Il centro-destra alla conquista del vecchio “feudo rosso”

Riflettori puntati sul voto regionale in Emilia Romagna

Dopo la vittoria in Liguria con il governatore Bucci, i riflettori della politica italiana sono proiettati sull’Emilia-Romagna. Questa regione è un feudo rosso considerato (a torto) inespugnabile, il suo sistema economico-sociale si regge sulla mitologia del “comunismo buono” che in realtà era cattivo e infatti nell’impresa venne sostituito da un ibrido capitalista, un dirigismo cinese in salsa emiliana.

Questo modello di amministrazione è in caduta libera da tempo, la prova l’abbiamo avuta nel campo dove più si dispiega la retorica post-comunista, l’ambientalismo, la manutenzione del suolo.

Sedici/diciassette mesi dopo l’alluvione del maggio 2023, siamo punto e a capo, i fiumi si gonfiano, rompono gli argini, i centri abitati vengono allagati. Oggi come ieri, il Pd tenta di scaricare le responsabilità sull’esecutivo.

L’operazione “piove, governo ladro” è il prodotto della macchina del fango della sinistra e arriva non a caso a campagna elettorale aperta, in Emilia-Romagna si vota il 17-18 novembre.

La propaganda si scontra con la realtà, i democratici che rivendicano la loro indipendenza nella gestione e spesa dei fondi (al punto da farsi promotori della riforma dell’Autonomia, salvo poi disconoscerla senza arrossire), spariscono quando si tratta di spiegare come mai il loro decantato modello fa letteralmente acqua.

Il gioco politico con la lingua biforcuta non funziona, Palazzo Chigi finora ha messo a disposizione risorse per 1,6 miliardi di euro, sono stati rendicontati solo 250 milioni. A Bologna devono aver esagerato con il lambrusco, la gestione del territorio è carente da decenni e non è solo una questione di scartoffie, il burosauro è malato di partigianeria, con una dose letale di ecologismo insostenibile che si oppone alla realizzazione di opere necessarie. 

Il governo, come è già accaduto un anno e mezzo fa, sta facendo e farà tutto quello che è necessario, al comando c’è un servitore delle istituzioni, il generale Francesco Paolo Figliuolo. La mappa del rischio è arcinota, ma l’etica della responsabilità di chi amministra l’Emilia-Romagna regolarmente si inabissa. Intelligenti pauca.

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Giovanni Curzio
Giovanni Curzio
Giovanni Curzio, 20 anni, napoletano, studente alla facoltà giurisprudenza nella università degli studi Suor Orsolo Benincasa, da sempre appassionato di giornalismo sia di cronaca che sportivo. Collabora anche con agenzie di stampa ed emittenti radiofoniche e televisive dellla Campania.

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