Il razzismo è a sinistra

Le sinistre postcomuniste, liberal, radical-chic, in Italia soprattutto, ma anche in altri angoli d’Occidente, si sono sempre riparate sotto ad una coltre di ipocrisia e falsità, anche se il gioco ha iniziato ad incepparsi negli ultimi anni. Quel mondo, affetto com’è da arroganza congenita, pretende di essere visto come l’unico onesto, il solo protettore dei diritti delle minoranze e delle donne, il portavoce per eccellenza dei migliori sentimenti possibili. La realtà è però un po’ diversa e ormai viene vista nelle sue vere dimensioni dagli elettori. Inoltre, viene svelata, tirata fuori dalla coperta farisea di conformismo dagli stessi esponenti di sinistra, siano essi politici, giornalisti o commentatori con tessera di partito, i quali a volte dimenticano di recitare il copione assegnato loro e, magari incappati in un momento di stizza, si mostrano per quel che sono davvero. Le sinistre varie, colorate o meno di rosso vivo, sono di fatto settarie, snob, intolleranti verso il pensiero non conforme ai loro standard, classiste, e tutto ciò emerge chiaramente quando qualcuno di quell’ambiente perde il controllo. Stefano Bonaccini ha mostrato pochi giorni fa il vero volto della sinistra che discende dal Partito Comunista Italiano, affermando che gli elettori di destra siano gente che studia poco, degli zoticoni ignoranti insomma, e rispolverando il pregiudizio e finanche il disprezzo per chi si tiene alla larga dalle varie sinistre. Ai tempi di Silvio Berlusconi, gli elettori del centrodestra guidato dal Cav venivano descritti dai radical-chic con la puzza sotto il naso come ingenui o rincretiniti dalle televisioni del Biscione, oppure, ancora peggio, alla pari di evasori alla ricerca di un regime di impunità e illegalità. Non ignoriamo che avere una Partita IVA ed essere anche solo piccoli imprenditori equivalga a sinistra ad essere ricchi, sfruttatori, componenti della società da mungere e punire. Oltre a Bonaccini, ha reso bene l’idea di cosa sia la sinistra oggi, in Italia ed altrove, la giornalista Rula Jebreal, di origini palestinesi, ma con doppia cittadinanza israeliana e italiana. Rula Jebreal è da sempre una soldatessa del cosiddetto progressismo globale che accusa tutti di razzismo, impartisce le solite banalità di sinistra, spacciate per verità ovviamente, su televisioni e giornali, difende la sua Palestina come si fa a sinistra, ossia, senza denunciarne le degenerazioni terroristiche, pur mantenendo con furbizia la cittadinanza dello Stato ebraico e quella italiana, fa la morale ai governi conservatori come quello di Giorgia Meloni, e, figurarsi, adesso è ben inserita nella propaganda orrenda sul presunto genocidio di Gaza. Jebreal appartiene in toto all’esercito mondiale dei pretesi anti-sionisti che sono in realtà antisemiti, ma scopriamo ora che la signora, oltre agli ebrei in quanto tali, digerisce male anche i neri e gli afroamericani. Durante una puntata del podcast progressista americano The Left Hook, condotto da Wajahat Ali, Rula Jebreal ha definito il leader democratico presso la Camera dei Rappresentanti USA Hakeem Jeffries nientemeno che come una “AIPAC monkey”, cioè, una scimmia dell’AIPAC. Questa è la sigla di una delle più influenti organizzazioni filo-israeliane della politica americana, American Israel Public Affairs Committee. Si dà il caso che Jeffries sia afroamericano e dare della scimmia ad una persona di colore è roba orribile da Ku Klux Klan, ma visto che il leader dem ha la “grave” colpa di sostenere Israele e la signora Jebreal è impegnata nel descrivere lo Stato ebraico come il male assoluto di questo tempo, diventa opportuno alzare i toni al massimo volume e pazienza se cade il velo di menzogne circa la vera identità della sinistra e dei radical-chic del pianeta, che è di fatto razzista e intollerante verso il pensiero altrui. Il Congressional Black Caucus, che riunisce i componenti afroamericani del Congresso USA, ha accusato in modo deciso, e comprensibile, la giornalista di razzismo vero e proprio. Alla fine, Rula Jebreal, essendosi forse resa conto di averla fatta un po’ troppo fuori dal vaso, ha presentato le proprie scuse per quell’affermazione inopportuna e inaccettabile,  e si è giustificata dicendo di essersi riferita in realtà alle famose tre scimmiette, quelle del non vedo, non sento e non parlo, per denunciare la complicità di Hakeem Jeffries con l’AIPAC, ma intanto è venuta fuori la natura autentica del mondo a cui appartiene la sedicente anti-razzista Rula Jebreal.

Resta aggiornato

Invalid email address
Promettiamo di non inviarvi spam. È possibile annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.
Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche

Articoli correlati