I peggiori nemici della Palestina? Il terrorismo e i pro-Palestina nelle piazze

Ogni guerra intrapresa dalle Nazioni democratiche ha i suoi contestatori. Sono rimaste nella Storia le manifestazioni, svoltesi anche negli Stati Uniti, contro la guerra in Vietnam, e restano indimenticabili gli striscioni con sopra scritto: “Yankee go home” oppure “Fate l'amore, non la guerra”.

E' stato poi il turno delle bandiere arcobaleno, sventolate per condannare la lotta al terrorismo di Al Qaeda iniziata dal presidente USA George W. Bush dopo l'11 settembre 2001, e in particolare il conflitto in Iraq.

Anche l'intervento della NATO nella ex Jugoslavia non fu risparmiato da proteste di piazza, ed ora tocca allo Stato di Israele, impegnato nella battaglia militare all'interno della Striscia di Gaza, divenire oggetto di contrasto e di dissenso da parte di alcuni giovani e studenti. Il controcanto fa bene ed è fisiologico nelle democrazie, che si lasciano criticare e possono senz'altro cadere in errore. Mettere in discussione le scelte dei vertici in Paesi autoritari come Russia, Cina e Iran, è invece un poco più complicato. Questo dovrebbe essere chiaro a tutti, ma talvolta non lo è.

Quindi, viva i giovani che esprimono il loro pensiero, condivisibile o meno, tuttavia, peccato solo che le varie generazioni di coloro i quali si definiscono pacifisti si siano sempre mobilitate in contrapposizione alle decisioni americane, israeliane e dell'Alleanza Atlantica, e non abbiano mai avvertito la necessità di organizzare cortei indignati e avversi ai tagliagole dell'integralismo islamico, ai macellai serbo-bosniaci che negli anni Novanta massacravano donne incinte, alle violenze di Hamas perpetrate in territorio israeliano il 7 ottobre scorso e a tutto ciò che ha commesso finora Vladimir Putin, dall'aggressione all'Ucraina alla repressione interna in Russia.

Gli argomenti non mancano, per urlare in piazza lo sdegno giovanile, ma alcuni gruppi si rivelano distratti o meglio, in malafede. Peccato, inoltre, che insieme agli striscioni reclamanti la pace e il cessate il fuoco compaiano atteggiamenti violenti e illegali, tutt'altro, quindi, che pacifici e bucolici. Proprio come accade in Medio Oriente, ad opera di estremisti arabi che incendiano le bandiere USA e di Israele, anche durante i recenti raduni pro-Palestina, tenutisi in varie città italiane in dissenso verso l'operazione militare israeliana a Gaza, sono state bruciate immagini di Giorgia e del premier dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu.

In occasione della commemorazione romana della morte di Valerio Verbano, extraparlamentare di sinistra ucciso nel 1980, è stato dato fuoco ad un manichino con le sembianze del Presidente del Consiglio e sono poi seguiti insulti e scritte tracimanti odio, indirizzati sempre alla numero uno di Palazzo Chigi. Il fatto è stato condannato dal Presidente Sergio Mattarella, e dietro alla marcia che ha attraversato il quartiere Montesacro c'erano gli stessi nuclei che scendono in strada a favore, così dicono, della Palestina.

Nelle ultime dimostrazioni pro-Palestina gli agenti delle Forze dell'Ordine, Carabinieri e Polizia di Stato, che normalmente presenziano agli eventi di stampo politico e in qualsiasi circostanza che preveda l'aggregazione di un certo numero di persone, hanno ricevuto sputi, insulti e spintoni provocatori, e si sono trovati a dover gestire delle folle che pretendevano di manifestare senza alcuna autorizzazione, come è avvenuto a Pisa. In generale, ci si riempie spesso la bocca di legalità e rispetto delle regole, quindi, in mancanza dei permessi necessari, non si dovrebbe nemmeno iniziare a sfilare per le strade oppure occupare parti del suolo pubblico, e questo deve valere per tutti naturalmente, da CasaPound ai centri sociali.

Se si scende in piazza per sfidare la legge e cercare l'incidente a tutti i costi, anziché esternare pacificamente idee e posizioni, è normale che si vada incontro ad esacerbazioni del confronto, anche con le Forze dell'Ordine. Le sinistre, tramite l'immancabile Nicola Fratoianni, leader di AVS, propongono una castroneria assoluta come le “scorte democratiche”, ovvero, si vorrebbe che i cortei pro-Palestina, e chiaramente di estrema sinistra, quindi, riteniamo, anche quelli nei quali finisce, a livello simbolico, al rogo, prevedessero la partecipazione di parlamentari e giornalisti autorevoli come scudo protettivo per i giovani manifestanti. Proteggere questi ragazzi da chi? Dalla Polizia e dai Carabinieri?

Se Fratoianni pensa che gli uomini in divisa siano una minaccia, magari più pericolosi di taluni facinorosi con la kefiah, lo dica con chiarezza. Se a Pisa qualche agente dovesse avere esagerato, sarà compito del ministero dell'Interno e delle preposte stabilire e sanzionare eventuali eccessi, ma che non vi sia, per favore, un processo sommario alle Forze dell'Ordine, composte da padri di famiglia, lavoratori e servitori dello Stato.

In conclusione, i civili palestinesi, residenti sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania, non sono certo tutti sodali di Hamas e il loro destino deve essere tenuto in considerazione, ma le principali insidie per il loro futuro sono rappresentate anzitutto dal terrorismo degli uomini di Yahya Sinwar e Ismail Haniyeh, (i capi di Hamas). E pure da quei gruppi che, in Italia e altrove in Occidente, dietro alle apparentemente innocue e generiche richieste di pace, impongono disordini e raduni non autorizzati nelle città, denigrano e offendono i lavoratori in uniforme, fomentano odio verso leader democratici come Meloni e Netanyahu, nascondono infine, malissimo, il pregiudizio antisemita.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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