di clandestini, organizzati da gruppi criminali e favoriti dalle ONG, non sono più un’emergenza fuori controllo dopo il raggiungimento di intese fra l’Italia e i Paesi di partenza e transito come Tunisia e Libia. Inoltre, il verificabile calo degli sbarchi e l’azione di scoraggiamento verso i trafficanti di donne, uomini e bambini, sono stati resi possibili dai centri di accoglienza allestiti in Albania, che impediscono alle masse di riversarsi disordinatamente in Italia, le fermano altrove e lavorano come filtro per separare gli aventi diritto ad asilo e protezione da coloro i quali devono essere subito rimpatriati. I centri italo-albanesi sono stati bersagliati da numerose menzogne della propaganda di sinistra e peggio ancora, dai noti boicottaggi coordinati da toghe al servizio di PD e M5S, ma quando essi hanno potuto iniziare a funzionare a pieno regime, il segno meno in relazione agli ingressi irregolari non ha tardato ad arrivare. I centri in Albania sono così inutili, (la vulgata rossa parla di inutilità), da essere visti come modello in Europa, da diversi governi nazionali alla Commissione UE. L’Italia ha fatto scuola nel Vecchio Continente perché a Bruxelles e dintorni si parla da mesi della necessità di porre un freno alla immigrazione clandestina e difendere i confini esterni della UE con soluzioni innovative come gli hub per migranti situati in Paesi terzi, cioè, tanto per capirci, come i centri in Albania istituiti dal Governo Meloni. E adesso, viene compiuto un passo ulteriore. Cinque Paesi UE, (Danimarca, Paesi Bassi, Grecia, Austria e Germania), si sono riuniti a Copenaghen, ospitati dalla premier danese Mette Frederiksen, che è di sinistra, ma sulla immigrazione la pensa come Giorgia Meloni e non come Elly Schlein e Pedro Sanchez, per affermare la loro intenzione di avvalersi di strutture di rimpatrio ubicate all’estero entro il 2027. Si parla già di hub da costruire in Uganda e Ruanda con investimenti europei in questi due Paesi africani per fare sì che i vantaggi siano reciproci. Le chiacchiere di sinistra stanno a zero e i sabotaggi giudiziari pure.



























