In Sassonia il voto che l’establishment di sinistra non vuole capire

È un meccanismo trito e ritrito che conosciamo bene, anche qui in Italia. Step 1: la politica che governa si allontana dai cittadini i quali rispondono in massa per protestare contro chi non fa i loro interessi tramite democratiche elezioni. Step 2: i risultati di quelle elezioni vengono sottovalutate, viene demonizzato il partito di destra e il suo elettorato viene raccontato semplicemente come ignorante, con immancabili sfumature di fascismo. Step 3: si cerca di neutralizzare il risultato, costruendo alleanze tra partiti che alle elezioni hanno perso consensi pur di impedire alla destra di governare. Questa volta però in Sassonia sarà molto complesso. Il risultato di AfD è senz’altro storico, avendo ottenuto quasi il 44% dei voti. In pratica, quasi un elettore su due ha scelto di votare a destra e di dare il benservito all’establishment, alla sinistra e ai più centristi della CDU.

L’AfD dunque ha ottenuto 39 seggi su 83, arrivando a soli tre seggi dalla maggioranza assoluta. È un risultato storico, soprattutto se confrontato con il 20,8% del 2021, quando il partito era arrivato secondo. Il dato opposto è quello della CDU, che invece in appena cinque anni è precipitata dal 37,1% al 17,2%, perdendo oltre metà del proprio consenso. Segnale importantissimo anche quello relativo all’affluenza, con un cambiamento a dir poco radicale con il recente passato: si è passati dal 60,3% del 2021 a circa il 78% del 2026, segno di una forte mobilitazione dell’elettorato. Una rinnovata, rinata volontà di far sentire il proprio peso, la propria voce contro interi sistemi che hanno vessato i cittadini tedeschi. Ora il nodo più politico: l’AfD è nettamente il primo partito, ma non dispone da sola dei numeri per governare. Mancano 3 seggi per la maggioranza assoluta in Aula. E così il BSW, entrato per la prima volta nel Landtag con il suo 5,3%, potrebbe diventare decisivo.

In ogni caso, quella della Germania è una lezione: se ignori i cittadini, i cittadini ignoreranno te. Perché c’è una parte sempre crescente della società che utilizza il voto per manifestare un dissenso profondo verso le politiche dell’establishment. Dall’immigrazione alla sicurezza, in un Paese che soffre gli ingressi irregolari, un certo buonismo e l’odio islamico che si ripercuote nei numerosi attentati o negli interi quartieri in mano ai clandestini; e poi la transizione energetica, costata miliardi alla Germania, un Paese storicamente leader nella produzione di automobili, affossata nel suo comparto migliore per via delle politiche green. E così i costi aumentano, le condizioni di vita diventano più difficili e i cittadini si stancano delle mezze misure. E poi scendono in massa e vanno a votare per esprimere il loro dissenso. Va a votare anche chi era astensionista, chi era scettico della politica ma, ricredendosi, ha visto un’alternativa.

Si parla così di pericolo democratico. Si parla di ombra nera. Ignorando non solo che quando il popolo – che è sovrano – decide, bisognerebbe semplicemente prenderne atto. Vengono ignorate anche e soprattutto cause e responsabilità di una vittoria così schiacciante della destra in Germania. Quelli che accusano ben il 44% della popolazione sassone di fascismo e nazismo (cosa francamente alquanto inverosimile), non hanno ancora compreso che se l’elettore si sposta a destra, forse vuol dire che a sinistra non c’è una vera alternativa. E che forse è la destra, in questa fase storica – che sia in Germania, in Italia, in Francia, in Spagna – a riuscire a dare delle risposte vere ai cittadini.

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