Il Garante per l’Infanzia italiano abbandona l’Enoc. Il motivo? Anche a loro non è concesso dissentire

Ennesima vicenda che lascia davvero a bocca aperta ma che può dirci molto sullo stato della libertà di pensiero in Europa e sull’attrattività che l’ideologia gender detiene ancora sui tavoli istituzionali europei. 

L’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza italiana ha fatto sapere ieri con una nota di avere preso la decisione di abbandonare l’Enoc – European network of ombudspersons for children, cioè la rete europea dei garanti per l’infanzia. Ma quale è stata la ragione che ha mosso una decisione tanto drastica quanto improvvisa?

Terragni: “Non è stata registrata e pubblicata la mia dissenting opinion sul documento in tema di diritti di bambini e ragazzi Lgbtqia+”

A spiegarlo è stata Maria Terragni, titolare dell’Autorità Garante Italiana: “Con rammarico ho appreso che non sarebbe stata registrata e pubblicata la mia dissenting opinion riguardo al documento annuale approvato a maggioranza da Enoc sul tema dei <<diritti dei bambini e ragazzi Lgbtqia+>>, benché – a quanto risulta – nessuna norma statutaria del network lo vieti espressamente. La possibilità di pubblicare opinioni divergenti dal parere espresso dalla maggioranza è comunemente adottata in ogni contesto associativo, perfino dalla giustizia nei casi di common law (come Usa e Regno Unito) e da corti internazionali come la Corte Internazionale di giustizia, e proprio allo scopo di garantire un controllo democratico, pubblico e trasparente”.

Continua ancor più marcatamente Terragni: “A prescindere dalle molte ragioni, sempre e inequivocabilmente a tutela dei bambini e delle bambine, che hanno motivato il mio voto contrario allo statement, testo che per la sua impostazione ideologica mi è parso sostanzialmente inemendabile, la mia decisione di lasciare Enoc va ricondotta unicamente al rifiuto di pubblicare una mia breve postilla al documento nella quale avrei potuto argomentare sul mio dissenso. In mancanza di garanzie da parte di Enoc a tutela di questa inalienabile libertà e non condividendo questa impostazione, non posso che lasciare il network, garantendo tuttavia, laddove possibile e necessaria, la massima collaborazione”.

Una questione di libertà di pensiero ma anche di trasparenza

Il quadro sembra chiaro e tutto sommato siamo alle solite: chi non la pensa come la maggioranza e osa sollevare obiezioni si becca un bel cerotto sulla bocca e guai a lasciare traccia di questi fastidiosi dissidenti, specie su documenti scritti e ufficiali. 

Un atteggiamento, questo, non solo discriminante verso chi esprime un pensiero divergente, ma che rischia anche di essere altamente forviante per chi poi quel rapporto lo leggerà e difficilmente potrà mai sapere quali e quante critiche, perplessità o dinieghi abbia effettivamente sollevato. 

Insomma, se le teorie della comunità Lgbtqia+ e i suoi sostenitori sembrano ancora godere di ottima salute, lo è un po’ meno quella della libertà di pensiero. Ma si sa, per dar voce al dissenso c’è sempre tempo e, anche oggi, a quello ci penseremo domani. 

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Federica Giovannucci
Federica Giovannucci
Federica Giovannucci, romana, conservatrice identitaria, cristiana. Ho lavorato per molti anni nel Terzo Settore, nell'ambito della progettazione culturale. Lettrice compulsiva, sono appassionata di politica e storia delle religioni.

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