Incentivi sui giovani, nuove aliquote e tredicesime detassate: il (possibile) contenuto del Bilancio 2027

Incentivi per chi assume giovani, aliquota al 33% per i redditi fino a 60mila euro, tredicesime detassate. Sono queste le misure che saranno contenute, con ogni probabilità, nella prossima legge di Bilancio. La quinta del Governo Meloni. Un pacchetto fiscale che, come già accaduto nel recente passato, punta soprattutto su giovani, lavoratori e ceto medio per aiutare così il mondo del lavoro e produttivo, partendo da una costatazione semplice: lo Stato non può considerare i cittadini soltanto soggetti da vessare. E non può considerare “ricco” chi invece ha un reddito di 50mila o 60mila euro annui. 

Tra le novità allo studio c’è innanzitutto una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio riservati ai giovani under 35. Un’idea, avanzata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e poi confermata dal viceministro Maurizio Leo, che vedrebbe l’applicazione di una flat tax del 5% sulla parte aggiuntiva della retribuzione. Il tutto, però, con la collaborazione delle imprese: saranno infatti i datori di lavoro a dover riconoscere l’aumento del salario e, sulla quota aggiuntiva, si applicherebbe la tassazione agevolata. Insomma, si tratterebbe di un incentivo fiscale che avrebbe come fine ultimo la crescita della retribuzione dei giovani. L’altra grande novità riguarda poi il ceto medio, con la possibile estensione dell’aliquota Irpef del 33%, oggi applicata allo scaglione tra 28mila e 50mila euro, fino a 60mila euro. Un lavoro, del resto, perfettamente in linea con quanto fatto dal Governo fin dal suo insediamento: già nella prima legge di Bilancio, gli sgravi contributivi e il taglio del cuneo fiscale hanno riguardato i redditi più bassi, per allargarsi poi man mano al ceto medio. Secondo le stime riportate dal viceministro Leo, l’intervento interesserebbe direttamente circa un milione di contribuenti e avrebbe effetti anche su una platea più ampia. Parliamo di un investimento di 3 miliardi di euro l’anno.

Poi, la questione della tredicesima: l’ipotesi è infatti quella di sostituire, almeno per una determinata fascia di reddito, la normale tassazione Irpef con un’imposta sostitutiva più bassa. Si pensa, ad esempio, a un’aliquota del 15% per i lavoratori con redditi fino a 15mila euro. Ma all’interno della maggioranza si ragiona anche su un intervento più ampio, con aliquota al 10% e una soglia di reddito più elevata. La misura avrebbe sicuramente un effetto immediato sulla busta paga di dicembre. Con l’imposta sostitutiva, il netto percepito aumenterebbe: le stime circolate finora indicano un beneficio che potrebbe arrivare a circa 500 euro, a seconda del reddito e della formula scelta. Si tratterebbe di una misura che allo Stato, invece, costerebbe circa 500 milioni di euro.

Questo, insomma, è il quadro per la prossima legge di Bilancio 2027 targata Giorgia Meloni. Certo, c’è un però: l’Italia è ancora sotto procedura di infrazione europea. E a pesare sui conti pubblici è stato, ancora una volta, il Superbonus: nel 2025 infatti il deficit si è fermato al 3,1% del Pil, appena sopra la soglia del 3% prevista dall’Unione europea. Uno sforamento di 0,1 punti di Pil di maggiori interessi riconducibili al debito generato dal Superbonus. Sembra poco, ma ha un effetto enorme: il rapporto deficit/Pil sarebbe sceso sotto il 3% e l’Italia avrebbe così potuto uscire prima dalla procedura di infrazione, disponendo di maggiore margine di manovra sulla spesa pubblica. Soldi pubblici bloccati dall’obbrobrio grillini, che continua a fare danni dopo anni dalla sua abolizione. Malgrado ciò, la legge di Bilancio del Governo Meloni si conferma comunque espansiva e capace di fare una cosa che piace agli italiani e che al contempo fa inorridire la sinistra: tagliare le tasse.

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